Calcagno eletto presidente dell'Aic, Sara Gama vice. Dossena, lo sconfitto: «Le avrei lasciato la poltrona»

Lunedì 30 Novembre 2020 di Vanni Zagnoli

Ha vinto Umberto Calcagno, dunque, e non Beppe Dossena. L’avvocato ligure, di Chiavari, è il nuovo presidente dell’assocalciatori, che prosegue nel solco di Damiano Tommasi, di cui era vicepresidente: l’aveva sostituito dopo le dimissioni di fine giugno, quando l’esterno della Roma del terzo scudetto venne contestato per avere chiesto di non giocare di pomeriggio, per il caldo, le partite estive post lockdown, e da allora Tommasi aveva contribuito alla nascita dell’associazione dei giocatori di pallavolo, osteggiata da Lega e federvolley.

Calcagno è stato un’ala di buon livello, in 11 club, soprattutto in serie C e al sud, compreso Trani e Castrovillari. Ha stravinto, 120 preferenze a 5, era favoritissimo ma non si pensava con questo gap. Fino all’inizio di settembre aveva come avversario Marco Tardelli, l’altro altro campione del mondo del 1982 si è fatto da parte quando il presidente Gravina gli ha offerto la responsabilità del nuovo centro tecnico della Federcalcio che sorgerà a Roma, al Salario Sport village, nell’impianto confiscato all'imprenditore Diego Anemone. Per l’opinionista della Domenica Sportiva e di radio Rai l’impegno è di lunga durata. Calcagno per alcune settimane si era ritrovato come unico candidato, sino alla discesa in campo di Dossena.

Beppe, spesso la differenza di popolarità porta voti, nelle competizioni elettorali. Lei è un volto televisivo da anni, come si è creato questo gap a favore di Calcagno?

“Il meccanismo di voto è complesso - racconta Dossena -, io non avevo una mia lista. La preferenza era segreta, in precedenza si esprimeva con la semplice alzata di mano, stavolta l’assemblea era in remoto, per cui neanche so chi mi abbia votato”.

Il vincitore su cosa ha fatto leva?

“Ha parlato di responsabilità, di dialogo, adesso c’è molta più comprensione. Nelle competizioni si perde e si vince, per me è stato meglio giocarla che restare in tribuna. Ero me stesso, neanche sarò in consiglio, dal momento che la loro lista ha fatto l’enplein”.

Anche lei avrebbe puntato su Sara Gama vicepresidente?

“Sarei andato oltre. Una volta eletto, avrei superato lo statuto e chiesto alla capitana della Juventus di prendere la presidenza dell’Aic. Senza dimenticare che servirebbe un calciatore alla presidenza della Figc”.

Umberto Calcagno era nella rosa dello scudetto della Sampdoria, aveva 21 anni e si ritagliò due presenze in serie A, mentre lei era titolare, in quel ’90-’91, con Vujadin Boskov. In che rapporti siete?

“Ci siamo parlati, ci mancherebbe, nessun problema. Ho solo cercato di portare il mio pensiero, anche da fuori sosterrò l’associazione, adesso tante cose si possono migliorare”.

Quali?

“Si può portare un rappresentante dei calciatori nella Covisoc, l’organo di monitoraggio economico della Figc sui club. E poi creare un salario minimo per le calciatrici, aspettando il 2022 e il loro passaggio al professionismo. L’Aic è seduta su una montagna di soldi, chi ha un contratto sotto i 50mila euro dovrebbe essere pagato mensilmente, se occorre dalla stessa associazione. E quando finisce la stagione una società dovrebbe avere saldato ogni debito, anche con gli alberghi e gli altri fornitori. Basta chiedere i soldi al governo, se non riusciamo a camminare con le nostre gambe”.

Quanto guadagna il presidente dell’Aic?

“Non lo so esattamente, invito il consiglio a pubblicare tutte le cifre. Comprese quelle percepite dal fratello di Umberto, Alessandro Calcagno, pure avvocato e consulente legale dell’associazione”.

Quali nomi noti sono intervenuti in assemblea?

“Bonucci, della Juve. Fra i senior Roberto Bettega ed Eraldo Pecci, tra le donne la stessa Sara Gama. C’erano anche rappresentanti dei dilettanti. Personalmente avrei preferito l’assemblea pubblica, ma con il covid non c’erano alternative, comunque c’è stata una bella partecipazione”.

Dossena, è stato ct, del Ghana e dell’Albania, vice di Cesare Maldini al mondiale del 2002, con il Paraguay. Ha allenato la Lodigiani Roma, in Libia e in Etiopia, a 62 anni cosa farà?

“Continuo con l’associazione il Cerchio Azzurro, per aiutare gli ex calciatori e gli sportivi in difficoltà. Ho perso una partita, è una sconfitta come tante, maturata sul campo".

 


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