Ucciso al Gianicolo per musica troppo alta, confermata condanna a 14 anni

Martedì 22 Marzo 2016

È stata confermata in appello la condanna a 14 anni di reclusione inflitta a Joseph White Clifford, l'indiano di 59 anni che nel febbraio 2014 uccise il 30enne romano Carlo Macro colpendolo con un cacciavite. La sentenza è stata emessa dalla I Corte d'assise d'appello, i cui giudici hanno confermato la decisione con la quale la I Corte d'assise nel giugno scorso aveva condannato White Clifford, concedendogli le attenuanti generiche, ma escludendo l'aggravante dei futili motivi.
 

Secondo l'accusa l'omicidio sarebbe maturato per il fastidio alla musica alta proveniente dall'autovettura dalla quale Macro - che si accompagnava col fratello - era sceso per un bisogno fisiologico dopo aver passato la serata con amici. White Clifford abitava in una roulotte su un piccolo spiazzale lungo una strada che porta al Gianicolo; secondo l'accusa, s'infastidì per l'alto volume della musica proveniente dall'auto che lo aveva svegliato. Ci fu un diverbio, al termine del quale l'indiano sferrò alcuni fendenti con un cacciavite di circa 30 centimetri che utilizzava per chiudere la porta della sua roulotte.

Colpì Carlo Macro al torace. Il fratello del giovane, seppur sotto choc, ebbe la forza di caricare il ragazzo in auto e correre verso l'ospedale; Carlo Macro però arrivò già morto. Joseph White Clifford fu arrestato; ai carabinieri confermò l'accaduto, sostenendo però di essere stato aggredito e di aver afferrato quel cacciavite al solo scopo di respingere il suo aggressore, che a suo avviso si era autoinfilzato. Tesi, questa, non creduta dai giudici che lo hanno condannato a 14 anni di reclusione per omicidio, con sentenza adesso confermata in appello.

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 08:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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