Sigarette, con una svapata stop ai danni da fumo. E ritorna il fiato

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di Giampiero Valenza
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 10:13

Nel Regno Unito i medici propongono sigarette elettroniche e svapo per ridurre i danni all’organismo causati dalla combustione della sigaretta tradizionale.

E per il Public Health di Sua Maestà, sono una «soluzione migliore rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina per smettere di fumare». Londra è in buona compagnia: autorità scientifiche e istituzionali di Stati Uniti, Norvegia, Giappone, Germania e Paesi Bassi hanno già riconosciuto il ruolo dei prodotti senza combustione. E in Italia? Cresce sempre di più l’interesse e lo dimostra il mercato delle sigarette elettroniche e delle svapo in forte ascesa: entrambi i sistemi utilizzano la vaporizzazione e non la combustione, ma le prime usano solo liquidi specifici mentre le secondo possono usare anche le erbe. I dati dell’industria parlano di oltre 1.500.000 di fumatori passati al tabacco senza fumo e lo scorso settembre il “Libro Blu 2020”, pubblicato annualmente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, riportava una contrazione nel mercato delle sigarette pari a oltre il 10% dal 2017, una perdita collegabile «anche all’effetto di sostituzione verso i tabacchi da inalazione senza combustione. Stesso discorso per quanto riguarda le sigarette elettroniche: secondo i dati dell’istituto di ricerca Eurispes, degli 11,5 milioni di fumatori, nel 2020 a usare le svapo sono stati circa 1.300.000. Per il 2021 i numeri continuano ad apparire in crescita, collocando l’Italia a metà della classifica dei Paesi europei.

I BENEFICI

In Francia il rapporto è intorno al 30%, mentre in Gran Bretagna e in Irlanda ormai si sfiora il 50%. Con questo sistema, Paesi come la Svezia e la Norvegia hanno raggiunto l’obiettivo di avere solo il 5% di fumatori. Fu Hon Lik, un farmacista cinese fumatore, a inventare la e-cig nei primi anni Duemila. Da quel momento l’idea è piaciuta e ha fatto il giro del mondo, creando una filiera che solo in Italia impiega 13.700 persone e ha un valore di mercato che ha superato i 480 milioni di euro. Svapare, come testimoniano numerosi studi, è una soluzione per ridurre l’assunzione delle sostanze tossiche, cancerogene e irritanti. «La sigaretta elettronica serve per continuare a fumare riducendo la tossicità - spiega Fabio Beatrice, fondatore e direttore del Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino - Innesca un cambiamento, ma non va creata l’illusione che fumare elettronico equivalga a smettere di fumare». Diversi sono gli effetti sull’organismo che può innescare la sostituzione delle sigarette tradizionali con le e-cig: «Quando si elimina il prodotto di combustione migliora la qualità della pelle e il fiato torna normale. Dopo 8 giorni i valori di monossido di carbonio nell’organismo sono come quelli dei non fumatori. Può capitare che aumenti la secrezione polmonare e in molti credono che questo sia un fattore negativo, ma non è così: è il segnale che le cellule stanno riprendendo a fare una vita normale». Beatrice, ex presidente della Società italiana di tabaccologia, ha smesso di fumare nel 1993. Sette anni dopo ha aperto il Centro antifumo torinese e oggi spiega ai suoi pazienti le tecniche per dire “basta” alla sigaretta. «Il fumo elettronico non è una proposta terapeutica ma può essere una pratica per una correzione dello stile di vita - aggiunge - Se si vuole smettere di fumare in questo modo la sigaretta tradizionale va totalmente dimenticata. Se si resta “duali”, con il consumo contemporaneo attraverso i due sistemi, non se ne esce e tutto può tornare come prima».

IL PROBLEMA COMBUSTIONE

Per gli esperti il vero problema del fumo è nella combustione, ovvero nelle centinaia di sostanze tossiche e cancerogene generate dal bruciare di carta e tabacco. Al quarto Summit scientifico sulla riduzione del danno da fumo, organizzato da SCOHRE, la neonata associazione internazionale per il controllo del fumo e la riduzione del danno, Fernando Fernandez Bueno, chirurgo oncologo dell’Hospital Central de la Defensa Gómez Ulla di Madrid, ha addotto prove scientifiche sull’utilità dei prodotti senza combustione per la lotta al fumo di sigaretta, anche se “molte persone al di fuori del settore medico non vogliono ascoltare i parerei degli esperti”. Si tratta, secondo Fernandez Bueno, “di posizioni fuori dalle evidenze scientifiche”, perché “non è la nicotina la principale causa dei problemi alla salute, ma la combustione”. Quasi un terzo degli italiani tabagisti (il 30,5%) dice di dover smettere di fumare ma, in realtà non vuole farlo. «I centri antifumo hanno un’utenza media annua di circa 10.000 persone: molti si perdono per strada e pochi ce la fanno - spiega Raffaella Saso, vicedirettore dell’Eurispes – In molti casi, dal 50% al 75%, non tornano più. È uno strumento su cui punta molto la sanità italiana ma non è la strada giusta. Ci sembra controproducente chiudere gli occhi, ecco perché l’obiettivo della riduzione del danno è da prendere in considerazione».

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