Mondiali, il caso Kosovo rifiutato da Spagna, Grecia e Georgia

Muriqi
di Antonello Valentini
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Martedì 8 Dicembre 2020, 22:06

«Noi non riconosciamo l’indipendenza del Kosovo e contro la Nazionale di quel Paese non andremo a giocare»: è il messaggio firmato da Spagna, Grecia e Georgia. Un caso diplomatico di non facile soluzione scuote l’Europa del calcio e avvelena il sorteggio di lunedì scorso per le qualificazioni ai prossimi Mondiali, Quatar 2022. Come in altre occasioni, sulla base di un regolamento che separa nei gironi eliminatori Paesi rivali sul piano politico, la Fifa si era preoccupata di evitare che finissero nello stesso gruppo la Serbia e il Kosovo, ancora oggi al centro di una mediazione dell’Unione Europea dopo il sanguinoso conflitto armato che tra il 1998 e il 1999 lacerò i rapporti tra le due popolazioni, fino ai bombardamenti decisi dalla Nato per imporre una tregua tra Belgrado e Pristina. Ma il sorteggio di Zurigo ha riservato una sorpresa clamorosa, destinata a riaprire il caso anche sui campi di calcio: la Nazionale del Kosovo, nella quale gioca anche il laziale Muriqi, è finita nel girone con Spagna, Grecia e Georgia, tre Paesi che non riconoscono l’indipendenza kosovara e minacciano di non scendere in campo nelle gare di qualificazione ai Mondiali. Nessuna obiezione, invece, da parte della Svezia, la quinta squadra inserita nel girone B. Nei quartier generali di Fifa e Uefa, a Zurigo e a Nyon, la beffa del sorteggio desta molta preoccupazione sul piano politico e diplomatico: quella del Kosovo è una delle 55 Federazioni riconosciute dalla Uefa, i suoi dirigenti partecipano di diritto a tutte le riunioni interne e la Nazionale è regolarmente iscritta alle competizioni continentali.
DIPLOMATICI AL LAVORO
È già in moto una complessa macchina diplomatica, nel tentativo di ammorbidire le posizioni di Spagna, Grecia e Georgia e non si esclude di organizzare nei prossimi giorni una riunione collegiale per provare a risolvere il caso, senza troppo clamore. Un analogo precedente sembra suggerire in ogni caso una via d’uscita: come già chiesto e ottenuto dall’Ucraina per le qualificazioni agli ultimi Mondiali, anche Spagna, Grecia e Georgia giocherebbero le partite contro il Kosovo in campo neutro e non a Pristina. E anche questa volta, come nel passato, potrebbe essere individuato lo stadio di Tirana, capitale dell’Albania, per motivi di ordine pubblico legati a eventuali proteste dei tifosi kosovari. In molte memorabili occasioni consegnate alla storia (dal ping pong al rugby, dal cricket al baseball), la diplomazia dello sport ha saputo fare miracoli e promuovere accordi e soluzioni politiche. Questa volta tocca al calcio.

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