MINIATURE

Il realismo magico di Sandy Skoglund in mostra a Torino

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Nicolas Lozito
È complesso definire la fotografia dell’americana Sandy Skoglund, almeno tanto quanto il suo cognome di origine svedese. Ma è molto facile riconoscere le sue foto: basta uno sguardo, per capire perfettamente la sua voce. Anzi, le sue “Visioni ibride”, come il nome della mostra a lei dedicata che aprirà giovedì 24 gennaio a CAMERA, Centro italiano per la fotografia di Torino. Una mostra - la prima antologica, curata da Germano Celant - che riassume la carriera cinquantennale di Skoglund, classe 1946, in più di cento immagini.



A Breeze at Work, 1987, Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)


Le opere di Skoglund, per quanto classificabili nella categoria della “staged photography” - ovvero la fotografia delle messe in posa, delle nature morte, delle grandi scenografie - difficilmente sono riassumibili con parole esatte.

Skoglund arriva dopo De Chirico ma prima di Photoshop. Si ispira a Man Ray, ma poi stratifica colori americani e ipersaturi. Ricorda Magritte e anticipa la realtà virtuale. Le sue fotografie sembrano un film di Tim Burton (non a caso la fotografa è cresciuta negli stessi panorami residenziali suburbani dell’America che tanto piace al regista di Big Fish e Edward Mani di Forbice), ma anche la trasposizione in colori e immagini di un sogno freudiano, tra paure ed eccitazione.



True Fiction II, 1986 – 2004 Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)


Per ciascuna opera, stampata in grandi dimensioni, Skoglund impiega almeno un anno di lavoro. Per l’ultima opera, Winter, presentata per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, ha impiegato 10 anni. «Questa immagine, nel mondo delle istantanee di oggi, si muove alla velocità di un ghiacciaio», ha spiegato. Il risultato sono immagini iconiche, che sono entrate ancora prima del suo nome, nell'immaginario collettivo. La sua Revenge of the Goldfish, che mostra un bambino sul letto circondato da pesci rossi in terracotta, è stata esposta nei musei di tutto il mondo ed è diventata copertina di un album omonimo degli Inspiral Carpets, nonché copertina del libro Venuto al mondo di Margaret Mazzantini. 



Revenge of the Goldfish, 1981 Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)


«Le sue opere evocano paure adulte in un contesto giocoso e infantile», scriveva il critico Andy Grundberg sul New York Times. «Il mio problema primario come artista - ha dichiarato la raccontato la Skoglund - è come riconciliare l'irrazionale con il razionale e come includere l'assurdità nella normalità. Ossessione e sistematicità: l'eccesso di ragione, infatti, provoca in me un senso di vuoto». Nelle sue immagini verità e finzione si fondono, coincidono, realismo magico, esplodono l’una contro l’altra. Non sono artificiali, né contraffatte e allo stesso tempo raccontano un mondo che noi non sapremmo fotografare. Le fotografie di Sandy Skoglund mostrano la nostra immaginazione.



 Winter, 2018, Sandy Skoglund studio, New York Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

La mostra a CAMERA è organizzata in collaborazione con Paci contemporary gallery e con il supporto di LCA Studio Legale. Durerà fino al 24 marzo (ingresso 10€) ed è accompagnata da una monografia, la prima in Italia, firmata da Germano Celant ed edita da Silvana Editoriale (pp. 304, 39€).  Il 24 gennaio, alle ore 19.00, il direttore di Camera Walter Guadagnini intervisterà Sandy Skoglund.


Sandy Skoglund al lavoro sul set della sua opera "Radioactive cats"
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