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Cannabis terapeutica: di cosa si tratta e qual è il parere dei medici. Il caso Ornella Muti

Sono ancora pochi i medici sono esperti di cannabis medica

Cannabis terapeutica: di cosa si tratta e qual è il parere dei medici. Il caso Ornella Muti
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 2 Febbraio 2022, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 08:21

La foto sui social con il ciondolo a forma di marijuana accanto alla figlia Naike, il mazzo di fiori e cannabis spedito in camerino dal Comitato promotore del referendum per la legalizzazione e infine le dichiarazioni che hanno generato un’ondata di polemiche: «Sostengo l’aspetto terapeutico della cannabis». Il caso Ornella Muti è diventato politico, ma a di là dello scontro ecco cos’è la cannabis curativa, a chi viene prescritta e cosa ne pensano i medici.

 

Cannabis curativa, la situazione

 

In Italia dal 2006 i medici possono prescrivere preparazioni contenenti sostanze attive a base di cannabis per uso medico. Come già previsto dal Testo unico sulle droghe 309 del 1990, la sostanza può esser coltivata dietro autorizzazione di un organismo nazionale. Dal 2007 è possibile importare Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedrolite, Bedica e Sativex mentre, in virtù di un accordo firmato tra i ministeri di Salute e Difesa del settembre 2014, le infiorescenze per le preparazioni galeniche possono essere prodotte anche dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, come spiega l’Associazione Luca Coscioni. La produzione è stata avviata nel 2016. Si tratta di un prodotto contenente Thc tra il 5 e l’8% e Cbd tra il 7,5 e il 12%.

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CHI LA USA?

 La cannabis terapeutica può essere prescritta, con i costi di approvvigionamento a carico del paziente, da un qualsiasi medico per qualunque patologia per la quale esista una letteratura scientifica accreditata. Il prezzo dipende dal tipo di farmaco o di preparato prescritto. Per quanto riguarda la rimborsabilità dei farmaci a base di cannabinoidi, la prescrizione di cannabis è limitata al suo impegno nel «dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale; alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per Hiv; come stimolante dell’appetito nei casi di anoressia o per i pazienti; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette». L’applicazione del decreto ministeriale, quindi la rimborsabilità dei farmaci a base di cannabis, è competenza dei singoli sistemi sanitari regionali. Alla luce di ciò, segnala l’Asociazione Luca Coscioni, «assistiamo a grandi disparità di accesso ai cannabinoidi medici tra pazienti di regioni diverse».

A CHI RIVOLGERSI PER LA PRESCRIZIONE?

A chi rivolgersi per la prescrizione? Sono ancora pochi i medici sono esperti di cannabis medica, per questo è opportuno rivolgersi a uno specialista per un piano terapeutico. Coltivare piante di cannabis con Thc superiore allo 0,6% è un reato, anche se in presenza di prescrizione medica. È tuttavia possibile che tale condotta non assuma rilevanza penale, purché segua alcuni criteri definiti dalla sentenza delle Sezioni unite penali della Cassazione n. 12348/20. La coltivazione domestica svolta in maniera rudimentale (senza una predisposizione sofisticata di mezzi e strutture), con un limitato numero di piante e finalizzata al solo consumo personale è ritenuta ammissibile dal punto di vista penale. Tuttavia non può essere escluso il rischio di un’indagine, una perquisizione con conseguente sequestro delle piante, fino a un processo. La detenzione di cannabis, anche se derivante da un’attività di autocoltivazione, è considerata illecito amministrativo ed è sanzionata della sospensione dei documenti per la guida, dei documenti per l’espatrio (carta di identità e passaporto) e dei documenti per il porto d’armi. Per chi non possiede questi documenti (ad esempio i minorenni), viene stabilito il divieto di conseguirli. La violazione dell’articolo 75 può essere contestata anche ai pazienti che, magari fuori di casa, non hanno con sé la prescrizione medica in caso di controllo. Le sanzioni hanno una durata limitata, che va da un minimo di un mese a un massimo di un anno (tre anni per la patente di guida). Per i cittadini extracomunitari, le sanzioni hanno anche conseguenze negative sul rinnovo dei documenti per il soggiorno.

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COSA NE PENSANO I MEDICI?

Cosa ne pensano i medici? Il mercato subisce numerosi condizionamenti sia da parte della legislazione, molto stringente, sia per difficoltà nel reperire la materia prima. Tuttavia, la comunità di medici che prescrive la cannabis per uso terapeutico sta diventando sempre più numerosa: sono il 25% del totale, un dottore su quattro. Di questi, più dell’80% risulta soddisfatto dei risultati ottenuti per il trattamento di diverse patologie o quantomeno della loro sintomatologia. Gary Wenk, professore di Neuroscienze, immunologia e genetica medica presso la Ohio State University, ha dichiarato al Time che nei suoi 25 anni di ricerche per combattere e prevenire le infiammazioni cerebrali, «i cannabinoidi sono la prima e unica classe di farmaci che siano mai stati efficaci». Per contro, il 75% dei medici ha scarsa o nessuna conoscenza della materia. Il 22% di loro mostra delle perplessità legate all’efficacia delle terapie a base di cannabinoidi, difficoltà legate a questioni burocratiche o per la mancanza di linee guida precise per quanto riguarda i dosaggi. Il 52% vorrebbe avere più informazioni.

FABBISOGNO

In Italia nel 2020 il fabbisogno stimato di preparazioni a base di cannabis era di circa 2 tonnellate all’anno e la disponibilità, tra produzione e importazioni, ha lasciato inevaso il 44% delle richieste. E così malati cronici, che avrebbero diritto a terapie specifiche per alleviare le sofferenze, spesso sono costretti a coltivare la cannabis in casa o, peggio, a rivolgersi ai pusher rischiando di finire in cella. L’Incb, organo internazionale per il controllo degli stupefacenti (Onu), ha valutato per il 2021, in Italia, un consumo di cannabis medica di 3 tonnellate, ma a fronte di queste richieste la produzione nello stabilimento di Firenze, lo scorso anno, è stata di 300 chili, cioè il 15% del fabbisogno. Mentre le importazioni autorizzate alle case farmaceutiche sono state sono state di 215,26 chili, cifre alle quali vanno aggiunti i quasi 665 chili di farmaci distribuiti alle farmacie dai grossisti autorizzati.

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