Questione Capitale IL RUOLO E LA FORZA DI UN GIORNALE

Giovedì 14 Giugno 2018 di Virman Cusenza
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Il Messaggero vuole essere il difensore civico dei suoi lettori, lo abbiamo sempre detto. Ieri se ne è avuto un esempio chiaro ed eloquente. Il nostro primo articolo di denuncia dello scandalo Tor di Valle, ovvero dell’affaire del nuovo stadio, è dell’11 luglio del 2014. L’ultimo di martedì scorso con la pioggia di ricorsi, alcuni firmati addirittura dagli ex artefici dell’operazione calcistico-immobiliare. I nove arresti e la corposa inchiesta di ieri della Procura di Roma, al netto della sua evoluzione e del sacrosanto principio garantista a tutela degli indagati, dimostrano quattro anni dopo quanto le nostre denunce fossero tempestive e motivate. Il pasticcio, le ombre e le infrazioni della legalità le abbiamo semplicemente viste, mentre stavano per materializzarsi. 

Mentre il progetto Tor di Valle cambiava nelle proporzioni e nei suoi allarmanti dettagli; mentre le giunte capitoline si alternavano (da Marino alla Raggi), noi siamo andati avanti (nonostante critiche e attacchi) nel raccontare, puntualmente, ogni stortura di cui fossimo a conoscenza. Non ci convincevano la localizzazione dell’area (per i suoi palesi rischi idrogeologici), le evidenti ombre di speculazione, nonché l’assenza di infrastrutture imprescindibili - come il ponte sul Tevere - per un impianto che, oltre ad essere raggiungibile dai romani, dovesse non essere d’ostacolo alla mobilità della Capitale. Una differenza solare ed eclatante con altri progetti di stadi appartenenti (questi sì) a società calcistiche a Torino e altrove.

Abbiamo combattuto dunque una battaglia a tutela della città. Ma anche dei suoi tifosi, evitando di trattarli come pedine per spettacoli circensi a beneficio dei furbi di turno e dei poteri marci (politici e imprenditoriali) attorno a loro ruotanti. Ma quanto dobbiamo aspettare ancora perché Roma guardi al futuro con occhi nuovi?
  Ultimo aggiornamento: 00:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA