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Lazio, vaccini ai pazienti dimessi: nuovo piano per gli ospedali

Lazio, vaccini ai pazienti dimessi: nuovo piano per gli ospedali
di Emiliano Bernardini e Camilla Mozzetti
3 Minuti di Lettura
Martedì 20 Luglio 2021, 22:42 - Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 10:22

Andare a scovare in non vaccinati fin dentro i reparti e immunizzarli prima che lascino l’ospedale. È questo il nuovo piano della Regione che giorni fa ha inviato una circolare alle aziende ospedaliere caldeggiandole a somministrare i sieri ai pazienti no covid in dimissione. Ovviamente nessun obbligo perché il processo di immunizzazione contro il Coronavirus resta una libera scelta ma si punta in questo modo a raggiungere un duplice obiettivo: in primis scovare i refrattari che in ospedale ci sono finiti non per il virus ma magari per interventi programmati o urgenze di altra natura e metterli così al riparto prima del loro rientro a casa. E poi garantire la seconda dose a chi, ad esempio, è stato costretto ad essere ricoverato in ospedale per un male improvviso avendo però una prenotazione già calendarizzata negli hub o negli studi dei medici di famiglia che sarebbe dunque saltata per causa di forza maggiore e avrebbe dovuto essere riprogrammata.

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Reparti

Tecnicamente già dall’avvio della campagna vaccinale gli ospedali fungevano da centri “vaccinali” soprattutto per i pazienti cosiddetti “fragili” anziani over 90 trasferiti dalle Residenze sanitarie assistenziali. Ora si ritorna a promuovere la campagna di immunizzazione nei reparti al fine di incentivare la copertura totale o parziale. «Nessuno può obbligarli - spiega Claudio Mastroianni, primario di Malattie Infettive dell’Umberto I - ma praticamente su pazienti no Covid che non sono stati vaccinati e che decidono di intraprendere il percorso, garantiamo le dosi al momento delle dimissioni provvedendo poi a mantenerli in carico anche per i richiami». Tutti gli ospedali sono stati allertati e nella prassi «è sicuramente una buona idea - commenta il primario di Tor Vergata Massimo Andreoni nonché direttore della società italiana di malattie infettive - è un iniziativa intelligente perché anche se recuperi poco, il no-vax tenderà in ogni caso a restare tale, c’è la possibilità di aumentare la possibilità di convincimento a cambiare idea». 

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Nuovi casi

Che oggi sono arrivate a 6.314.817 (dato di ieri alle ore 19) con l’assessore d’Amato che di fronte all’impennata di contagi, a ieri 4102 casi, ha detto: «Meno male che abbiamo un alto tasso di copertura vaccinale, altrimenti gli effetti dei festeggiamenti li avremmo pagati salati. Non oso pensare a cosa sarebbe potuto succedere se il calo di tensione era accompagnato a una bassa copertura vaccinale. La vaccinazione completa previene il ricovero in terapia intensiva del 97% e i decessi del 95% secondo i dati dell’Iss». 

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