Peste suina a Roma, i cinghiali saranno abbattuti di notte. «Arruoliamo cacciatori»

Gli interventi saranno effettuati all’esterno della zona rossa. Il Commissario: «L’obiettivo è contenere l’infezione nelle riserve»

Peste suina a Roma, i cinghiali saranno abbattuti di notte. «Arruoliamo cacciatori»
di Flaminia Savelli
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 22:32 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 13:08

Abbattimenti notturni nella zona bianca con rilevazione di calore e visori notturni. E poi le squadre di cacciatori reclutati anche in Liguria e Piemonte dove il piano anti Peste suina africana è partito lo scorso dicembre. Così la cabina di regia attivato dall’unità di crisi regionale procederà per il piano di depopolamento. Un intervento mirato lungo il perimetro della zona rossa, 123 chilometri quadrati intorno al parco dell’Insugherata e un’area vicino al parco di Veio. Perché, come ha precisato il commissario straordinario alla Peste suina, Angelo Ferrari, l’obiettivo è «contenere l’infezione all’interno della zona rossa». Dunque i controlli e il depopolamento è stato ordinato nell’area di confine. Misure sempre più stringenti per arginare l’infezione che sta colpendo i suini selvatici: sono 8 quelli risultati infetti. Mentre continuano le incursioni dei branchi in città e si allunga la lista di quelli trovati morti. Ieri la segnalazione di un cucciolo di cinghiale in via Augusto Conti, a Monte Mario, è stato trovato senza testa. Lunedì (16 maggio) altri due esemplari morti sono stati trovati lungo la via Cristoforo Colombo: restano ancora da chiarire le cause del decesso. 

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IL PIANO DI SORVEGLIANZA
Le battute di caccia avverranno dunque all’interno della zona cuscinetto, perlopiù nelle ore notturne. I cinghiali verranno addormentati e successivamente soppressi. Quindi lo smaltimento che seguirà le procedure di bio contenimento a carico del servizio dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Lazio e dalla Toscana. La cabina di regia - composta dal Ministero della Salute, dalla Regione Lazio, dall’assessorato all’Ambiente e dalla Prefettura di Roma - ha predisposto ulteriori misure di sorveglianza. Così come si legge, l’ordinanza predispone «la ricerca attiva di carcasse di suini selvatici su base settimanale». Il compito sarà assegnato ai volontari e agli enti di gestione delle aree naturali. In questo caso, l’indicazione è di pattugliare le aree vicine ai corsi d’acqua e quelle densamente popolate. 

LA ZONA BIANCA
L’attenzione è altissima anche sugli allevamenti di suini. Nella zona infetta, è stato subito predisposta la macellazione per i 600 capi che erano nel cuore della zona rossa. Allo stesso tempo, è stato previsto il divieto di ripopolamento per i prossimi sei mesi. La disposizione ora prevede che tutti i capi vengano registrati e analizzati.

Con l’ordinanza, le misure di controllo sono state estese anche alla zona confinante alla zona rossa. Dove è stata ordinata «la ricerca di carcasse ogni due settimane». Per l’attività venatoria, in questo caso, «i capi cacciati possono essere destinati all’auto consumo se risultati negativi alla Psa». Le regole si allargano anche agli allevatori che dovranno garantire «ogni forma di recinzione per l’effettiva separazione tra suini selvatici e vita libera e suini detenuti in allevamento». In questo caso, l’ordinanza prevede controlli periodici che saranno coordinati dalla Prefettura di Roma. Che analizzerà i test, i campioni e i risultati delle battute di caccia. Le regole della nuova direttiva avranno una validità di sei mesi e un anno: «Sappiamo che i tempi per combattere questa infezione sono lunghi - ha annunciato Andrea Costa, il sottosegretario alla Salute - affinché la zona rossa individuata possa essere considerata sicura, dovranno trascorrere almeno 12 mesi dalla prima infezione accertata. Sarà una battaglia lunga ma abbiamo messo in campo tutti gli strumenti necessari».
 

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