Bernini si dà le “arie”: musica e danza del Teatro dell'Opera alla Galleria Borghese

Il soprano Rosa Feola canta accanto a Paolina Borghese
di Simona Antonucci
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Mercoledì 31 Marzo 2021, 07:38

 La musica diventa un soffio che accarezza le spalle nude di Paolina, scuote le fronde che ingoiano Dafne, libera i capelli di Proserpina quando il suo corpo è ormai nelle mani del Dio. L’illusione dell’arte. Le note della bellezza. L’orchestra del Teatro dell’Opera suona nella sala centrale della Galleria Borghese, mentre fughe visive e sonore aprono squarci d’incanto sulle tele di Caravaggio, sull’urlo di Golia, sulle fatiche di Enea, sul riposo dell’Ermafrodito.

 

Eleonora Abbagnato

L’étoile Eleonora Abbagnato restituisce, danzando intorno alle statue, un prima e un dopo all’attimo immortalato nel marmo, e le melodie che dal podio del Maestro Gatti si rincorrono in ogni angolo del museo danno voce ai capolavori di Bernini e Canova. Mentre tutto intorno... è HD. Cavi, monitor, consolle, telecamere, microfoni, spot, sarte, parrucchieri, fotografi trasformano l’evento in un documentario di Rai Cultura. Quasi a ricreare una macchina teatrale barocca in versione hi-tech.

LE RETI RAI

Siamo sul set della nuova tappa del viaggio del Costanzi nei luoghi-simbolo della cultura. Dopo la Nuvola, Palazzo Farnese e il Maxxi, sono in corso le riprese televisive dello spettacolo Il suono della bellezza, frutto della collaborazione tra il lirico romano, il museo statale e Rai Cultura che trasmetterà l’evento sulle reti di Viale Mazzini. «Tra tante difficoltà, il lockdown, ci ha dato una grande opportunità», spiega il sovrintendente Carlo Fuortes, «Quella di suonare in luoghi non pensati per i concerti e fino a oggi inaccessibili per un’orchestra. Un progetto che continuerà nei prossimi mesi. Entrare con la musica, il canto e la danza nella Galleria Borghese, luogo dell’arte e del bello per eccellenza, è la sfida coraggiosa di aggiungere bellezza alla bellezza».

CASTA DIVA

Il soprano Rosa Feola, pettinata come Paolina Borghese, interpreta Casta diva dalla Norma di Bellini accanto al suo sofa, l’aria di Ilia Padre, germani, addio! dall’Idomeneo di Mozart, accompagnando il cammino di Enea con Anchise e Ascanio, Lascia la spina, cogli la rosa da Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel e, con il basso Roberto Lorenzi, il duetto Rendez-moi donc le bien da Proserpine di Paisiello, ai piedi del Ratto. Eleonora Abbagnato omaggia l’Apollo e Dafne di Bernini esibendosi sull’Apothéose tratta da Apollon Musagète di Stravinskij. In finale le Ouverture da Hercules e da Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel e Le Chaos tratto da Les éléments di Rebel nella stanza di Caravaggio.

SCIPIONE BORGHESE

«Un incanto che riporta questo villino alla sua dimensione performativa, luogo di delizie immaginato da Scipione Borghese per esercitare il piacere delle arti», commenta Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria, «Bernini sarebbe stato entusiasta». Il primo capitolo di un progetto. «Mi auguro che abbia un seguito, qui accanto c’è un giardino meraviglioso, poco più in là l’Uccelliera. Un concerto con i suoni della natura? L’ètoile Abbagnato ha già cominciato a volare con la fantasia».

Un’operazione poetica ma tecnicamente molto avanzata: ai piedi del David, almeno dieci consolle tra monitor e video per restituire immagini fedeli e audio impeccabile, tutto in presa diretta. Francesca Nesler, coordinatrice dell’offerta di musica colta della Rai, dietro le telecamere anche per i film Barbiere di Siviglia e Traviata con la regia di Martone, girati al Costanzi, vola da una stanza all’altra: l’orchestra è in una sala, i cantanti in giro, ma devono poter ascoltare la musica e vedere il direttore.

IL MAESTRO GATTI

Una cinquantina di microfoni ovunque e dopo ogni registrazione, il maestro Gatti valuta l’interpretazione del suono. «Con il lockdown il lavoro si è moltiplicato, siamo passati da una messa in onda di 250 ore l’anno a 1.400, per 70 produzioni. Sta nascendo un nuovo linguaggio tra le arti che ci vede tutti coinvolti». Silvia Calandrelli, direttrice di Rai Cultura, è entusiasta. «E non ci fermiamo», conclude rivolgendosi al sovrintendente del Teatro dell’Opera Carlo Fuortes: «Il barbiere di Siviglia, la Traviata... E perché non una trilogia?».

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