Il Maestro Pappano a Santa Cecilia: «Il grido di Bruckner per annunciare che siamo tornati»

Domenica 20 Settembre 2020 di Simona Antonucci
Il Maestro Antonio Pappano

 «Cominceremo con uno “sfogo” in Do Maggiore, il Te Deum di Bruckner: un grido sonoro per annunciare che siamo tornati. Che saremo sul palco con la musica dal vivo che deve nutrirci con il suo calore emotivo». Il Maestro Antonio Pappano, direttore musicale dell’Orchestra di Santa Cecilia, insieme con il sovrintendente dell’Accademia Michele dall’Ongaro (e alla presenza della Sindaca Raggi, e del Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio, Ruberti), illustra la nuova stagione al Parco della Musica. 
 

 

Dall’11 ottobre, ventotto concerti sinfonici, ventidue da camera e due tour europei con i grandi interpreti del panorama internazionale: nomi del concertismo come Maurizio Pollini, Stefano Bollani, Beatrice Rana, Jan Lisiecki, András Schiff, Grigory Sokolov, Jean-Yves Thibaudet, Julia Fischer, Leonidas Kavakos, Mario Brunello, Salvatore Accardo, Maxim Vengerov. E direttori come Vasily Petrenko, Semyon Bychkov, Daniele Gatti, Valery Gergiev, Myung-Whun Chung, Gianandrea Noseda, Trevor Pinnock, Sir John Eliot Gardiner, Jakub Hrůša, Juraj Valčuha, John Adams e James Levine.

Con il Maestro Pappano, legato da 15 anni alla Fondazione, che sarà sul podio per otto produzioni. «Di Pappano, più ce n’è e meglio è», scherza il sovrintendente Dall’Ongaro, che richiama l’attenzione sulle difficoltà del momento (1.300 spettatori invece di 2.700, con una difficile scacchiera che deve tener conto degli abbonamenti e delle misure di sicurezza), ma anche sulle scelte «inusuali e preziose cui siamo arrivati lavorando con creatività e con il centimetro per garantire sicurezza ai musicisti sul palco, oltre che al pubblico».

MORRICONE
Dopo il bis del concerto dedicato alle musiche di Morricone, il 30 settembre, diretto da Pappano (un fuori programma organizzato in seguito al successo del 17 e alle incalzanti richieste del pubblico), un omaggio a Dante (Adès e Liszt), le Cantate di Bach, i Lieder di Mahler, grandi ritorni come quello di Herbert Blomstedt, debutti (l’olandese Jaap van Zweden) «e un numero 5», racconta Dall'Ongaro, «che si ripete, dalle sinfonie di Beethoven e Šostakóvič a Čajkovskij, che la cabala ci spiegherà».

L'INAUGURAZIONE

L’inaugurazione, il 16 ottobre, della stagione sinfonica, con il Te Deum di Bruckner e Il canto della Terra di Mahler, diretto da Pappano che affronterà durante la stagione uno spaccato di autori ed epoche diverse, dalle Canzoni e Mottetti di Giovanni Gabrieli (dal 22 ottobre), fino alla Kammersymphonie n. 9 di Schönberg (dal 5 novembre), e poi la Passione secondo Matteo di Bach (dal 4 marzo)e la Messa di Gloria di Rossini (dal 15 aprile).

«La pandemia ci ha costretto a essere diversi», spiega il Maestro italo-inglese, «a cambiare programma più volte. Ma è stata un’esperienza straordinaria, oltre che faticosa, perché abbiamo allungato lo sguardo su un repertorio che difficilmente viene eseguito. Molti compositori italiani, un raro Stravinskij, molta musica contemporanea. E un capolavoro: Il Canto della terra di Mahler, che, dopo aver preso le distanze al millimetro, riusciamo a fare».

MOMENTUM

Un programma che si protrae fino a giugno e che include oltre a numerose star, anche musicisti in difficoltà: con il progetto Momentum arriva un’opportunità agli artisti freelance che oggi non trovano ingaggi. La formula è stata sperimentata con successo all’estero, in particolare Pappano l’ha già applicata al Covent Garden e vuole importarla anche nell’istituzione romana: «Si tratta di una piccola opportunità, che può aiutare i nostri giovani a superare questo momento così duro. Un direttore ad esempio, potrebbe affiancarmi per una settimana nelle prove d’orchestra, guadagnare e forse dirigere anche un brano», spiega, «verrebbe pagato una piccola cifra, che se non risolve totalmente la situazione almeno aiuta e offre un piccolo orizzonte». 

Ultimo aggiornamento: 18:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA