«Tassisti, stop ai bermuda», picco di multe per il decoro

«Tassisti, stop ai bermuda», picco di multe per il decoro
di Valeria Arnaldi
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Giovedì 9 Agosto 2018, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 19:00

 «Canottiere, pantaloni corti, ciabatte o tute da ginnastica» sono vietate. L’abbigliamento deve essere «decoroso e comunque confacente al pubblico servizio prestato». Il regolamento regionale sul trasporto taxi, in Lombardia, è chiaro: non conosce mode e non fa sconti per le alte temperature. Sono già più di venti, però, i verbali che la polizia locale a Milano ha staccato contro tassisti al lavoro con i pantaloni corti. La sanzione è di 110 euro, e, in caso di violazione reiterata della norma, si rischia la sospensione temporanea della licenza. 

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La questione non è limitata alla città della moda. Il regolamento comunale per la disciplina degli autoservizi pubblici non di linea, a Roma, impone un vestiario consono, definendolo in modo dettagliato: «scarpe chiuse, camicia abbottonata, tshirt e polo e pantaloni lunghi fino alla caviglia». E anche qui, via alle sanzioni. Pochi giorni fa a un tassista in bermuda è stata comminata una multa di 85 euro. Tassisti in shorts sanzionati pure a Genova e Venezia. Molti rivendicano più libertà negli abiti, ma varie società di taxi stabiliscono un preciso dress code. La cooperativa Radiotaxi 3570, con 3700 auto nella Capitale, nel regolamento interno sollecita a evitare «durante il periodo estivo, qualsiasi tipo di pantaloni corti, t-shirt e scarpe aperte e, sempre, tute da ginnastica e felpe con cappuccio indossato» Ammesse solo le polo. Il network AppTaxi pubblica “Il galateo dei tassisti”: «Ma come ti vesti?! Anche alla guida è importante indossare un abbigliamento decoroso: sì allo sportivo, ma evita indumenti troppo casual come pantaloncini corti in estate, o troppo “trasandato” come magliette sgualcite o rovinate, sei pur sempre sul tuo posto di lavoro!». 

ISTITUZIONI
Insomma, il problema c’è, si vede e non riguarda solo i tassisti. Circa un anno fa, l’8 agosto, il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, in bermuda, è stato allontanato dal Club Nautico Versilia, per il vestiario non rispondente al dress code. Nessun richiamo ma tante polemiche a Roma, lo scorso 26 luglio, per l’outfit dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti che, all’incontro con il rappresentante speciale di Londra presso l’Ue Jeremy Browne, indossava una t-shirt dei Metallica. Il regolamento non indica cosa è vietato indossare. 

Lo fa in altre realtà istituzionali. In Senato, è stabilito anche il vestiario per le cerimonie funebri. Ai dipendenti pubblici, in generale, è richiesto abbigliamento «sobrio e consono». Così al Ministero della Difesa. Per indicazioni su cosa si intende per “consono” si può guardare alle norme del Circolo Ufficiali dell’Aeronautica pubblicato sul sito del Ministero: «Non sono consentite T-shirt e canottiere. I pantaloni devono avere una foggia sobria». Ancora, «Non sono consentiti pantaloni in tessuto jeans, pantaloni corti di qualunque tipo e lunghezza e tute da ginnastica. Non è consentito l’uso di sandali o calzature simili, nonché scarpe senza calzini, scarpe ginniche o similari». 
Norme rigorose per la polizia municipale a Venezia, con note sull’intimo femminile, che «deve essere di tipo e colore tale da non risultare visibile attraverso ogni capo di vestiario». Appelli anche in tribunale. A metà luglio, ad Arezzo è stato «vietato l’accesso alle aule con abiti non idonei tipo bermuda, ciabatte». 
 

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