Migranti, chi sono e a quali categorie appartengono

Migranti, chi sono e a quali categorie appartengono

Il termine migranti è in realtà generico e da solo non è esplicativo del fenomeno delle migrazioni, tema da anni ormai nell'agenda politica italiana e uno dei campi di battaglia su cui si fronteggiano maggiormente le principali fazioni politiche. 

All'interno della macrocategoria dei migranti bisogna fare alcune distinzioni. Esistono innanzitutto i migranti nazionali e transnazionali. I primi sono quelli che migrano rimanendo nel territorio di cittadinanza, i secondi quelli che superano un confine geografico tra Stati diversi.

Altra grande distinzione fa riferimento alla condizione di regolarità o meno del migrante. Regolare è chi entra nel territorio di un Paese rispettando le leggi in materia di immigrazione in vigore al momento del suo arrivo. Sono invece irregolari quelli che entrano nello Stato senza aver superato i controlli previsti alla frontiera o in mancanza di un documento d'identità oppure di un permesso o di un visto di soggiorno valido. In Italia, dall'agosto 2009, è in vigore il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, previsto dall'art. 10 bis del TU sull'immigrazione, per il quale è previsto il pagamento di un ammenda compresa tra i 5 e i 10mila euro. È questa l'ipotesi a cui si fa riferimento quando si parla del reato di clandestinità, per cui è anche prevista la misura dell'espulsione dal territorio dello straniero e che fa riferimento al migrante irregolare che, dopo essere entrato, rimane per più tempo senza permesso.

Altre categorie fanno invece riferimento ai motivi che hanno spinto i migranti a lasciare il proprio Paese d'origine. Si parla di rifugiati, profughi e migranti economici. I rifugiati sono quelli che, sulla base dell'art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, si trovano fuori dallo Stato di cittadinanza e non possono o non vogliono tornarvi per il fondato timore di essere perseguitati per motivi di razza, religione e appartenenza a gruppi sociali o politici. A loro può essere accordato lo status di rifugiato, che rappresenta la forma di protezione internazionale più ampia possibile e dà la possibilità di poter risiedere nello Stato scelto se questo è parte della Convenzione di Ginevra. Non possono essere espulsi o rimandati nel loro Paese di provenienza se questo non rispetta i diritti fondamentali riconosciuti dalla comunità internazionale. L'assegnazione dei richiedenti asilo negli Stati membri dell'Unione Europea è disciplinata dal Regolamento di Dublino, che, nella versione in vigore, stabilisce l'obbligo di presentare richiesta di asilo nel paese di prima accoglienza, penalizzando così gli Stati esposti alle rotte del Mediterraneo, in primis Italia, Spagna, Malta e Grecia.

Dai rifugiati si distinguono i profughi, persone scappate per ragioni di sopravvivenza, solitamente a causa di guerre o conflitti, ma che non rientrano nella definizione di rifugiato della Convenzione di Ginevra. Non sono però privi di tutela, in quanto in Italia esiste l'istituto della protezione sussidiaria applicabile ai soggetti nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se tornassero nel Paese di origine, correrebbero il rischio effettivo di subire un grave danno (una condanna a morte, pratiche di tortura).

Nessuna protezione specifica è invece prevista per i migranti economici, ossia coloro che lasciano la loro terra d'origine in cerca di una più stabile situazione economica. Proprio puntando sull'assunto per cui molti tra i migranti che cercano di entrare in Italia sarebbero solamente economici si è costruita la politica anti sbarchi da parte di alcune forze politiche. 

Le più grandi emergenze migratorie, in termini di arrivi, attraversate dall'Italia contemporanea sono quella dell'esodo albanese affrontato dal governo Prodi I (1996-1998) e quelle scaturite dall'inizio delle primavere arabe a partire dal 2011, poi intensificatesi con lo scoppio della guerra civile in Libia dal 2014. I dati sugli arrivi dei migranti via mare sono consultabili sul sito www.interno.gov.it. 

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