Carolina Morace: «Stop alla serie A donne un'occasione per le riforme»

Martedì 9 Giugno 2020
Lo stop del calcio femminile al tempo del Coronavirus deve rappresentare una occasione per fare le riforme e guardare al futuro di tutto il movimento. È il messaggio lanciato da Carolina Morace, allenatrice ed ex nazionale azzurra, secondo cui questo periodo deve essere sfruttato al meglio anche dalla Nazionale di Milena Bertolini. «Anche in Inghilterra, il campionato più importante - ricorda l'icona del calcio donne - si sono fermati assegnando lo scudetto al Chelsea: questo stop non deve essere un alibi ma una spinta per l'anno prossimo. Ora servono idee se ce le hanno. Il calcio femminile non vive di diritti televisivi e biglietteria. Io dico pensiamo al futuro e alle riforme: questo tempo deve aver fatto venir fuori qualcosa, io mi aspetto qualcosa».

«Il calcio maschile - sottolinea la Morace - va avanti non dobbiamo dimenticarcelo perché ci sono altri interessi. Scusate ma per il calcio femminile non è così, anzi usiamo questo tempo per preparare bene la Nazionale visto che da settembre in poi avrà impegni importanti. Tutti i campionati professionistici e più strutturati del nostro si sono fermati. Questo non deve essere un alibi, ma un momento in cui la federazione può fare delle riforme».

Morace sottolinea che «il problema del calcio femminile è sempre stato che si diceva no al professionismo perché non c'era sostenibilità, però questa pandemia ha fatto vedere che la sostenibilità è tirata anche in altre parti del calcio. Perchè se in serie A delle squadre falliscono perché non entra l'ultima rata di Sky si capisce che la sostenibilità è sul filo. Io dico - ribadisce - che questo è un momento giustissimo per le riforme: era normale che non si aveva la forza economica per rispettare il protocollo, se poi la salute delle giocatrici è meno importante di quella dei giocatori allora alzo le mani. Ci guadagnerà Milena Bertolini per la Nazionale - conclude l'ex bomber della Nazionale - facciamo un bel programma e qualche amichevole».

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