E' la notte dell'Hellas, 3-0 al Cittadella e serie A. Zaccagni, Di Carmine con l'uomo in più e Laribi con due in più

Domenica 2 Giugno 2019 di ​Vanni Zagnoli
Viene mal di testa allo stadio Bentegodi, il tifo Hellas è impressionante, fuori ricordano quando la squadra rischiò la serie C2, una dozzina di anni fa. Pazzesco. Al Wanda metropolitano non c’era così tanto frastuono. Pazzesco. Pazzesco.

Sul campo, è Hellas, niente Citta, niente favola del Cittadella, in 10 per mezz’ora e dunque incapace di difendere il golletto di margine dopo l’1-0 di metà primo tempo di Zaccagni, uno dei più bravi del Verona, arrembante in tutta la stagione.

Era il derby di nordest, Benevento e Pescara si sono perse a sorpresa, Alfredo Aglietti è stato capace di centrare l’impresa, favorito da quel frastuono incredibile, da tappi nelle orecchie. Pazzesco.

Pazzesco è il Cittadella, vicino alla serie A, con la stessa famiglia, i Gabrielli, al comando, dalla fondazione, nel 1973. L’(arc) Angelo Gabrielli, il presidentissimo che teneva una nostra intervista in ufficio, la copia di un giornale, sarà comunque felice, lassù, il figlio presidente è andato al cimitero.

Il sogno termina al 25’ della ripresa, con il tocco ravvicinato di Samuel di Carmine. Era entrato da poco Pazzini, non si capisce perchè a 35 anni non possa essere titolare. Il verdetto è giusto perchè già al Tombolato i gialloblù meritavano infinitamente più del 2-0, per una volta Roberto Venturato era stato fortunato. Il tecnico nato in Australia ha la squadra costata di meno della serie B, meritava la promozione a prescindere, ma un po’ della serie A è anche di Fabio Grosso, che a Bari aveva fatto meglio e si è fatto esonerare dal presidente Maurizio Setti, che aveva sempre rinunciato a cacciare Pecchia, nonostante i disastri dello scorso campionato. E adesso Filippo Fusco vuole portare Pecchia all’under 23 della Juve, se ne potrebbe fare volentieri a meno.

La cosa più bella della serata non sono le parate di Paleari, del Cittadella, alla Paleari della Pro Cavese, anni ’80, nè l’attaccare incessante degli scaligeri, nè miss Rolando Bianchi in tribuna stampa, ma è il contesto, i cori, quell’atmosfera da scudetto, da “You’ll never walk alone”.

Vengono i brividi al 28’ st quando la curva a destra e a destra alza forte quel coro: “Hellas, Hellas”, viene da commuoversi, vale il prezzo del biglietto, del viaggio. Qui vinsero lo scudetto nell’85, con Osvaldo Bagnoli, il mago della Bovisa, adesso è di nuovo serie A.

Mentre il Chievo è in B e in questo millennio aveva fatto ombra, il quartiere. E’ la grande serata di una signora città, in cui De Zerbi viene a pranzo spesso, il lunedì, in cui è arrivato il giro, in cui tutti vivono per lo sport, anche Damiano Cunego, l’ex principino del ciclismo.

Il campionato dell’Hellas è stato in salita, favorita dal grande budget, dal paracadute per la retrocessione.

Il presidente Setti è felice, assaporerà la sfida a Cristiano Ronaldo. Questa è una tifoseria di livello mondiale come i figgi do Zena, del Genoa.

La reazione granata al 2-0 è timida, per l’espulsione di Parodi che, già ammonito, entra su Vitale. A 13’ dalla fine finisce proprio, interviene in ritardo e il Cittadella termina in 9. Non sono mai i playoff dei giallogranata, quarta partecipazione, prima finale. Ci riproveranno. Aspettiamo solo di capire se Pazzini resterà, quanto giocherà. Che importa se non difende, cambia le partite. E’ l’Altafini del 20° secolo. L’Hellas avvicina il terzo, lo sigla Laribi a 7’ dal termine. 

Negli ultimi minuti i padovani pastrocchiano. Arriva il dato degli spettatori, 25248 paganti. Ripartono i cori. Mamma mia, che notte, a Verona. E’ la notte dell’Hellas, strameritata: bastava eguagliare il 2-0, è 3-2 globale, ma era più giusto un 5-2, complessivo



  Ultimo aggiornamento: 3 Giugno, 00:23


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