Donna muore in ospedale: «È stata picchiata e violentata»

Donna muore in ospedale: «È stata picchiata e violentata»
di Adelaide Pierucci
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Sabato 16 Gennaio 2021, 01:22

Al momento del ricovero in ospedale aveva raccontato con un filo di voce di essere stata picchiata e stuprata pochi giorni prima, e precisamente la sera di San Silvestro, da due connazionali che non conosceva. E ieri è morta, in corsia, senza mai uscire dall’agonia. Ma la quarantenne romena di professione badante, da anni residente in zona Tomba di Nerone, rimasta uccisa probabilmente da calci e pugni, potrebbe non avere raccontato la verità, per coprire fino all’ultimo momento un compagno violento.

I segni sul corpo e soprattutto sull’addome, all’altezza del fegato, hanno spinto la procura, informata dai medici e dagli investigatori della Squadra Mobile, a ipotizzare un omicidio, o meglio una morte conseguente di un altro reato, i maltrattamenti. A sciogliere i dubbi due medici legali che, oggi, saranno incaricati a piazzale Clodio di accertare con l’autopsia le cause del decesso. 


La vittima, nel luglio scorso, aveva denunciato di essere stata presa a ceffoni dal compagno, minimizzando i fatti. A mettere in allerta gli agenti del commissariato Flaminio erano stati i vicini di casa, preoccupati dalle urla provenienti dall’abitazione. Di fronte agli investigatori, la donna, non potendo negare tutto, si era limitata a riferire di avere avuto delle liti col marito, screzi di routine. «Un paio di volte, mentre era un po’ ubriaco, mi ha sferrato una sberla - aveva sostenuto - Ma può succedere. Nessuna aggressione grave, potete stare tranquilli». La segnalazione, però, era scattato lo stesso e il nome dell’uomo era finito sul registro degli indagati. Dopo l’intervento, però, la donna aveva rifiutato di farsi assistere da un centro antiviolenza. Ora la morte sospetta getta delle ombre sulla cerchia dei suoi conoscenti, a partire appunto dall’ultimo compagno.


LA VIOLENZA


Sulle denunce presentate dalla donna, in procura erano già aperti due fascicoli. Uno per i maltrattamenti ammessi a luglio. E uno per la presunta violenza sessuale, che, in base a quanto riferito dall’interessata, avrebbe subito mentre era al lavoro il 31 dicembre. «Mi hanno aggredito due uomini - aveva raccontato al momento del ricovero - Mi hanno picchiata, volevano violentarmi. E io ho provato a difendermi inutilmente. Stavo al lavoro. Ho capito che erano dei miei connazionali. Ma non saprei riferire nulla di più preciso, non li conoscevo». Una versione che era ancora al vaglio degli investigatori. Stranamente la donna, infatti, non si era precipitata in ospedale dopo l’aggressione, ma solo nei giorni successivi, quando le sue condizioni erano ormai disperate.


L’ALTRA STORIA


Lo scorso maggio un’altra donna di nazionalità romena è stata massacrata di botte e abbandonata. I suoi piedi, già rigidi, sbucavano da una tenda piena di fagotti e di lattine di birra in un angolo del Parco dedicato a don Picchi, alla Montagnola. L’aveva notata per caso un passante con un cane al guinzaglio. Si è scoperto poi che la vittima si chiamava Maria e aveva 35 anni. Abitava lì, in uno spicchio di radura tra le aiuole, da mesi, non lontano da un’altra baracca occupata da lavavetri. Settimane dopo per l’omicidio, accertato solo dopo l’autopsia, è stato arrestato il compagno, ora appena spedito a giudizio. Spesso sbronzo e manesco, a poche ore dai fatti, aveva parlato di un’aggressione nei loro confronti, avvenuta all’alba, quando la vicina Cristoforo Colombo ancora non si popolava. E poi è sparito. Se ne era andato dal parco per trovare rifugio altrove. 

 

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