Roma, i presidi difendono la Dad: salute dei ragazzi a rischio

Sabato 24 Aprile 2021 di Camilla Mozzetti e Francesco Pacifico
Roma, i presidi difendono la Dad: salute dei ragazzi a rischio

«La legge tutela la salute pubblica. E in nome di questo le normative attuali ci permettono di non riaprire le scuole in presenza al 70 per cento. Vorremmo farlo, ma non riusciamo nel 40 per cento degli istituti di Roma a garantire il distanziamento tra gli allievi». Parola di Mario Rusconi, leader dell'Anp. Mancano 48 ore al ritorno in presenza nelle scuole per almeno due terzi degli studenti delle superiori, ma sono in pochi a scommettere su come verrà realizzato il rientro. Certo è, invece, lo scontro in atto tra i presidi e il direttore dell'ufficio regionale scolastico, Rocco Pinneri, che rappresenta il governo. Proprio il provveditore, in una nota, ha dato quattro giorni agli istituti per organizzarsi e concesso solo che non si potrà andare oltre il 75 per cento. Come ha ripetuto anche ieri mattina incontrando prima i presidi e poi la Prefettura, ha spiegato che può soltanto applicare le disposizioni dell'esecutivo e che al suo ufficio risultano da un monitoraggio (ma realizzato lo scorso settembre) soltanto 29 edifici in città privi di spazi sufficienti, che possono ottenere deroghe.

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I presidi sono diversa idea: denunciano che circa il 40 per cento degli istituti rischiano di restare in Dad al 50 per cento (e tra questi ci sarebbero scuole con molti iscritti come l'Amaldi, il Newton o il Gasmann), chiedono almeno una settimana per riorganizzare le lezioni, ma soprattutto hanno fatto non poche pressioni sulla Regione per ridurre al 50 per cento le presenze in aula e avere un'ordinanza ad hoc. E ci sono andati molto vicini dall'ottenerla. Ieri alla Pisana si sono riuniti i vertici regionali (presenti anche gli assessori Mauro Alessandri, Trasporti, e Claudio Di Berardino,Istruzione), ma quando la firma dell'ordinanza sembrava una formalità, sarebbe arrivato un diktat dal governo, che ha chiesto al Lazio di attenersi alle disposizioni regionali.
Di conseguenza, vale quanto ha scritto nella sua circolare Pinneri. Intanto, «prima possibile, in ogni caso nella settimana dal 26 al 30 aprile p.v., dovrà essere realizzato l'incremento del tempo-scuola in presenza». Per quanto riguarda «le scuole che non abbiano aule sufficienti, per numero e/o dimensione, ad accogliere il 70 per cento degli studenti in presenza nel rispetto dei protocolli di sicurezza, si attesteranno alla percentuale più elevata possibile di studenti in presenza». Ma dovranno attestare le loro problematiche entro giovedì mattina. Sempre Pinneri, forse anche per non esacerbare gli animi, ha spiegato che chi vuole andare «oltre il 70 per cento, dovrà chiedere la preventiva autorizzazione di questo Ufficio», per «raccordarsi con le aziende del trasporto pubblico locale».

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IL NODO MOBILITÀ
Perché il problema principale resta quello dei trasporti, con bus e metropolitane che continuano a registrare assembramenti al mattino e all'orario del rientro. Durante un vertice voluto dalla Prefettura non si sono fatti grandi passi avanti su questo fronte: Cotral e Astral aumenteranno di 20 corse quelle previste per le linee S con pullman privati e inizieranno il pomeriggio un'ora prima il servizio; Atac utilizzerà le giornate di lunedì e martedì per fare un monitoraggio e poi proverà ad aumentare le fermate sulle linee scolastiche; gli studenti che rientrano in presenza saranno collocati nel secondo orario d'ingresso, quello delle 10; difficilmente un istituto potrà superare il 75 per cento in presenza; torneranno in classe con certezza soltanto le quinte superiori e il sabato si farà lezione dove è già previsto. In una nota la Regione ha fatto sapere che rafforzerà il tracciamento Covid nelle scuole con i tamponi e di aver investito per aumentare gli autobus «52 milioni di euro, dei quali soltanto 33 messi a disposizione dal governo». Di più non ce ne sono per evitare un rientro che gioco forza sarà segnato dal caos.

 


 

Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA