Lazio e Atalanta, il trionfo del calcio formato famiglia

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Romolo Buffoni

Lazio e Atalanta sono le squadre rivelazione in Italia e in Europa. I biancocelesti sognano lo scudetto, i nerazzurri di approdare fra le migliori 8 squadre della Champions League. Inzaghi e Gasperini hanno messo su formazioni capaci di mettere in mostra un calcio spettacolare, ricco di gol e, nel caso dei biancocelesti, tenendo anche ben chiusa la propria porta. Due realtà che scaldano gli animi dei loro tifosi, ma anche degli appassionati un po' attempati che ci ritrovano dentro il calcio formato famiglia col suo fascino vintage che sembrava irrimediabilmente superato.
Fra holding internazionali, sceicchi e flussi di denaro provenienti da ogni Continente, ci hanno fatto credere che per poter giocare a pallone a certi livelli e poterlo fare addirittura con allegati sogni di gloria, non si può fare a meno di plusvalenze, contratti a top player con ingaggi a otto cifre e rose sterminate. Lazio e Atalanta hanno smascherato la fake news pallonara e i loro protagonisti lo ripetono a ogni occasione. «La compattezza del gruppo salta subito all'occhio degli spettatori. Siamo stati in grado di costruire una vera famiglia, ci vogliamo bene. Stiamo vivendo una bellissima atmosfera», parola di Ciro Immobile capocannoniere della serie A con 26 gol che oggi festeggia i suoi 30 anni al Palazzo Brancaccio con un party in stile "Grande Gatsby". Gli invitati? Ma tutta la Lazio, naturalmente, e non per onor di firma: «Questa sera festeggeremo tutti insieme. La nostra è una famiglia ed è giusto far partecipare tutti. Siamo uniti durante tutto l'anno ed è giusto condividere anche queste occasioni». E chissenefrega se altrove, anche fra i vicini di casa della Roma, ci sono giocatori che rendendo molto meno guadagnano molto di più. Inutile stuzzicare l'ingordigia. Vale la pena mettere a cuccia la verve dei procuratori. Perché conta la qualità della vita, che non c'è dubbio sia già discretamente bella per un ragazzo riuscito ad approdare in serie A. Poi ci sono i fenomeni, Cristiano Ronaldo e Messi, che fanno partita a sé. Anzi, la Pulce ha scoperto che il Barcellona probabilmente non era la famiglia premurosa che credeva e che, forse, ne screditava la reputazione con una campagna via social condotta da un'agenzia specializzata e pagata profumatamente. E chi si è fatto sedurre dalle sirene cinesi se n'è pentito perché la Lotteria della vita l'aveva già vinta e, per far esplodere il conto in banca, ha buttato via i sogni da bambino. 
«All'Atalanta mi sento molto bene anche al di là del lavoro, cosa che nelle mie esperienze precedenti magari non succedeva. Ho scritto che è una grande famiglia: non ho mai visto un ambiente del genere, né in campo, né fuori, tifosi compresi». Parole e musica di Josip Ilicic un talento che a Bergamo ha trovato la dimensione per esprimersi a livelli che, indossando maglie più nobili, probabilmente non avrebbe mai toccato. Ancora non ci credete? Allora sentite Gosens: «L'Atalanta rappresenta una vera famiglia. Per scrivere la storia è importante» o Riso, agente Caldara: «Mattia? Aveva la necessità di tornare in famiglia, dove lo conoscono bene per le sue caratteristiche tecniche ma soprattutto umane. Il ritorno al Milan? Per adesso dobbiamo parlare di Atalanta, è ancora troppo presto per parlare di altre situazioni. Lui ha in testa solo l'Atalanta».
Magari Lazio e Atalanta sono solo flashback destinati ad accecare, ma a spegnersi. Però, se il Manchester City non dimostrerà la sua innocenza e resterà la squalifica di due anni dalle Coppe per violazioni al Fair Play Finanziario, i petrodollari avranno generato il più clamoroso e doloroso degli autogol. Di quelli che nelle famiglie per bene non possono mai succedere.

Ultimo aggiornamento: 21:02
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Zero pubblico, il Bioparco pensa ai fondi

di Marco Pasqua