CORONAVIRUS

Roma, il coronavirus favorisce i Casamonica: due boss ai domiciliari

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Alessia Marani
A casa senza braccialetto elettronico per problemi di salute

Coronavirus Tra i quasi tremila detenuti che hanno potuto lasciare le carceri italiane e ottenere i domiciliari (o il trasferimento in comunità) per via dell'emergenza coronavirus, figurano anche due Casamonica finiti dietro le sbarre per estorsione un anno fa. Si tratta del sessantenne Guerrino Casamonica e del 71enne Guido. Il primo venne arrestato nel maggio dello scorso anno dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda, Michele Prestipino, insieme al suo sodale Marco Sutera, di 38 anni. Entrambi erano accusati di avere tentato di estorcere denaro, con l'aggravante del metodo mafioso, a due fratelli titolari di una concessionaria d'auto di via Tuscolana.

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Nella denuncia depositata, i fratelli romani raccontavano delle continue richieste subite dai due. Se volevano essere certi che il loro capannone venisse ultimato senza problemi avrebbero dovuto versare la somma di 10mila euro: tanto valeva la «protezione» che, solo a quel prezzo, i Casamonica, in virtù del nome, avrebbero garantito agli imprenditori. Guido, invece, fu arrestato nel giugno del 2019 dagli agenti della Squadra Mobile per avere truffato, derubato e minacciato un egiziano di quarant'anni che aveva preteso un regolare contratto di affitto. Quando questi (la scena fu ripresa da una microcamera della polizia) si recò all'appuntamento in casa di Guido e della cognata Luana, si vide puntare dall'anziano una pistola e si trovò con 700 euro di meno in tasca.

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La Procura, allora, contestò anche l'aggravante del metodo mafioso, non riconosciuta dal Riesame, poiché i due «non avrebbero speso il proprio cognome in aggiunta alle minacce», come sostennero gli avvocati. L'egiziano, in realtà, venuto poi a conoscenza della pericolosità dei Casamonica, provò a ritirare la denuncia e anche i due fratelli imprenditori si convinsero dopo tempo comunque intimoriti dalla nomea del clan a sporgere denuncia. Adesso, solo dopo un anno, sia Guerrino che Guido sono tornati a casa su decisione della Settima Sezione Penale del Tribunale di Roma. Entrambi hanno ottenuto i domiciliari, senza braccialetto elettronico, dopo avere presentato una istanza «motivata in base a ragioni di salute e terapeutici». I giudici nelle ordinanze di scarcerazione prendono atto con stessa formula che «il Casamonica, in prevalenza gravato da precedenti penali per reati contro il patrimonio, non è imputato per fatti di sangue, ha già scontato diversi mesi di carcere (...)», per poi stabilire, per Guerrino che «le sue condizioni di salute rendono obiettivamente difficili le cure in carcere, tenuto anche conto del grave stato di pandemia da coronavirus di recente dichiarato dall'Organizzazione mondiale della Sanità»; per Guido, «imputato ultrasettantenne», che «la circostanza impone una rivisitazione del quadro cautelare tenuto conto del grave stato di pandemia da coronavirus di recente dichiarato dall'Oms».

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Il coronavirus sembra avere accelerato la scarcerazione di altri detenuti di riguardo del sistema penitenziario romano. Come Marco Turchetta, ultrà della Lazio e amico fraterno di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, arrestato per droga e per cui la Cassazione, con sentenza 2234/2020 aveva rigettato l'istanza dei domiciliari ravvedendone «l'inadeguatezza» a causa della «possibilità pratica di intrattenere contatti con la filiera illegale», o Romano Malagisi arrestato perché in affari nel commercio della cocaina con la ndrina dei Gallace di Nettuno. Va detto che proprio ieri il garante nazionale per i detenuti, Mauro Palma, ha ricordato come non avere affrontato in precedenza la problematica di una adeguata assistenza sanitaria nel sistema penitenziario possa avere determinato «l'adozione di soluzioni che rischiano di essere percepite dalla collettività come segnale di inconciliabilità di tutela della salute, accesso alle cure e garanzia di effettiva sicurezza».

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