Covid Roma, al San Raffaele la tenda degli abbracci: così i bimbi possono stare insieme ai loro familiari

Roma, piccoli pazienti e familiari insieme: al San Raffaele la tenda degli abbracci
di Maria Lombardi
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Martedì 22 Dicembre 2020, 08:12 - Ultimo aggiornamento: 11:45

«Dopo tre mesi di ospedale il mio desiderio è riabbracciare mio papà». Firmato Aurora. «Ciao papino, non vedo l'ora di tornare a casa per poterti riabbracciare. Tua Lauretta». «Dopo due mesi grazie alla parete degli abbracci potrò riabbracciare mamma, la mia sorellina Penelope e il mio migliore amico Gabriele. Io e nonna vi spettiamo al San Raffaele». Cuori, alberelli, un bel sole e un delfino, Babbo Natale pensaci tu. Portaci un abbraccio, chiedono nelle letterine i piccoli ricoverati nel reparto di riabilitazione pediatrica e delle disabilità dello sviluppo dell'IRCCS San Raffaele di Roma. Le feste in un lettino, mancano le carezze di papà, nonni e fratelli, tenuti lontani dal Covid. Perché non stringersi sotto una tenda? Una parete trasparente che fa sentire il calore della braccia, al sicuro. La parete degli abbracci, la chiamano i bambini. Eccola, nella hall del reparto. Ci sono i braccioli morbidi a diverse altezze, per chi è in carrozzina.

Ieri i primi incontri ravvicinati. Thomas, 12 anni, in carrozzina, stringe la nonna a lungo, si aggrappa al collo e poggia la sua fronte sulla frangetta di lei, occhi negli occhi. Quanto l'ha desiderato. Quasi non s'accorge del velo di plastica che li separa. Luca 9 anni, una cicatrice in testa per l'operazione dopo un'emorragia cerebrale, si è sentito male mentre era a scuola, e ora si lascia stringere dalla mamma. Andrea 12 anni, da un paio di mesi ricoverato, è con il suo papà e non lo lascerebbe più. Flavia di anni ne ha 25, una paziente per disabilità di sviluppo (seguita fin da piccola e ancora in cura) sceglie di abbracciare la «mia» dottoressa, Claudia Condoluci.

LA SICUREZZA
I piccoli ospiti del reparto di via della Pisana rivedono - senza rischi di contagio - i familiari da cui sono stati separati dalla pandemia. Toccare, sentire la stretta è tutto per i bambini che a causa di disabilità gravi non riescono a parlare al cellulare. «Dopo un anno come questo senza abbracci, senza feste, senza nonni, senza giochi, un abbraccio, sia pure plastificato può fare la differenza», dice Amalia Allocca, coordinatrice delle direzioni sanitarie del Gruppo San Raffaele e direttrice sanitaria dell'IRCCS San Raffaele di Roma. «Non serve molto altro, serve il calore, serve la sicurezza che la tenda dà senza la distanza che il Covid impone. Serve il profumo degli affetti che nulla potrà mai cancellare». I parenti potranno entrare dopo in reparto aver fatto un tampone rapido, secondo un'agenda di appuntamenti fissati dai responsabili del Centro. I bambini potranno ritrovare gli abbracci che mancavano.

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