Riavvolto il nastro della Storia, intorno agli azzurri è tornato l'entusiasmo

Sabato 12 Ottobre 2019 di Alessandro Angeloni
A fine partita, all’Olimpico passa Rewind, il successo di Vasco Rossi. Ecco, rewind: riavvolgiamo il nastro. Sembra passata una vita da quella triste notte di Milano di due anni fa, sembrava la fine di un mondo. Era l’azzurro decadente, sbiadito e triste della Nazionale di Ventura, quell’esperimento coraggioso ma fallimentare della Figc targata Tavecchio. L’Italia che non andò al Mondiale, una roba accaduta solo nella preistoria. Quella notte di San Siro, l’immagine forte di De Rossi che discute in panchina, che non entra perché vuole che dentro vada Insigne, «perché c’era da vincere» contro la Svezia, che non era il Brasile, ma per noi è stata un incubo enorme. Insigne era il pomo della discordia, De Rossi se ne stava in panca, la confusione regnava sovrana, c’erano i senatori cattivi e i giovani acerbi. La gente era lontana. Oggi guardi l’Olimpico e si è risvegliato l’entusiasmo, è tornata la voglia di azzurro come negli anni 80 e 90. Ops, stavolta l’azzurro s’è trasformato in verde. Ma l’Italia non è più verde nell’anima, questo conta, Si è riaccesa con Roberto Mancini, che ha riportato un’idea di calcio riconoscibile. Autentica. Il ct ha fatto da allenatore quello che non è riuscito a fare da calciatore, le soddisfazioni sono arrivate in ritardo. Troppa era la concorrenza l’epoca per un genio agitato come lui: Baggio, Giannini tanto per dirne qualcuna. Era il ribelle contro gli allenatori e oggi è allenatore modello senza ribelli. E bello. Bello che dà all’Italia un’immagine bella, internazionale. Crede nei giovani, dà fiducia a semi sconosciuti. E poi, non guasta: porta a casa risultati. Sette vittorie di fila in qualificazione. Ed arriva Euro 2020 con tre giornate di anticipo. Come te nessuno mai. Chissà se un giorno, questo, lo diremo dell’Italia che dovrà giocare con Mancio l’Europeo e il Mondiale. Le premesse sono buone, poi servirà tanto altro, come sempre. Ma ripensando a quel novembre di San siro, due anni fa, oggi si torna a sorridere. Davvero. 


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