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Roma, buche in strada e fondi dirottati. I tecnici ammettono: «Lavori incompleti»

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Lorenzo De Cicco
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Roma, buche in strada e fondi dirottati. I tecnici ammettono: «Lavori incompleti»

IL CASO
Mentre il Campidoglio sfrutta gli incassi delle multe agli automobilisti per comprare mobili e detersivi, per arruolare facchini o per dare bonus stravaganti ai vigili urbani (come quello per tenere pulite le divise...), i tecnici che si occupano della manutenzione stradale nei municipi ammettono che se tanti lavori risultano «incompleti» o «eseguiti parzialmente» è proprio perché sono a corto di finanziamenti da parte dell'amministrazione centrale. Tutto annotato nelle carte al vaglio della Procura di Roma, che come svelato dal Messaggero ha aperto un fascicolo per abuso d'ufficio e ha già iniziato a sentire come persone informate sui fatti i dirigenti della Ragioneria e del Segretariato comunale. Il Codice della Strada lo dice chiaro: i proventi delle contravvenzioni, almeno il larga parte, andrebbero spesi per mettere le strade in sicurezza. Ma a Roma non sempre va così, anzi.

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L'inchiesta ha mosso i passi da un esposto del Codacons e proprio nelle carte consegnate ai pm dai consumatori, i responsabili della manutenzione dei distretti locali ammettono che i famigerati rattoppi sono spesso figli della scarsità di fondi che arrivano dal Comune. In un documento datato 29 agosto, il capo dell'Ufficio Manutenzione Stradale del Municipio V risponde così alle richieste del Codacons: «Allorquando si sostiene che ad un sopralluogo nei municipi IV, V e VIII, emergeva la parziale esecuzione dei lavori ovvero l'incompiutezza di alcune opere oggetto degli affidamenti posti in essere dal Comune di Roma, si ritiene che tale considerazione sottenda ad una valutazione integrale dei piani stradali, cioè la totalità del fabbisogno manutentivo», che «è molto distante ed imparagonabile alle disponibilità di Bilancio». Insomma, per rifare le strade a regola d'arte e su larga scala servirebbero ben altri investimenti. Scrivono ancora i responsabili della manutenzione municipale che per «una generale riqualificazione e adeguamento normativo dei sistemi viari» sarebbero necessari «importanti costi aggiuntivi». Che però non si vedono.

LE CONTRADDIZIONI
Chi decide quanti soldi stanziare? Il Comune, da solo. Ogni distretto territoriale «fruisce esclusivamente di risorse finanziarie derivate dall'Amministrazione Centrale», si legge nel documento del Municipio ora in mano ai pm. 
Quando si è saputo dell'inchiesta, il Campidoglio ha assicurato «massima collaborazione alla magistratura» e si è detto certo di avere «rispettato la legge», che prevede che i fondi vengano «destinati, nella misura del 50%, a interventi di manutenzione». In realtà il 50% è la quota minima, il Codice della strada dice apertamente che ogni ente locale è libero di «destinare in tutto o in parte la restante quota» alla viabilità. Al di là degli illeciti su cui dovranno far luce i magistrati, quindi, il Comune avrebbe potuto investire tutti gli incassi delle sanzioni per rimettere in sesto le strade. Anche perché gli stessi esponenti grillini hanno più volte lamentato la carenza di fondi. Però i proventi delle multe sono dirottati, in tanti casi, su tutte altre voci di bilancio.

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Basta spulciare i documenti del Campidoglio sulle «spese finanziate dai proventi delle contravvenzioni», per trovare le destinazioni più disparate: 500.149 euro per la «pulizia dei locali», altri 4.450 euro per i «materiali di consumo per la pulizia», tipo stracci e detersivi. E ancora: 208.128 euro spesi dal 2016 al 2018 solo per «accessori per uffici e alloggi»; 8.850 euro per la «manutenzione di beni mobili e arredi»; 26mila euro per un servizio di facchini; 57.828 euro per «armi e munizioni», addirittura 45mila euro per «musei, mostre e pinacoteche». Altri ancora per «generi alimentari». Con buona pace di automobilisti e centauri, costretti a fare slalom tra crateri e rattoppi.

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