Roma, centri sociali morosi: «Sei vanno sgomberati»

Venerdì 12 Luglio 2019 di Stefania Piras

Piuma o ferro. Pugni o carezze. È la solita storia dei due pesi e due misure. C'è chi occupa e si merita la ruspa e c'è chi occupa e rimane lì perché morettianamente «fa molte cose, cinema teatro, fotografia, musica». Anche se è senza titolo e stando lì accumula debiti. Parliamo di quattro milioni e mezzo di euro che Roma capitale dovrebbe recuperare da realtà come l'Angelo Mai o l'associazione E.S.C. E invece niente. Il Comune si accontenta delle morosità perché considerate a fin di bene, pardon «occupazioni culturali».
La guerra in corso dentro il Dipartimento Patrimonio verte proprio su questo. E il direttore Aldo Barletta, che stanno per trasferire peraltro, lo aveva detto in modo molto chiaro in una lettera a cui non è mai stato dato seguito. Il 16 aprile scorso Barletta ha inviato una nota al gabinetto della sindaca, al delegato per la sicurezza Marco Cardilli, al comandante della Polizia Locale Antonio Di Maggio, all'assessore Rosalba Castiglione e al vice direttore generale Roberto Botta.

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IL DOCUMENTO
L'obiettivo? Semplicissimo e un po' banale. Eppure caduto miseramente nel vuoto. La mission impossibile era la riacquisizione di beni immobili che appartengono a Roma Capitale «occupati senza titolo dai cosiddetti Centri Sociali», come recita l'oggetto della nota urgente di Barletta, uno che non ama le sfumature e forse per questo è diventato scomodo, e forse per questo è anche partita una raccolta firme interna al Dipartimento tra gli impiegati per scongiurare il suo trasferimento.
Nella nota il dirigente chiede la calendarizzazione degli sgomberi di sei centri sociali specificando, ci sono le ingiunzioni numerate, i debiti che hanno accumulato con l'amministrazione capitolina. L'Angelo Mai, l'associazione Probasis, che grazie alla mediazione del vicesindaco Luca Bergamo evitò lo sgombero quasi un anno fa, deve 847 mila euro. L'Intifada che sta in via di Casal Bruciato è sotto di oltre due milioni di euro. Quelli di Rosso 2000, meglio conosciuti come Corto Circuito nel Municipio VI, devono quasi un milione di euro. Sul centro sociale La Locomotiva risulta un debito di 110 mila euro. L'E.S.C. dovrebbe sborsare 212 mila euro e l'associazione Astra 249 mila euro. Totale: 4 milioni e 387 mila euro. I bene informati raccontano che il capo del Dipartimento ha agito anche perché ci sono verbali della Polizia Municipale che attestano attività di somministrazione all'interno dei centri sociali svolte senza titoli e comunque che non appartengono alla sfera culturale.

L'ATTIVITÀ
Sono bar senza le incombenze dei bar tra tasse e licenze. In altre parole, concorrenza sleale. I verbali non sono stati impugnati e il direttore di un Dipartimento non può non tenerne conto. Anzi, ha scritto anche alla procura. Ma soprattutto ha deciso di chiedere il pagamento del canone. «Stante il rilevante credito vantato dall'Amministrazione e lo svolgimento di attività non consentite da parte delle associazioni così come accertato dalla Polizia Giudiziaria - scrive Barletta - è imprescindibile per il ripristino della legalità una calendarizzazione degli sgomberi». C'è stata solo una laconica risposta del delegato alla sicurezza Marco Cardilli che ha passato la palla alla prefettura. Insomma, questa calendarizzazione deve passare attraverso il tavolo per la sicurezza. E pazienza per i quattro milioni, e via con lo sgombero del Cardinal Capranica secondo cronoprogramma.
 

Ultimo aggiornamento: 09:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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