Questione Capitale IL RUOLO E LA FORZA DI UN GIORNALE

di Virman Cusenza
Il Messaggero vuole essere il difensore civico dei suoi lettori, lo abbiamo sempre detto. Ieri se ne è avuto un esempio chiaro ed eloquente. Il nostro primo articolo di denuncia dello scandalo Tor di Valle, ovvero dell’affaire del nuovo stadio, è dell’11 luglio del 2014. L’ultimo di martedì scorso con la pioggia di ricorsi, alcuni firmati addirittura dagli ex artefici dell’operazione calcistico-immobiliare. I nove arresti e la corposa inchiesta di ieri della Procura di Roma, al netto della sua evoluzione e del sacrosanto principio garantista a tutela degli indagati, dimostrano quattro anni dopo quanto le nostre denunce fossero tempestive e motivate. Il pasticcio, le ombre e le infrazioni della legalità le abbiamo semplicemente viste, mentre stavano per materializzarsi. 

Mentre il progetto Tor di Valle cambiava nelle proporzioni e nei suoi allarmanti dettagli; mentre le giunte capitoline si alternavano (da Marino alla Raggi), noi siamo andati avanti (nonostante critiche e attacchi) nel raccontare, puntualmente, ogni stortura di cui fossimo a conoscenza. Non ci convincevano la localizzazione dell’area (per i suoi palesi rischi idrogeologici), le evidenti ombre di speculazione, nonché l’assenza di infrastrutture imprescindibili - come il ponte sul Tevere - per un impianto che, oltre ad essere raggiungibile dai romani, dovesse non essere d’ostacolo alla mobilità della Capitale. Una differenza solare ed eclatante con altri progetti di stadi appartenenti (questi sì) a società calcistiche a Torino e altrove.

Abbiamo combattuto dunque una battaglia a tutela della città. Ma anche dei suoi tifosi, evitando di trattarli come pedine per spettacoli circensi a beneficio dei furbi di turno e dei poteri marci (politici e imprenditoriali) attorno a loro ruotanti. Ma quanto dobbiamo aspettare ancora perché Roma guardi al futuro con occhi nuovi?
 
Giovedì 14 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 00:10

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 10 commenti presenti
2018-06-15 12:55:52
Aaah Virman, nun fa er furbetto..
2018-06-15 11:24:31
nemmeno una riga sulla vela di tor vergata costataci 200 milioni e mai realizzata? chissà perchè
2018-06-15 10:51:38
Dove sono andati a finire tutti i commenti di ieri? La stragrande maggioranza di essi non concordava con l'articolista. Paolo Diamante Roma
2018-06-15 12:36:05
Quale? Quello leggermente autocelebrativo che "campeggiava" in prima pagina tra le notizie più importanti di ieri? Se si riferisce a quello, e credo proprio di si, è stato "già" archiviato per essere sostituito da questo, identico sia nel titolo che nei contenuti, ma molto più discretamente inserito tra i sottotitoli dei sottotitoli della notizia del momento. Distrazione? Modestia? O semplicemente "ruolo e forza di un giornale"? Chissà!
2018-06-15 09:58:23
Mmmhhhh.... posso essere d'accordo sulla linea editoriale di ricerca della trasparenza e dell'attenzione alla cosa pubblica ma quando sento argomentare circa rischio idrogeologico, salvaguardia della tribuna dell'ippodromo, ambiente riproduttivo dela raganella laziale, etc, beh... non riesco a trattenermi dal commentare. Allora:...ci si trovava di fronte ad un intero quadrante semiabbandonato e si aveva L'OPPORTUNITA' D'ORO di recuperarlo interamente COI SOLI capitali di investitori stranieri (senza cioè un solo Euro pubblico) che oltre alla messa in sicurezza si sarebbero fatti anche carico della realizzazione e potenziamento delle infrastrutture a servizio dell'area. La logica contropartita consisteva nella possibilità di edificare oltre allo stadio ed un parco anche e soprattutto strutture ad uso commerciale (le tre torri in primis) da vendere o affittare come compensazione dell'investimento sostenuto (si trattava pure sempre di investitori e non di una ONLUS). Parlare di rischio idrogeologico significa speculare sull'ignoranza popolare: non si sono mai registrati cavalli affogati a Tor di Valle e le piogge copiose dell'ultimo inverno non hanno causato esondazioni in quela zona (a differenza di altre parti lungo il corso del Tevere). Ci si è inventati DI TUTTO pur di intralciare l'arrivo di capitali privati... ci si è attaccati alle "sacre sabbie" dell'ippodromo, si è arrivati a definire "gioiello architettonico" un mucchio di eternit fatiscente... ci mancava poco che arrivasse il WWF in difesa della pantegana nostrana dichiarandola specie a rischio. Le chiacchiere stanno a zero: i soldi ce li mettevano gli investitori e "noi" (intendo cittadini, stampa e pubblica aministrazione) avremmo SOLO DOVUTO ESAMINARE, EVENTUALMENTE APPROVARE E POI VIGILARE sulla qualità delle opere, sulla loro efficienza e sulla bonifica e messa in sicurezza dell'area. "Invece" si è preferito comportarsi da comunisti avversando il capitale privato ed arrivando addirittura a dare in carico le infrastrutture (strade, ponti, svincoli) alla Pubblica Amministrazione (quindi a spese nostre) pur di ridurre il margine di business degli investitori. Adesso si è fermato tutto, si parla di corruzione e ci credo... si... ci credo perchè con tutte le argomentazioni contro, tutte le denuncie da parte di ogni tipo di associazione, con la pioggia di ricorsi in essere e queli minacciati, coi ritardi già accumulati (parliamo di anni e non di mesi), beh... sono convinto che qualche telefonata per accelerare le pratiche sia partita e sono anche convinto che non si aspettava altro. Bene... e adesso teniamoci quell'acquitrino per altri 50 anni, gioendo per aver salvato l'habitat di rane e ratti (ma anche di prostitute e spacciatori) e godendoci visite guidate tra i ruderi dell'ippodromo. Dopo questa ennesima lezione, penso che chiunque intenda investire capitali si guarderà bene dal farlo in Italia e soprattutto a Roma.
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