Sapienza, un centro sociale occupato nell’ateneo: la cabina di regia dei rave illegali

Martedì 25 Giugno 2019 di Marco Pasqua
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Sapienza, un centro sociale occupato nell’ateneo: la cabina di regia dei rave illegali

Il bancone per spillare birre è all’entrata, accanto al muro ricoperto dal graffito gigante “Sapienza Clandestina”. Un ragazzo riposa su una sdraio da mare, ventilatore puntato contro. Al “Tre serrande”, centro sociale occupato dentro la città universitaria, in viale Regina Elena, la vita va avanti, nonostante l’inchiesta sul rave maledetto, l’ultimo di una lunga serie, quello nel quale ha perso la vita Francesco Ginese.

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«Ci voleva il morto», è il commento di quegli studenti che non riuscivano a spiegarsi come fosse possibile mettere su una festa con migliaia di partecipanti, senza avere alcuna autorizzazione. Poco distante, in viale dell’Università, davanti alla cancellata che il 26enne foggiano ha tentato di scavalcare, ferendosi a morte, qualcuno ha lasciato una rosa rossa. Per terra ci sono ancora le chiazze di sangue. A poche centinaia di metri da quel punto, gli antagonisti si ritrovano in quella che è la vera cabina di regia delle feste abusive: il “Tre serrande”, struttura occupata nell’ottobre del 2014 dal gruppo denominato “Sapienza clandestina”, all’interno del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia. Un’occupazione documentata su Youtube, da parte di alcune decine di ragazzi dei collettivi, tutti a volto scoperto. Le denunce sembrano non scalfirli. 
 

 

LE FESTE NON SI FERMANO
Oggi questo centro sociale, dove si mettono a punto i djset che trasformano La Sapienza in una disco abusiva, pensa già a come organizzare il prossimo evento. La data è fissata: 11 luglio, viale Regina Elena 336, cena popolare curda, a seguire notte dance (“Libertà per tutti gli antifà”, scrivono sulla pagina dell’evento, dove compare anche la sigla anti-polizia Acab). The show must go on. Non c’è spazio per l’emotività tra i leader di Sapienza Clandestina, quasi tutti schedati dalla Digos per i precedenti penali. Tra questi ci sono anche i 21 indagati responsabili delle ultime feste abusive. Su questi rivoluzionari spacciatori e consumatori di spinelli e cocktail a basso costo, si sono concentrate le attenzioni dell’Antiterrorismo, visto che tra queste mura si gestiscono i rapporti con alcuni centri sociali romani.

Sicuramente lo Strike, a Portonaccio, e poi l’Ex Snia, Spin Time Labs, Acrobax a Ostiense e il Progetto Degage (dopo lo sgombero del 2015 di una palazzina occupata di via Antonio Musa, i ragazzi di questo gruppo sono confluiti in Sapienza Clandestina). Hanno poco potere aggregante, fuori dall’università, ma hanno scoperto un modo facile di fare soldi: pretendere dalle migliaia di persone richiamate dalle loro feste un ticket di ingresso. Talvolta organizzano anche proiezioni cinematografiche (pure queste abusive). Gli introiti sono tutti esentasse. I soldi, dicono, vengono usati per sostenere le spese legali degli “antifà”. Difficile smentirli, visto che non esiste alcuna documentazione.

«Sono quelli delle feste», dice uno studente che cammina al Pratone, poco distante, indicando l’area del “Tre serrande”. Partiti con il sogno di “cambiare” l’università, sono finiti ad organizzare rave abusivi, divenendo faro dell’antagonismo universitario, tutto gin & soda, perché con l’alcol le rivoluzioni riescono meglio. C’è una rete che lega Sapienza Clandestina ai collettivi di Lettere (che hanno occupato l’Aula VI) e a quelli di Scienze Politiche (qui è stata presa l’Aula professori): tra adesivi anti-salviniani e graffiti post sessantottini, queste due aule sono la succursale dei centri sociali romani.

«In quelle aule non vai certo per studiare», commenta qualcun altro che preferisce rimanere alla larga da queste tappezzate di sticker e poster poco universitari. Gli antagonisti sembrano conoscere bene la vigilanza dell’ateneo: venerdì sono riusciti a convincere i guardiani a farli entrare con le auto per scaricare l’attrezzatura per il rave. In cima alla lista dei loro nemici, oltre al ministro Matteo Salvini, c’è il rettore, Eugenio Gaudio: a quest’ultimo viene rimproverato il regolamento per l’organizzazione degli eventi, giudicato troppo duro. «Tanto non lo rispettiamo», scrivono gli antagonisti. Che, neanche il giorno dopo la morte di Ginese sono disposti a fare autocritica. Anche se qualcuno, tra di loro, sui social, accusa: «Un pensiero va ai movimenti che organizzano feste a sottoscrizione libera, ma con banchetto all’ingresso, per cui se non hai monete non entri». 

Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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