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La Casa di Carta, terza stagione dal 19 luglio su Netflix tra new entry e donne forti

Mercoledì 17 Luglio 2019
La Casa di Carta, a Milano maschere in piazza Affari per il lancio della terza serie

Dopo il colpo alla Zecca Reale di Spagna si stavano godendo il bottino, ciascuno nel suo paradiso tropicale, poi un imprevisto nel piano li costringe a riunire la banda e i giochi ricominciano. La terza parte de La Casa di Carta, la serie di successo diretta da Alex Pina, debutta su Netflix il 19 luglio, in 190 paesi, con novità nel cast e una nuova missione per i ladri con la maschera di Dalì. «I personaggi della serie - ha detto Luka Peros, una delle novità della stagione, che sul piccolo schermo interpreterà il personaggio di Marsiglia - piacciono forse perché la gente ci si identifica, stanca dei politici che fanno solo promesse e delle banche».

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Una serie, la terza, dove il gruppo si riunirà non più per i soldi, o almeno non solo per quelli, ma anche per un altro motivo più personale e legato alle sorti di un membro della banda. «Quando siamo stati al primo festival per presentare la serie - ha detto Ursula Corberò, meglio conosciuta come Tokyo - ci siamo detti di tenere un profilo basso, perché non immaginavamo che La casa di Carta potesse avere il successo che poi ha avuto. Anzi, a dire il vero qualcuno era più sicuro degli altri e diceva che se magari la Spagna non era pronta, il resto del mondo lo era». Con il senno di poi, quel 'qualcunò ha avuto ragione, anche perché i dati ufficiali parlano delle prime due stagioni della serie come delle più viste tra quelle in lingua non inglese.

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Se Tokyo e Nairobi (Alba Flores) avevano già prestato il ruolo di donne forti nelle prime due serie, nella terza ci saranno altre novità sul lato femminile del cast, a cominciare dal personaggio di Monica, ex segretaria della Zecca spagnola e che già nel finale della seconda serie aveva deciso di passare dalla parte della banda, in un ribaltamento di ruoli dove sul piccolo schermo i buoni diventano i cattivi e viceversa. «Non so se questa è una serie femminista - ha detto Tokyo-Ursula - ma i personaggi femminili sono molto potenti perché tutti hanno una storia e una vita. Quando ho visto i primi copioni della prima serie, sono rimasta colpita dal tipo di ruolo delle donne, che spesso non si vede nelle fiction. Se all'inizio delle puntate c'è un patriarcato, dura comunque poco». Il salto della barricata è anche quello che ha fatto l'ormai ex ispettrice di polizia, Raquel Murillo (Itziar Ituno), che al termine del capitolo precedente aveva deciso di fare le valigie e raggiungere il Professore nel suo esilio dorato. Nel frattempo, con il successo della serie, l'ormai celebre maschera di Dalì indossata dal gruppo di ladri è diventata un simbolo anche nella realtà, indossata qua e là nel mondo durante manifestazioni di piazza e occasioni varie.

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«Adesso che nella serie sono di fatto nella banda - ha spiegato Monica-Esther Acebo - posso dire che secondo me la gente ha preso in simpatia i personaggi, nonostante siano ladri, perché nessuno di loro è pensato come una caricatura, quanto piuttosto come personaggi con un'anima e un cuore da scoprire». «Le persone si identificano - ha commentato Marsiglia-Peros - perché siamo in un momento in cui nel mondo l'uno per cento è ricco e gli altri no. Le persone vogliono vedere personaggi Robin Hood che prendono ai ricchi e danno ai poveri. Le note di 'Bella ciaò (inserite nella colonna sonora) che hanno un'origine antifascista, hanno un senso non solo in Italia ma in tutto il mondo, per una forma di ribellione e resistenza».

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