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La casa di carta, il 3 aprile la quarta serie: «E ora cantiamo Battiato e Tozzi» Incontro con i protagonisti

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Eva Carducci

SAN PAOLO Trincerati nella Zecca di Spagna con un colpo da portare a termine. Avevamo lasciato così i protagonisti della Casa di carta, banda criminale che cela l’identità dei singoli sotto le maschere di Dalì, preferendo nomi di città a quelli di battesimo. A guidarli il Professore, mente dietro le due rapine.
 

 

Dopo aver compiuto il colpo del secolo, la posta in gioco si alza, non basta più stampare banconote, si punta dritti alla riserva aurea di Spagna. La serie dei record targata Netflix (a luglio 34 milioni di utenti nella prima settimana online), che ha lanciato sul piccolo schermo attori sconosciuti fuori dai confini ispanici, torna con la quarta, adrenalinica, torna il 3 aprile. Siamo stati alla presentazione mondiale a San Paolo, in Brasile.

"La Casa di Carta 4, maschere e canzoni di Battiato: rieccoci"

LA FAMIGLIA
«La banda è una famiglia, e come tutte le famiglie in tempi di crisi, di costrizioni in uno spazio che può diventare soffocante, deve confrontarsi e riordinarsi. Insieme devono trovare un nuovo modo per affrontare le cose». Sembra parlare della nostra quotidianità Alba Flores, madrilena 33enne, che nella serie è Nairobi, la cui vita dopo una sparatoria è appesa a un filo. Sopravviverà? «Questa sarà una stagione durissima. Chi ha a cuore il mio personaggio soffrirà molto».
 

RESISTENZA
«La Casa di Carta ha successo in Italia, anche grazie a Bella ciao, un inno alla resistenza che diventa il grido di battaglia della banda», ci racconta Palermo, ovvero Rodrigo de la Serna, argentino di Belgrano, 43 anni. Gli fa eco Pedro Alonso, il Berlino di cui Palermo è innamorato: «Ricordo quando l’ho cantata sul set: il tecnico del suono si è messo a piangere, suo nonno era stato un partigiano. Per questo dico a tutti di cercare il significato di quelle parole». Il legame fra la serie e l’Italia delle canzoni sarà ancor più forte nella quarta stagione: «Avremo Ti amo di Umberto Tozzi e Centro di gravità permanente di Franco Battiato. Chissà il pubblico...», commenta, canticchiando Battiato, Rodrigo de la Serna.
 
MASCHERE
Chiusi in casa oggi si guarderà la serie con occhi diversi. Per esempio, le mascherine chirurgiche. Flores: «Non so se indossare una maschera sia l’unico modo per ottenere giustizia, ma è una forma di protezione, e una rinuncia all’individualità, per sentirsi parte di un collettivo che lotta per sovvertire il sistema». 

MATRIARCATO
Nairobi è anche un simbolo del matriarcato, in una serie che «non è solo femminista», come commenta la Flores. Esther Acebo, l’ex segretaria della Zecca che si unisce alla banda, diventando Stoccolma, e che partecipa al colpo, nonostante sia madre: «Mi fa arrabbiare che le venga contestato questo diritto. A un padre non viene mai chiesto il motivo per cui va a lavorare, mentre a una madre capita, anche troppo spesso. La lotta per la sopravvivenza, così come quella contro i pregiudizi, sarà ancora più feroce in questa stagione».

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