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Maneskin nell’Arena di Verona, ore di coda dei fan. Duetto con Agnelli e dedica all’Ucraina

Dopo gli exploit internazionali, ieri sera a Verona il primo show in Italia della band romana davanti a 12 mila fan scatenati

Maneskin nell Arena di Verona, ore di coda dei fan. Duetto con Agnelli e dedica all Ucraina
di Mattia Marzi
5 Minuti di Lettura
Venerdì 29 Aprile 2022, 00:57 - Ultimo aggiornamento: 09:26

Passano pochi istanti da quando i fari che illuminano gli spalti dell’Arena di Verona si spengono e comincia lo spettacolo. Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio, i Maneskin, entrano insieme, prendendo ciascuno il proprio posto sul palco: il batterista su una pedana, la bassista e il chitarrista ai due lati opposti e il frontman – giacca rosa e pantaloni bianchi a righe – al centro della scena. Poche parole: i discorsi il cantante con Gasoline, quando stringendo la bandiera dell’Ucraina, dirà che ci sono momenti in cui gli artisti come loro devono «scendere dalla sedia del privilegio per usare quel privilegio per chi non ne ha». «Ciao Verona. Che facciamo, cominciamo?». E con Zitti e buoni parte il racconto che in oltre due ore di concerto vede i Maneskin ripercorrere le tappe della scalata al successo internazionale.

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STANCHEZZA

È stata l’arena scaligera, ieri, a ospitare il primo concerto in Italia della band romana in due anni e mezzo. Perché certo, toccare il cielo con un dito, come è più volte accaduto a loro in questi mesi, dev’essere galvanizzante. Ma in una fase così delicata della loro carriera, dove un passo falso può rivelarsi fatale (e loro, che per non sbagliare nulla hanno preferito rinviare a data da destinarsi l’uscita dell’album originariamente previsto già entro la fine del 2021 dopo Teatro d’ira – Vol. I, lo sanno bene), è meglio non dimenticare le proprie radici. Reduci da due esibizioni chiacchieratissime sul palco del Coachella negli Usa – il «fuck Putin» urlato da Damiano ha fatto il giro del mondo: ieri a Verona ha evitato – e impegnati con un tour che conta a oggi 45 date in ogni angolo del pianeta e solo 3 concerti nel loro Paese, i Maneskin sono tornati “a casa”. 

«Abbiamo dormito due ore ma siamo pronti», avevano scritto sui social arrivati a Verona dopo aver passato la notte a festeggiare a Roma il compleanno della 22enne Victoria, alla quale poi il pubblico ha cantato Tanti auguri a te. La stanchezza si farà sentire, durante la serata. Su Touch Me Damiano stoppa tutto e alza le mani: «Fermi. Abbiamo fatto una cagat… Fate finta di niente». Dal palco saluta il pubblico in un inglese maccheronico: «Non siamo più abituati – dice il frontman, salvo poi precisare che stava scherzando – eravamo in America a scrivere canzoni pazzesche». A guardarli sul palco fanno anche un po’ tenerezza: quattro ventenni che si sono ritrovati dall’oggi al domani in una cosa più grande di loro, costretti a mostrarsi sempre impeccabili, invincibili, mentre il nome della band è ormai un vero e proprio marchio dietro al quale ci sono interessi internazionali.

A proposito: hanno appena affidato all’agenzia Hub09, eccellenza italiana che gestisce brand come Jack Daniel’s, Lavazza e Ferrero Rocher la gestione strategica e operativa dei loro canali social. Il management americano che si occupa di loro, invece, è Patriot Management, che segue star come Pharrell, Usher, OneRepublic, Backstreet Boys. Tra i 12 mila del pubblico dell’arena scaligera – sold out – tante ragazzine, ma anche bambini e adulti. Una delle poche occasioni per vedere in azione in Italia da qui alla fine dell’anno i Maneskin, che il 23 giugno saranno allo Stadio Teghil di Lignano e il 9 luglio suoneranno al Circo Massimo di Roma davanti a 70 mila spettatori, è in realtà una riproposizione in grande – non proprio originalissima – dei due show al Coachella, di cui riprendono la citazione de Il grande dittatore di Charlie Chaplin prima di Gasoline, la cover di Womanizer di Britney Spears (per sottolineare la loro fluidità, anche musicale) e quella di I Wanna Be Your Dog di Iggy Pop e dei suoi Stooges (ha ispirato la loro I Wanna Be Your Slave), cantata da Damiano indossando il reggiseno di una fan. 

 

LE COVER

Da Mammamia a Torna a casa, passando per Chosen e la cover di Beggin’ vicina al miliardo su Spotify: «Ci criticavano perché facevamo solo cover. Oggi dico: grazie a Dio», sorride Damiano. Con il duetto con Manuel Agnelli, il loro mentore ai tempi di X Factor, su Amandoti dei Cccp e la cover di My Generation degli Who – prima di far salire sul palco un centinaio di fan – ricordano quali sono i loro riferimenti, però in rete circolano le foto che li ritraggono nei confortevoli studi losangelini con i produttori delle principali star del pop, come Ryan Tedder (ma non avevano detto che non avrebbero mai permesso a nessuno di mettere bocca sulla loro musica?). Il calendario del tour continua intanto ad allungarsi. Quello italiano nei palasport, in programma già questa primavera, è stato rinviato al 2023. L’Italia può aspettare, il mondo no: la posta in gioco, per una band italiana, non è mai stata così alta. E chissà cosa faranno a Torino nella serata finale - il 14 maggio - quando, come da tradizione, saliranno sul palco per il passaggio di testimone. 

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