Manovra, una tassa sui giochi: ​prelievo al 25% sulle vincite. Iva su latte e pasta, primo stop all'azzeramento

L’ipotesi di aumentare anche le accise sul tabacco, ma Palazzo Chigi frena

Manovra, una tassa sui giochi: prelievo al 25% sulle vincite. Tributi più alti per la cannabis legale
di Andrea Bassi e Francesco Malfetano
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Domenica 20 Novembre 2022, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 12:03

Le riunioni si susseguono senza interruzione. È un week end di lavoro per i tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia. L’obiettivo, in queste ore, è trovare nuove risorse per finanziare le misure della manovra che sarà approvata tra domani e dopodomani. Una caccia non facile. Così è stato “allargato” il capitolo fiscale. Sul tavolo ci sono aumenti mirati di tasse per alcuni settori, a partire da quelli che potrebbero essere raggruppati sotto la categoria “vizio”. I giochi, il tabacco, i derivati della cannabis. E poi le grandi piattaforme digitali, come Amazon. In quest’ultimo caso però, starebbe perdendo terreno l’ipotesi di tassare i trasporti a domicilio fatti con mezzi inquinanti. Il rischio sarebbe non di colpire le piattaforme che vendono i prodotti, ma le piccolissime imprese che li consegnano. Un esperimento simile era stato tentato in Catalogna, ma subito accantonato. La strada più semplice, allora, che il governo starebbe valutando, è quella di un raddoppio secco dell’attuale web tax, il prelievo del 3 per cento che già oggi colpisce i “marketplace” come Amazon, e che potrebbe essere dunque fatto salire al 6 per cento. Una mossa che consentirebbe di recuperare 300 milioni di euro da destinare alle misure della manovra

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LA TASSA SULLA FORTUNA

Un contributo poi, sarà chiesto al settore dei giochi. L’ipotesi più probabile in questo momento, sarebbe l’aumento della cosiddetta “tassa sulla fortuna”. Si tratta del prelievo del 20 per cento sulle vincite del Lotto, del Superenalotto e del Gratta&Vinci (se superiori in questo caso a 500 euro). Il prelievo potrebbe essere aumentato del 3-5 per cento. Per i giochi dovrebbe arrivare anche una proroga «onerosa» delle concessioni per le scommesse on line e, probabilmente durante l’iter della manovra, un allungamento delle concessioni (sempre a pagamento) per le slot machine fino al 2024. Altro settore che potrebbe essere chiamato a dare un contributo è quello del tabacco. Le accise sulle sigarette tradizionali potrebbero essere aumentate. Ma nel governo serpeggiano alcuni dubbi. Uno riguarda il fatto che l’aumento della tassazione sul tabacco rischierebbe di spingere l’inflazione, una eventualità che il governo vorrebbe scongiurare. Inoltre il prossimo anno è già previsto un aumento automatico del prelievo sui nuovi prodotti come il tabacco riscaldato, la cui accisa salirà al 40 per cento di quella delle sigarette tradizionali. 

C’è poi l’idea di intervenire sulla tassazione favorevole di cui oggi godono i negozi specializzati nella vendita di cannabis “light”, e cioè a contenuto ridotto di thc. Se oggi per loro l’imponibile è del 5% per i primi 5 anni, la proposta prevede un innalzamento al 15% da subito, rispolverando una vecchia battaglia cara a Matteo Salvini e a tutto il centrodestra. Eppure nel vertice di venerdì con vicepremier e capigruppo, Giorgia Meloni è stata piuttosto chiara sul non volere «misure di propaganda» ma «concretezza». Un concetto ribadito ieri in un post su Facebook in cui anticipa il cdm di lunedì: «Siamo al lavoro su una legge finanziaria attenta a famiglie e imprese, con particolare attenzione ai redditi bassi. Un provvedimento per fronteggiare il caro bollette e sostenere milioni di cittadini in questo periodo difficile e delicato: queste sono le nostre priorità».

LA CONCRETEZZA

Concretezza appunto. Tant’è che con questa motivazioni dai suoi tecnici sarebbe arrivato un primo stop all’azzeramento dell’Iva su latte e pasta. Nonostante le insistenze di FI e Lega il provvedimento - che affiancato all’abbassamento dell’Iva al 5% per prodotti per l’infanzia e l’igiene intimo femminile costerebbe mezzo miliardo di euro - avrebbe un impatto relativo sulle famiglie, finendo con il favorire invece la grande distribuzione. Si tratterà a oltranza. Intanto però c’è pure chi è pronto a destinare quei fondi alla filiera di produzione degli stessi prodotti. E cioè a convogliare le risorse alla filiera del grano e ai panificatori (o anche ai produttori di latte), per abbattere il costo della materia prima e quindi abbassare i prezzi al consumatore finale. 
A far da contraltare ai toni bassi rivendicati da Meloni, c’è invece - come al solito - Silvio Berlusconi. Intervenendo dall’inaugurazione della nuova sede azzurra di Milano, il senatore ha lanciato la sua ricetta per una manovra che assicurerà «Un milione di posti di lavoro». Come? Con il combinato disposto tra lo stop alle pratiche per i permessi edilizi, per permettere di aprire cantieri in 24 ore e sgravi fiscali alle imprese che assumono. Misure che però, a detta dello stesso Berlusconi, potrebbero non trovare spazio: «Metteremo in campo il meglio di noi per riuscire ad ottenerle, anche se magari non sono nelle corde dei nostri alleati».

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