Rebibbia, evasione da film con il tubo anti-incendio: i detenuti hanno segato le sbarre

Giovedì 4 Giugno 2020 di Michela Allegri e Marco De Risi

Una corda realizzata alla meglio, con le manichette antincendio annodate. Le sbarre della cella segate con una lima e il filo spinato fatto a pezzi con una tronchese. Poi, una fuga da film, l'ennesima, dal carcere di Rebibbia. In un clima di disattenzione generale, con l'allarme scattato in ritardo e nessuna sentinella a monitorare il muro di cinta. Un copione già visto troppe volte, all'interno del penitenziario romano dove negli ultimi anni si sono susseguite evasioni una più clamorosa dell'altra. Ieri, è stato il turno di due detenuti di etnia rom, accusati di reati contro il patrimonio e contro la pubblica amministrazione, dalla ricettazione alla truffa. Sarebbero dovuti restare in prigione fino al 2029. Si tratta di Lil Ahmetovic, 46 anni, croato, e Davad Zukanovic, 40 anni, di Olbia. Hanno studiato il piano per giorni e lunedì sera hanno messo a punto gli ultimi dettagli per cercare di risparmiarsi nove anni di carcere. A notte inoltrata, approfittando delle falle nel sistema di sorveglianza e della carenza di personale, hanno divelto le sbarre e calato la fune che li ha retti entrambi mentre scavalcavano indisturbati il muro di cinta. Gli agenti della Scientifica hanno già effettuato i rilievi e hanno catalogato tutti gli oggetti trovati nelle celle degli evasi e anche quelli abbandonati durante il percorso che porta alle campagne intorno a via di Rebibbia. Ahmetovic e Zukanovic hanno un profilo criminale basso: a condurli in carcere, oltre a una lunga lista di precedenti, anche il tentativo di spacciarsi per pubblici ufficiali, con tanto di distintivo taroccato.

Rebibbia, due detenuti evasi calandosi con la corda: ricerche in campi rom, stazioni e aeroporti
 

 

L'ALLARME
La cosa più grave è che l'allarme sarebbe stato dato molte ore dopo: nella tarda mattinata di ieri sono state avvisate sul territorio le pattuglie di polizia, carabinieri e guardia di finanza. E così i due hanno avuto tempo per nascondersi. Probabilmente qualcuno li aspettava all'esterno e li ha aiutati a fare perdere le loro tracce. E ora gli investigatori li stanno cercando ovunque. Sorvegliati speciali i campi rom, le stazioni, gli aeroporti e i confini con l'estero. La fotografia dei due fuggiaschi è stata spedita a tutte le forze dell'ordine, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda e ha già disposto l'acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza, che hanno immortalato movimenti anomali intorno alle tre di notte.

I SINDACATI
A dare la notizia dell'evasione sono stati i sindacati della polizia penitenziaria, corpo stremato dall'emergenza Covid all'interno dell'ambiente carcerario e che ha dovuto fronteggiare in questi mesi di crisi sanitaria anche le violente proteste dei detenuti. Il Sappe ha denunciato le carenze nella sicurezza della casa circondariale, sottolineando che i ricercati sarebbero stati «favoriti dal probabile mancato funzionamento del sistema anti-scavalcamento e dal fatto che non ci sono le sentinelle della Polizia Penitenziaria sul muro di cinta». Allarmi che non funzionano e personale sotto organico. Un mix che renderebbe impossibile garantire una vigilanza ottimale dell'istituto, mentre gli agenti raccontano di essere allo stremo delle forze e costretti a turni di lavoro massacranti. Mentre Gennarino De Fazio, della Uilpa, punta il dito sullo «stato di abbandono all'interno delle carceri», con i detenuti che, «se lo decidono, se ne vanno autonomamente senza neppure il vaglio di un giudice. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria è una nave che imbarca acqua in tempo di mare calmo e non è assolutamente in grado di reggere alle tempeste che ciclicamente lo investono».

LE REAZIONI
Dopo la diffusione della notizia, sono arrivate anche le reazioni della politica. La reazione più dura è stata quella dell'ex ministro dell'Interno: «Due detenuti sarebbero evasi da Rebibbia, sono due nomadi. Però sicuramente Bonafede non ne sa nulla e non è colpa sua, è colpa di Babbo Natale», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini.

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