Pyeongchang, dal Ghana a Bermuda: l'altra faccia della medaglia

Pyeongchang, dal Ghana a Bermuda: l'altra faccia della medaglia
di Redazione Sport
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Mercoledì 7 Febbraio 2018, 13:37

Dallo slittinista ghanese alla fondista togolese c'è davvero tutto il mondo nella lista dei 2.919 atleti iscritti ai Giochi Olimpici di Pyeongchang, in Corea del Sud. Un'elenco che comprende molti atleti di seconda o terza fascia, spesso con il doppio passaporto, che scelgono squadre 'minorì per avere la certezza di un pass olimpico. E non manca qualche 'improvvisatò che mira ad un personale momento di gloria. Partendo dall'Africa, il Ghana sarà presente nello skeleton con il trentunenne Akwasi Friompong, già campione junior tedesco di atletica leggera, che ha cambiato disciplina dopo un infortunio e ci aveva pure provato con la nazionale olandese di bob. Per finanziare la spedizione in Corea ha passato gli ultimi due anni a vendere aspirapolvere porta a porta. «Rappresento il Ghana - racconta - che ho fatto entrare nella mappa nello sport invernale, sono solo grato di poter essere parte di un pò di storia per il mio paese. Questi giochi sono per me un modo di superare le barriere e mostrare che anche i neri e gli africani possono fare lo sport. Per prima cosa ho bisogno di imparare come scivolare meglio, diventando un atleta migliore un passo alla volta». Nello sci alpino saranno presenti i colori del Marocco, Kenya, del Sudafrica, dell'Eritrea e di Togo: quest'ultima nazione schiera Alessia Dipol, nata a Pieve di Cadore, già affiliata per alcuni anno alla Federazione sciistica indiana e poi naturalizzata togolese (di cui è stata portabandiera a Sochi 2014).

La Nigeria, invece, mette in campo tre donne, due nel bob e una nello skeleton. Dal Sudamerica è arrivata una nutrita truppa di atleti brasiliani (10) e argentini (6), per cui correranno anche i fratelli Nicol e Sebastiano Gastaldi, nati a Piove di Sacco (Padova), entrambi al via delle prove tecniche dello sci alpino. Completano la lista Porto Rico (uno sciatore statunitense naturalizzato), la Giamaica (nel bob a 2 femminile e nello skeleton), la Colombia (sci e pattinaggio) e l'Ecuador (nel fondo). Proprio da questo proviene Rodriguez Junbluth, 38 anni, che gareggia nello sci nordico dopo essere stato un sollevatore di pesi. Nel suo paese è diventato quasi una star, è il primo ecuadoregno a partecipare ad un'edizione invernale dei Giochi olimpici: «Mi chiamano lo 'Sciatore dell'asfaltò - racconta - perchè mi allenavo sulle strade con un paio di skiroll portati dalla Norvegia.

Era la prima volta che la gente vedeva qualcosa di simile. Non capivano bene cosa facevo, erano stupiti». Per poter essere presente a Pyeongchang ha persino dovuto convincere il Comitato Olimpico dell'Ecuador a fondare una federazione degli sport invernali. Dal continente americano arriva anche il rappresentante di Bermuda, al cancelletto di partenza nel fondo. L'Asia, infine, propone un melting pot di atleti, dal Pakistan (sci alpino e fondo) alle Filippine (sci alpino e pattinaggio). Spiccano nell'elenco i fondisti della Mongolia, gli sciatori del Libano e dell'Iran, i pattinatori della Malaysia, lo slalomista di Timor est e la slalomista di Hong Kong, il saltatore dell'India, la nutrita delegazione di Israele. La Thailandia punta sui fratelli fondisti, Mark e Karen Chanloung, nati e cresciuti in Valle d'Aosta, Tonga scommette sul trentaquattrenne Pita Tautatofua, già in gara nel Taekwondo a Rio 2016 e oggi impegnato nello sci di fondo. «Per me è una scommessa - ha detto - che ho fatto all'inizio del 2017, ho scelto lo sport più difficile per questa nuova sfida». Che accomuna tutti, vincitori e vinti.

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