Serve un consiglio di famiglia per scegliere lo sport del pupo

Domenica 12 Maggio 2019 di Mimmo Ferretti
Serve un consiglio di famiglia per scegliere lo sport del pupo
Ho deciso: voglio portare mio figlio a fare un po’ di sport. E a quel punto, inevitabilmente, scatta un consiglio di famiglia allargato anche ai parenti di settimo grado. Perché tutti sanno tutto, tutti hanno un suggerimento da dare anche solo per avere nel condominio uno che tanti anni fa era stato nel giro della nazionale. Di quale disciplina non lo sa nessuno, ma poco conta. Il pupo ha appena compiuto cinque anni e, dice l’espertone, per il nuoto è già tardi. E per il calcio è troppo presto. Così come per basket e volley: meglio aspettare il prossimo sviluppo. Pattinaggio, allora. Sì, ma non è pericoloso? Macchè. Però non va troppo di moda e, si sa, i genitori spesso ragionano anche in funzione della visibilità sociale del ragazzino.

Bello e bravo, giusto? Come se dovesse fare sport per essere messo in vetrina nei concorsi di quartiere, e non perché gli fa bene alla crescita. Scherma? Umh... Tennis? Umh... Rugby, certo, ma non c’è il rischio che si faccia male? E poi nonna non vuole. Ginnastica, allora. Ecco, potrebbe essere la soluzione giusta, quella che mette d’accordo tutta la famiglia, se non fosse che al pupo la ginnastica non piace. Vabbè, rimandiamo il discorso. Intanto, bello di papà, vai in cortile a farti un giro in bicicletta. Tanto ci sono le rotelle e non puoi cadere, così nonna non si preoccupa.
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