«Gold for Great Britain? No it's Italy». Dopo Europei e Tokyo tramonta così Perfida Albione

«Gold for Great Britain? No it's Italy». Dopo Europei e Tokyo tramonta così Perfida Albione
di Alvaro Moretti
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Venerdì 6 Agosto 2021, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 7 Agosto, 10:05

Una narrazione ormai antica per trasmettere - indurre - un odio artefatto negli italiani per gli inglesi propose alla storia la definizione di Perfida Albione. C’era una guerra da sponsorizzare e la retorica abbondava per abbindolare. Fatto sta che nel mito di una perfidia britannica siamo cresciuti e vissuti, senza un vero perché. Ebbene fino a questa estate. Perché oggi di perfidia italiana, nei confronti degli inglesi, dobbiamo parlare. Di mezzo, stavolta e per fortuna c’è lo sport, più sport (termine globale eppure inglese). Che poi - spesso - è il serissimo gioco che gli umani da un paio di secoli per merito degli inglesi utilizzano per evitarle, le guerre. Che sia Inghilterra come nel calcio o Regno Unito e/o Gran Bretagna (ovvero i popoli uniti dal Comitato Olimpico sotto la Union Jack) poco conta, perfidi siamo stati, infinitamente, con i sudditi di Sua Maestra la Regina Elisabetta.

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A casa loro, a Wembley, abbiamo negato - addirittura ai rigori - che “tornasse a casa (sottointeso “il calcio lo abbiamo inventato noi”) una qualsivoglia Coppa, 55 anni dopo un trionfo farlocco come quello del Mondiale del 1966. Donnarumma inconsapevole precipita l’Inghilterra in quel caso nel dramma sportivo e sociologico. La parata estrema fa vincere l’outsider italiano, che è divenuto per l’occasione torrione della Ue e simbolo post-Brexit dei tanti (moltissimi italiani) divenuti extracomunitari a Londra. Ci si vendicava a Wembley di una spocchia da annuncio, dei vaccini AstraZeneca negati o fatti strapagare - sebbene infialati dalle parti di Roma.


Per settimane gli amatissimi (e spesso molto costosi) ristoranti italiani a Londra e Manchester hanno subìto disdette… E in effetti doveva sembrare proprio una disdetta quel ko ai rigori con l’Italia di Mancini.

Oro staffetta 4x100, Jacobs: «L'Italia ci ha spinto» Tortu: «Quando ho visto Italia non ho capito più»

 

Non basta quel rigore parato, però, per meritarsi l’aggettivo collegato alla perfidia. E allora l’ombra della maledizione si è allungata fino all’Estremo Oriente. Nei giochi olimpici il confronto diretto è più sfuggente, la competizione globale. Eppure… Eppure anche quando c’è l’amicizia personale di mezzo, inglesi spietatamente ko (Tita e Gimson si allenano insieme a Ragusa). Poi ci si è messa, infine, l’atletica e il veleno quello vero è venuto fuori: Jacobs che vince i 100 metri non batte l’inglese squalificato in finale - tecnicamente - ma scatena per primo di tutti il sospettoso Times. Non si capacita di come questo italiano del Texas possa aver scalato la pertica dei 9.80 così rapidamente. E allora la vendetta a sospetti troppo facili e un tanto al chilo arriva in questo venerdì pazzesco dell’atletica italiana. La perfida Italia stavolta ha la faccia da bambino di Tortu: giovane che sembrava perso e che invece ha piazzato una quarta frazione della 4x100 che non digerirà mai il popolo d’Albione (stavolta ci sono dentro anche scozzesi, gallesi e irlandesi del nord che nel calcio tifavano Italia a Wembley). Il sorpasso da un centesimo di Pippo Tortu, dopo la frazione monumentale di Jacobs, vale il rigore parato da Donnarumma a Saka. La sorpresa che porta alle lacrime, dolci per noi e amarissime per chi - fuori gli USA - se la sentiva calda. It’s coming Rome pure questa medaglia d’oro e Brexit dal gradino più alto del podio ancora una volta.


Churchill diceva -parlando di sport e guerra - che “gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e le guerre come fossero partite di calcio”. Sperando di non dover combattere più guerre, di certo ora anche Winston dovrebbe rivedere qualcosa delle sue aforistiche certezze. Perfida, ormai, è l’Italia non Albione. 

«It's gonna be gold for Great Britain? No it's Italy». 

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