Maurizio Mattioli: «Porto in scena la Roma della mia infanzia»

Maurizio Mattioli: «Porto in scena la Roma della mia infanzia»
di Costanza Ignazzi
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Venerdì 14 Aprile 2017, 07:53 - Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 21:06


Quarant'anni di risate con un pizzico di nostalgia. Dagli esordi al bar del Pino di Montemario al cinema con artisti del calibro di Mario Monicelli, al Rugantino di Garinei e Giovannini a teatro. C'è tutta la carriera di Maurizio Mattioli nello spettacolo Ancora era ora! in scena al Tirso de Molina di Roma dal 19 aprile. Un one man show nato per caso, tra una cena e una partita della Roma insieme a Stefano Reali (che sul palcoscenico fa le veci del narratore) e altri amici storici come Gigi Proietti.

I RICORDI
«C'è sempre qualcuno che mi chiede di raccontare qualche aneddoto di quando ero agli inizi spiega Mattioli cose successe da ragazzino, seduto fuori al bar di piazza Guadalupe che mi ha visto crescere: così abbiamo pensato di portare i ricordi in scena». La verve del comico, del barzellettiere, Mattioli l'ha sempre avuta, da quando al bar dell'infanzia ha incontrato i personaggi «romaneschi» che sarebbero diventati punti fermi delle sue imitazioni.

«C'erano Nino l'Americano, Er Zanzara, Er Pocaluce, che chiamavamo così per gli occhiali spessi ricorda molti non ci sono più, qualcuno però è ancora lì, su quella piazza di borgata». A Montemario Maurizio Mattioli torna ancora, non sempre però trova il coraggio di raggiungere le strade della sua gioventù. «Mi fermo sulla Trionfale racconta altrimenti mi si stringe il cuore. Dovrei rivedere la mia vecchia casa, costruita da mio nonno, e mi prenderebbe un nodo in gola». Sul palco infatti, non esclude possa venire fuori qualche attimo di genuina commozione. «Succede spesso quando racconti cose forti, vere spiega io sono un uomo d'altri tempi, non credo che farsi un pianto ricordando sia qualcosa di cui vergognarsi». In scena, con tanto di orchestra dal vivo, ci saranno anche le canzoni che hanno segnato la sua vita e le personalissime interpretazioni di Franco Califano, del maestro Trovajoli e di Francesco De Gregori. Dalle piazze del suo quartiere Mattioli è poi approdato al teatro «serio», come il Sistina, passando per tanto cinema e televisione e diventando un punto fermo della comicità Made in Roma, come prima di lui Alberto Sordi o Aldo Fabrizi. Ultimo esponente di una razza in via di estinzione? «Ci sono anche oggi bravi comici romani - riflette - c'è Andrea Perroni che ha lavorato con me nel remake di Febbre da Cavallo, mi piacciono anche Max Tortora e Rodolfo Laganà. Forse fra qualche anno qualcuno dirà quel comico assomiglia a Mattioli, questo mi basterà».

 

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