ROMA

Casamonica in guerra con la camorra: «Je da fastidio che noi proteggemo Roma»

Martedì 16 Giugno 2020 di Stefania Piras
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«Perché i Casamonica proteggono Roma, invece hanno stufato, i napoletani vonno entrà, la camorra vò entrà a Roma e i calabresi vonno entrà a Roma, je dà fastidio perché noi proteggemo Roma». Così Guido Casamonica, figlio di Ferruccio, in un'in un'intercettazione tercettazione si lamentava dei provvedimenti giudiziari emessi nei confronti di altri membri del clan, sostenendo che l'annientamento dell'organizzazione fosse finalizzata a consentire alle organizzazioni forti di mettere le mani su Roma. «Devono far entrare le organizzazioni forti a Roma ecco perché ce vonno distrugge a noi». I Casamonica dunque sentono di avere un primato e parlano di un "protettorato" sulla Capitale, per questo si scagliano contro le infiltrazioni di camorra e 'ndrangheta: temono di essere spodestati. 

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Gli atteggiamenti di prevaricazione, le minacce e i metodi violenti sono stati ampiamente documentati dalle operazioni di intercettazione.  Ferruccio Casamonica, dinanzi alle giustificazioni di un usurato, esprime senza mezzi termini le gravi conseguenze fisiche scaturenti dai mancati pagamenti: «Senti..mo scenno lo sai dove te butto io a te? … mò te darei na bastonata in testa..te spaccherei la testa!!.....le mascelle te romperebbi io!!». Ancora, Christian Casamonica, minaccia pesantemente la propria vittima, colpevole di non aver consegnato il denaro: «Ma tu non ci credi io che ti faccio a te tu a me me sa che non mi... … tu a me...tu non vuoi crede che se voglio io ti prendo...non vuoi capire». Inoltre, non contento delle rassicurazioni fornite dall’usurato, continua a intimorire l’interlocutore dando seguito a una serie di imprecazioni: «Mi hai rotto il cazzo...mi hai rotto il cazzo...mi hai rotto il cazzo...bocchinaro...mi hai rotto il cazzooo...come te lo devo dire che mi hai rotto il cazzo? che hai deciso?».

Le intercettazioni sono state fondamentali per questa indagine. Come anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui un interno alla famiglia che ha potuto tracciare l'organigramma del sodalizio, riferire in merito alle attività malavitose e, soprattutto, spiegare le dinamiche interne alla consorteria, impossibili da ricostruire in altro modo considerato l'utilizzo del sinti, lingua difficilmente decifrabile.

L’ingerenza del sodalizio finalizzata all’acquisizione delle attività commerciali è risultata poi dal contenuto dei dialoghi intercettati, molti dei quali assolutamente espliciti, idonei a comprovare l’obiettivo, poi attuato, di acquisizione del Leon Bar, bar tabacchi con licenza per slot machine, al quale è annesso anche un distributore di benzina. Altrettanto eloquenti i dialoghi inerenti l’obiettivo preordinato di Christian Casamonica di costituire una società per la gestione del bar, amministrata dalla compagna Griselda, nonché di affidare la predetta gestione all’indagato Pace, che ha anche contribuito all’attività preordinata all’attribuzione fraudolenta. Altra vicenda riguarda l’intestazione fittizia delle quote sociali della “GG.AA.S srl”, società tramite la quale Guerrino e Sonia Casamonica hanno gestito in modo occulto l’esercizio commerciale denominato “Degustazione 14”, in via Gioacchino Volpe.

Le dichiarazioni hanno consentito di attestare l'esistenza di un sodalizio criminoso caratterizzato, nel suo operare, da modalità evidentemente mafiose. Tutti i collaboratori sono stati d'accordo nel definire i Casamonica un sistema complesso costituito da più nuclei familiari, collegati tra loro in maniera orizzontale e non verticistica, dediti a numerose attività criminali, i quali, pur essendo autonomi, sono sempre pronti a unirsi qualora vi sia necessità di far fronte a pericoli o minacce provenienti dall'esterno, in quanto legati da un comune senso di appartenenza alla medesima famiglia. La conferma della struttura orizzontale e dell'autonomia delle diverse famiglie che compongono il clan Casamonica, proviene direttamente dalle intercettazioni svolte nel corso delle indagini. Significativa in tal senso è la conversazione in cui il fedelissimo sodale Daniele Pace, rispondendo al suo interlocutore sull'importanza del sodalizio criminale al quale appartiene, asserisce esplicitamente «a Roma? la prima!», confermando inoltre l'assenza di una compagine piramidale: «ma non c'hanno una piramidale loro».
 

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