ROMA

Grata spostata, donna morì precipitando nel vuoto: a giudizio solo la ditta dei lavori

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Adelaide Pierucci

E' passata dalla vita alla morte mentre passeggiava su una strada carrabile. Un passo e Tiziana Laudani, una trentasettenne di Portonaccio, una sera del luglio 2016 è stata risucchiata nel vuoto per nove metri. Uccisa da una grata spostata, una fessura sul livello stradale di un parcheggio sotterraneo da anni in stato di abbandono a largo San Giuseppe Artigiano. Un magrebino che l'accompagnava si era salvato solo perché il suo schianto era stato attutito dal corpo dell'amica.



In una città piena di buche, voragini, avvallamenti quella morte assurda, evitabile, fece scalpore. Ed ora si scopre che a pagare per la mancata messa in sicurezza non saranno né il Campidoglio, né il Municipio ai quali dopo il fallimento della società costruttrice i patron tentarono, inutilmente, di riaffidare i terreni per la messa in sicurezza. Ma c'è un solo indagato e con l'accusa di omicidio colposo, è Gianluca R., il curatore fallimentare della Sile srl, la ditta titolare del diritto di superficie. Il gup Valerio Savio, nella stessa udienza, ha invece disposto il non luogo a procedere per l'altro indagato, il titolare di una ditta che aveva eseguito un intervento sul tratto in cui insistevano la serie di grate, tra cui quella rimossa e che ha causato la morte della passante.

La grata, che faceva parte dell'impianto di aerazione del parcheggio mai ultimato, era stata divelta chissà da chi da qualche giorno e ritrovata sotto al cantiere abbandonato. Per il pm Francesco Dall'Olio, titolare dell'inchiesta, sarebbe bastato un segnalare di pericolo e una appropriata protezione per salvare la malcapitata. Secondo la procura il curatore fallimentare e il titolare della ditta di manutenzione non avevano provveduto a garantire la messa in sicurezza della zona limitandosi ad apporre grate non vincolate. «Noi seguiremo con attenzione il processo - ha detto la sorella della vittima, Ombretta Laudani - Mia sorella è morta mentre camminava su un tratto di un piazzale non messo in sicurezza, a ridosso di una scuola, una chiesa, un oratorio. Sullo stato di degrado dell'area ci sono state decine di denunce rimaste inascoltate. E tuttora persiste lo stato di abbandono».

STATO DI ABBANDONO
Il parcheggio era in abbandono perché la ditta incaricata negli anni Ottanta non è mai riuscita a realizzarlo e, dopo degli intoppi con l'amministrazione, era anche fallita. Segnalazioni dei cittadini sui rischi sono state ignorate per anni. C'era anche stato un rimpallo di responsabilità tra Campidoglio, Municipio e Polizia Locale. In un carteggio del 2015, secondo il IV Municipio, la competenza spettava «al Dipartimento Mobilità Piani Parcheggi del Comune». Ma nessun intervento è stato poi eseguito. L'avvocato Sandra Aromolo, che assiste il marito della vittima, ha ricordato in udienza che Tiziana era una mamma ed ha lasciato un bimbo con disabilità: «Per noi tra gli indagati c'era un grande assente: il Comune».
  Ultimo aggiornamento: 08:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA