Ucraina, la resistenza delle scuole: «In Dad da tutta Europa». Prof e studenti collegati dalle città in cui hanno trovato un rifugio

«Interrompiamo le lezioni solo quando sentiamo le sirene dell’allarme anti-aereo»

La resistenza delle scuole: «In Dad da tutta Europa». Prof in Ucraina e studenti collegati dalle città in cui hanno trovato un rifugio
di Lorena Loiacono
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Sabato 2 Aprile 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 19:23

Si preparano per la scuola, prendono i libri per la lezione e si collegano al computer: il professore è lì sullo schermo, che li aspetta, per iniziare a spiegare. Ma lui è in Ucraina, l’insegnante, mentre i suoi alunni collegati online sono in Italia, a Roma, ma anche in Germania, in Spagna e in Olanda. Un’intera classe che risponde all’appello e che, praticamente, è sparsa in tutta Europa ma con il cuore lì, in Ucraina, dove sono rimasti i professori. E la lezione va avanti così, per l’intera mattinata. 

L’allarme bombe

Si ferma solo quando dallo schermo arriva il suono, agghiacciante, dell’allarme delle bombe: il docente deve fermarsi, spegne e va via. Ma poi torna e tutto riprende, in un’apparente normalità. La scuola, ancora una volta, riesce a tenere uniti i ragazzi. E la didattica a distanza, la stessa che ha già aiutato gli alunni a studiare durante il lockdown nonostante i tanti problemi dovuti al Covid, ora scende di nuovo in campo e lo fa contro la guerra. È la storia di tanti ragazzi, tra quelli che a migliaia stanno arrivando in Europa: continuano a studiare, la loro vita deve andare avanti e vogliono continuare a seguire le lezioni. A fine anno in Ucraina non ci saranno gli esami, sono stati sospesi, ma si studia lo stesso proprio per guardare al futuro. Il modo più semplice per farlo, quello che negli ultimi due anni è diventato famigliare per tutti, è la didattica digitale. Basta un tablet e la classe è di nuovo unita, sembra quasi tutto come prima. 

In realtà non lo è, i compagni sono divisi da migliaia di chilometri e i docenti, rimasti in Ucraina, spesso sanno bene che la loro scuola non c’è più. Ogni giorno qualcuno si collega da un luogo diverso, online si fa lezione ma i ragazzi si raccontano anche quello che stanno vivendo. E così si va avanti a distanza, con la Dad. Ci sono anche tanti ragazzi, soprattutto i più piccoli, che in Italia si stanno inserendo nelle classi vere e proprie: lo fanno per conoscere nuovi compagni, per entrare in contatto con i coetanei e magari giocare con loro. Per la didattica però è tutto più complicato: per capirsi provano a parlare in inglese, usando i tablet per tradurre quel che si fa a scuola, o vengono aiutati dall’intervento di un mediatore che traduce nella loro lingua la lezione. 

Collegati online

Ma per poter studiare con i propri compagni e seguire i programmi dei professori, gli studenti si collegano online. E’ così, ad esempio, per Xenia e Myraslava: le due ragazze sono arrivate in Italia il 9 marzo dalla città di Kremencuk, nella parte centro-orientale del Paese, e hanno raggiunto una loro zia a Roma. Ora vivono con lei e con il resto della famiglia, nonne comprese. Hanno 14 e 15 anni, provano a portare avanti la loro vita e lo fanno anche attraverso la scuola. Hanno raggiunto la zia Irina grazie al Salvamamme che, a Roma, sta sostenendo le famiglie ucraine che arrivano e sta inviando qualsiasi tipo di necessità in Ucraina. Le due ragazze si collegano alle 8 di mattina e inizia la giornata: «Fanno lezioni di due ore e poi una piccola pausa – spiega Irina – così fino alle 14. Il pomeriggio si riposano e poi studiano per il giorno dopo. Proprio come erano abituate a fare a casa loro. Stanno facendo di tutto per portare avanti i programmi di matematica, scienze e storia. Loro vogliono tornare in Ucraina e per questo non accettano di restare indietro con la scuola».

I compagni di classe di Xenia sono 30 in tutto e sono divisi tra l’Italia, alcuni a Roma e altri a Bologna, la Germania e la Francia. Solo 5 studenti sono rimasti in Ucraina ma presto andranno via anche loro. Sono progetti che vengono raccontati tra compagni, dietro lo schermo del telefonino. Anche questo è un modo per restare in contatto. Molti docenti invece sono rimasti lì e ogni giorno si collegano, spiegano e interrogano. I ragazzi fuggiti dall’Ucraina spesso non hanno un computer e usano lo smartphone. 

Dall'Ucraina arrivano tre bambini, ma sono loro ad aiutare la scuola

Le associazioni

Ci sono anche associazioni che si stanno organizzando per sistemare computer e tablet usati: una volta trovato un alloggio e i vestiti, ci si occupa del pc e della connessione sia per comunicare con i parenti distanti sia per la scuola. Vitali e Maria, di 12 e 14 anni, sono arrivati in Italia il 10 marzo, in fuga dalla città di Cernivici, vicino al confine con la Romania. Ad accoglierli hanno trovato Valentina: «Sono ucraina e vivo da tre anni con mia figlia di 14 anni a Marino, vicino Roma. Ci siamo sistemate bene e ora vogliamo fare la nostra parte con chi ha bisogno di noi. Ho avuto in affido Vitali e Maria, sono figli di una coppia di militari, quindi i genitori sono dovuti restare in Ucraina. Ora i ragazzi stanno bene, per questo devo ringraziare Salvamamme e Croce Rossa, e stanno seguendo la scuola dallo smartphone, se riesco provo a fargli avere un computer. I ragazzi sono felici di vedere i compagni, ma non mancano i momenti difficili: ad un certo punto si sente la sirena che avverte dell’arrivo delle bombe. Il professore si scusa e lascia la lezione: deve andare a mettersi in salvo. Io, dall’altra stanza, sento quel suono e ho i brividi. Ma poi, dopo un po’, la lezione riprende normalmente: è tornata la calma». 

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