Gli eritrei e i romani che fanno la Storia

Mercoledì 17 Giugno 2015 di Pietro Piovani

La processione silenziosa degli italiani che aprivano le dispense mentre la Francia chiudeva le frontiere.Scriveteli bene, i libri di storia

@LaveraMeriPop

La Storia la incontri in zona Tiburtina, in un vicolo angusto che non a caso si chiama via Cupa. Qui, nascosta agli occhi della città, è di passaggio l'Africa: centinaia di giovani neri che sono partiti dall'Eritrea e ora hanno dovuto fermarsi per qualche giorno a Roma, prima di proseguire per la Germania, l'Olanda, l'Inghilterra. Dormono nei locali del centro d'accoglienza Baobab, se c'è posto. Altrimenti si sdraiano per terra. Hanno facce simpatiche di gente che non può fare del male a nessuno. In genere sono ragazzini neanche diciottenni.

A fare la Storia sono anche i romani che hanno il coraggio (perché un po’ di coraggio ci vuole) di infilarsi nello spazio stretto di quel vicolo, carichi di buste della spesa. È la processione di gente che si presenta per portare cose da mangiare, vestiti, saponi, giocattoli per i bambini. La Storia la fa Sonia, ricercatrice universitaria: è arrivata da Prima Porta per consegnare le sue offerte, ma si è resa conto che lì serviva soprattutto qualcuno che aiutasse a lavorare, per cui si è messa in cucina a tagliare il pane e preparare panini. Alcuni portano cose inutili, «ma che gli puoi dire? Vanno comunque ringraziati» dice Stefano, un altro volontario. «Ci portano pantaloni taglia 52, ma li hai visti sti ragazzi come sono magri?».

In questi giorni a Roma c'è tanta voglia di fare e di aiutare. Alla fermata dell’autobus senti due signore che discutono di cosa possono regalare, a chi possono rivolgersi, si scambiano informazioni, si organizzano. Sono loro i romani che fanno la Storia. Poi ci sono i romani che organizzano le manifestazioni contro gli immigrati, ma quelli al massimo possono fare la cronaca.

pietro.piovani@ilmessaggero.it

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 00:10