Peste suina a Roma, nuova stretta, via agli abbattimenti dei cinghiali solo intorno alla zona rossa Otto contagi accertati

Sigillato il perimetro dell’area a rischio: i cinghiali non possono entrare né uscire

Peste suina a Roma, nuova stretta, via agli abbattimenti dei cinghiali solo intorno alla zona rossa
di Flaminia Savelli
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 07:51 - Ultimo aggiornamento: 12:24

Una zona cuscinetto super sorvegliata e una cabina di regia, coordinata dalla Prefettura di Roma, per il depopolamento selettivo dei cinghiali che partirà entro i prossimi 30 giorni. È stata presentato ieri il nuovo piano per arginare l’infezione di Peste suina africana, Psa. Al tavolo dell’unità di crisi hanno partecipato insieme al prefetto Matteo Piantedosi, il commissario straordinario Angelo Ferrari, l’assessora all’Ambienta Sabrina Alfonsi, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il sottosegretario alla Sanità, Andrea Costa. Un incontro che ha delineato tempi e modalità contro la diffusione della Psa: «Ci vorrà almeno un anno perché la malattia sia debellata» ha premesso il commissario straordinario Ferrari. L’ordinanza è stata firmata ieri in serata e da questa mattina entrerà in vigore. 


LA ZONA CUSCINETTO 
Intanto è salito a 8 il numero dei casi di peste suina accertati nella zona rossa delimitata: dopo il primo caso di infezione (il 5 maggio) i Guardiaparco del Sistema delle Aree Naturali Protette e i carabinieri forestali, hanno eseguito controlli e accertamenti registrando casi sospetti e carcasse. 


Il primo obiettivo fissato dall’unità di crisi è contenere l’infezione. Dunque: evitare che la peste sia trasmessa dai cinghiali ai suini. Ecco perché intorno alla zona rossa - 65 chilometri tra il parco dell’Insugherata e il parco di Veio - già da questa mattina si procederà con il monitoraggio e il controllo di eventuali carcasse. Il perimetro delineato, costituirà una sorta di zona cuscinetto entro la quale gli animali non potranno ne entrare ne uscire. «L’area sarà perimetrata con delle reti. Quindi con i veterinari e gli enti competenti studieremo il sistema di abbattimento selettivo» ha spiegato il presidente Zingaretti. Nella zona cuscinetto saranno dei cacciatori abilitati incaricati del depopolamento selettivo, così come è stato deciso per la Regione Piemonte dove i primi casi di Peste suina sono stati registrati lo scorso dicembre. «Il piano per l’abbattimento arriverà entro 30 giorni» ha confermato il sottosegretario Costa. 


«Stiamo ancora monitorando l’evoluzione dell’infezione all’interno della riserva - ha precisato il commissario straordinario Ferrari - se non uscirà dal Gra, all’interno dell’area rossa i cinghiali sono destinati a morire per auto estinzione». La Psa è infatti ha una mortalità nel 98% dei casi. Nella parte della riserva considerata infetta, sono state installate trappole e gabbie per i cinghiali. In questo modo sarà possibile procedere nelle prossime settimane con i test anche all’interno della zona rossa dove sono stati confermati poi i divieti, dall’organizzazione degli eventi ai pic-nic fino alla raccolta di funghi e tartufi. Ancora vietati trekking e mountainbike.
LE MISURE
L’incontro di ieri non ha definito solo la strategia di contenimento. Sono state anche chiariti procedure e interventi. A partire dalle carcasse: il centro carni avrà il compito di procedere con la rimozione delle carcasse che verranno destinate all’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. Ancora: disposizioni pure per gli allevamenti di suini. La cabina di regia è incaricata del controllo virologico di tutti i suini morti e dei casi sospetti. Pure in questo caso, le Asl saranno incaricate di eseguire test e analisi per accertare - o meno- la presenza dell’infezione. Infine, la procedura per l’installazione della rete lungo il perimetro dalla zona rossa. I 64 chilometri saranno delineati da una rete metallica, alta 1 metro e 30 centimetri, realizzata dalla Regione Lazio e dal Campidoglio. Mentre resteranno attivi i pattugliamenti notturni e diurni dei vigili urbani, uomini della Protezione Civile e volontari delle associazioni naturaliste. 
 

La nota di Coldiretti 

«Che Roma Natura sia inefficace, inefficiente e soprattutto inadatto a ricoprire il suo ruolo, non lo dico io, ma lo testimoniano i fatti, supportati dai dati». Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, risponde alla querelle con l’Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di Roma. “Lo dimostra il numero di cinghiali catturati - prosegue Granieri - che complessivamente in tutto il 2021 sono stati solo 99 e peraltro solo in un’area protetta, quella della Riserva della Marcigliana. Nessuna cattura, da quando è stato approvato il Piano, è avvenuta nelle aree di Roma nord relative all’Insugherata, al Pineto e a Monte Mario”.

Il piano di controllo dell’Insugherata, approvato nel febbraio 2020, “prevedeva 50 catture all’anno nelle zone agricole - aggiunge Granieri - nelle quali, ad oggi, non se ne conta neanche una, a differenza di altre aree protette del Lazio in cui è stato dato il via libera alle all’abbattimento dei cinghiali anche con l’attività di sparo prevista dalla normativa regionale”.

E ancora, sottolinea Granieri: “Nel parco del Pineto e nella Riserva Naturale di Monte Mario - conclude Granieri - non erano previsti obiettivi numerici, ma solo, genericamente, catture per risolvere situazioni critiche. Da quanto ci risulta è stato chiesto di recente a Romanatura dagli organi competenti di attuare il piano non attuato e di rivedere gli obiettivi di prelievo per il Parco del Pineto e Monte Mario, considerato che dal 2020 la situazione nelle aree più urbanizzate è molto cambiata. Tutto questo non può che testimoniare il lassismo di questi anni, che peraltro è sotto gli occhi di tutti”.

E conclude: “E’ necessario che la Regione Lazio proceda con un commissariamento e un cambio al vertice di Roma Natura”.

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