Alessia Piperno, romana arrestata in Iran: «Vi prego, fatemi uscire». Era sparita da 4 giorni. Il papà: «Siamo molto preoccupati»

Ieri è riuscita a chiamare i genitori dal carcere di Teheran. «Sto bene, ma sono preoccupata. Hanno preso anche alcuni miei amici stranieri»

Alessia Piperno, romana arrestata in Iran: «Vi prego, fatemi uscire». Era sparita da 4 giorni
di Alessia Marani
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 00:20 - Ultimo aggiornamento: 11:57

Ore di angoscia per Alessia Piperno, romana, trent’anni, arrestata in Iran. Ieri mattina dopo quattro giorni di silenzio assoluto in cui non aveva più fatto avere sue notizie, ha telefonato ai genitori che abitano nel quartiere Colli Albani, sull’Appia, piangendo disperata: «Mi hanno arrestato, sono in un carcere a Teheran. Vi prego aiutatemi». La ragazza ha raccontato alla mamma Manuela e al papà Alberto di avere «fatto il diavolo a quattro» per ottenere la possibilità di avvisarli di ciò che le era successo chiamando da un telefono messo a sua disposizione. «Sto bene, ma qui ci sono persone che dicono di essere dentro da mesi e senza un motivo, temo di non uscire più, aiutatemi», il suo grido disperato. Appena chiusa la conversazione, i genitori si sono precipitati alla Farnesina per informare le autorità competenti della drammatica vicenda. Il ministero degli Esteri sta seguendo il caso, così come l’Ambasciata italiana a Teheran.

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Ieri sera, tuttavia, non era stato ancora possibile individuare in quale carcere la giovane sia trattenuta. Nella capitale iraniana le prigioni sarebbero numerose e non sarebbe così facile poterle contattare tutte. Alessia, da quanto ricostruito finora, sarebbe stata arrestata il giorno del suo compleanno, mercoledì scorso. Di buon mattino aveva ricevuto la telefonata puntuale del papà per gli auguri. «Era contenta, stava aspettando che anche i suoi amici uscissero dalle loro camere in ostello per andare tutti insieme a festeggiare in un pic-nic - racconta Alberto che, ai Colli Albani, è titolare della storica libreria Di libro in libro - avrebbe passato la giornata con un amico francese, un polacco e una ragazza iraniana». Ma il telefono di Alessia dalle 12 non emetterà più alcun segnale, anche le sue chat restano inchiodate a quell’ora. Passano i giorni. I genitori pensano che le linee siano bloccate per via delle rivolte che stanno animando il Paese dopo la morte delle giovani Mahsa Amini e Hadish Najafi, uccise dal regime. Ma sono più delle giustificazioni che si danno, sanno che Alessia che è sempre in viaggio li chiama e li cerca costantemente, anche solo attraverso messaggi o i social. «Se non avesse chiamato lei oggi (ieri, ndr) - dicono - saremmo comunque andati ad avvisare la Farnesina perché in sei anni di viaggi per il mondo non era mai passato tanto tempo senza sentirci». 

L’APPELLO

Sui social la famiglia ha condiviso un accorato appello: «Ci siamo subito mossi con la Farnesina, abbiamo chiamato l’ Ambasciata italiana a Teheran. Ma ancora non sappiamo niente, neanche il motivo della reclusione. Ci dicono che si stanno muovendo…. E noi genitori, e il fratello David, non riusciamo a stare con le mani in mano. Non si può stare fermi quando un figlio ti dice “ vi prego, aiutatemi “ … Voglio che si sappia e che questa notizia raggiunga più persone possibili, magari arrivare a quella giusta che può aiutarci», il post del papà. 

 

Alessia aveva studiato al liceo Scientifico, il quarto anno lo aveva frequentato negli Usa. Il suo amore per i viaggi da sei anni la tiene lontana da casa, dove torna ogni tanto. In Iran era da due mesi e stava aspettando di potere rientrare in Pakistan. Ma aveva vissuto anche in Australia, in Islanda, a Panama, in Nicaragua, solo per citare alcune delle tappe del suo lungo peregrinare per il mondo. Riusciva anche a lavorare, utilizzando una piattaforma americana da freelance che le permetteva di organizzare viaggi o operare come segretaria a distanza. «Nostra figlia è una ragazza spinta dall’amore per la conoscenza delle culture e dei popoli, la sua felicità è nel viaggiare - raccontano ancora in casa -. Se la cavare in tutte le situazioni, ma non è una spericolata. Anzi, è sempre molto attenta ed è animata da un grande rigore morale. Non tocca alcolici o, peggio, droghe. Per questo, a maggior ragione, non sappiamo spiegarci che cosa le possa essere accaduto». 

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