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Ostia, la parabola triste della "perla sul mare": dai set di Fellini ai bravi della Magliana

Ostia, la parabola triste della "perla sul mare": dai set di Fellini ai bravi della Magliana
di Mario Ajello
3 Minuti di Lettura
Venerdì 10 Novembre 2017, 08:16
Un'altalena. Anzi, Ostia è un pendolo. Che adesso sta precipitando tra testate, bastonate e quell'atmosfera violenta che annichilisce. E non a caso questa città-municipio, con il mare pulito e la paura, la voglia di riscatto e la quadrupla vergogna chiamata Fasciani-Triassi-Spada-Casamonica, è stata il set prima del film e poi della serie Suburra su Netflix. Ostia, proprio lei, quella delle grandi ascese e delle terribili cadute, e sono le prime a descriverla per ciò che sempre e per sempre sarebbe dovuta essere. Un perla.
Come lo è stata al tempo - il mito fascista di Ostia, la prosecuzione sul mare della Capitale dell'Impero - in cui il 24 aprile del 1932, un giorno di vento, si conobbero, sulla Via del Mare, Mussolini e Claretta. L'Alfa Romeo guidata dal Duce sorpassa l'auto della famiglia Petacci, lei riconosce Benito, ordina all'autista di inseguire l'Alfa. Mussolini scende dall'auto, parla per la prima volta con Claretta e lei avrebbe raccontato: «Sublime meraviglioso istante. Un sorriso di sole, in una raffica impetuosa di libeccio».

FELLINI
Fu una delizia, ed è diventata una croce questa immensità da quasi 250mila abitanti. E c'è chi ricorda quando arrivarono i baraccati di Trastevere nelle case costruite per loro da Armellini e chi rimpiange i fasti degli anni 50 e 60. Quando Ostia era bellissima e cominciò ad attrezzarsi di stabilimenti per un buon turismo di massa, di locali invitanti, di tutto ciò che la rese meta dei divi del cinema. Fellini impazziva per lei. E' luogo di capovolgimenti. Basti prendere l'idroscalo. Lì rientrarono Italo Balbo e i suoi trasvolatori atlantici, accolti da Duce. E lì sarebbe stato trovato, i 2 novembre del 75, il cadavere di Pier Paolo Pasolini. Con gli anni 70 malavita, degrado, racket e brutture cominciano a prendersi il paesaggio. E quel film stupendo, nella sua crudezza impastata di disperazione e di eroina, «Amore tossico» di Claudio Caligari, sarà del 1983. Ed è un timbro, come lo sarebbe stato anche l'ultima opera di Caligari, «Non essere cattivo», su come Ostia soffre e fa soffrire.
I 70 sono gli anni dell'inferno. La splendida pineta comincia a diventare il «mattatoio della mala», visto che i bravi ragazzi della Magliana si facevano un punto d'onore di bruciare i cadaveri dei morti ammazzati tra le boscaglie e le piante d'alto fusto. Le esecuzioni, le attività di racket ed usura con l'arrivo degli Spada, gli intrecci mafiosi, gli affari di droga - facilitati dal mare e dalla vicinanza con l'aeroporto di Fiumicino - hanno fatto di questa città-municipio uno snodo cruciale. Il super boss Pasquale Cuntrera, siciliano di Siculiana, al centro di Ostia aveva vissuto indisturbato per anni, prima di essere arrestato in Venezuela nel 1993.

IL TRAMPOLINO
Eccoci appunto agli anni 90. Quelli del tentato riscatto. Per una popolazione che ha il diritto di vivere bene, ma le è stato negato fino agli scandali dei poteri marci che hanno travolto l'ultima giunta Pd nel 2015, portato in carcere il mini-sindaco Tassone e poi il commissariamento. Ma nei primi 90, ai tempi della giunta Rutelli, si cercò di scrollare di dosso ad Ostia l'appellativo di «borgata pasoliniana». Il rilancio turistico, la cura anti-degrado, una vita notturna attraente, si tenta, si prova, si restituisce una dimensione di vivibilità a una parte di Roma fino ad allora sciupata ed abbandonata. Si consorziano gli operatori balneari, sorgono pub e luoghi di normale socialità. Si restaura il celebre trampolino del Kursaal che fu opera dell'architetto Nervi. Partono i lavori per il porto di Ostia. Si rivaleggia con Fregene. E ci si inizia a preoccupare. Ostia è diventata attrattiva, anche per i peggiori. Ha tutto per spiccare il salto ma la vogliono spogliare e la spolpano, con terribile determinazione. La mala politica e la malavita diventano un grumo. Tutto è permeabile, tranne il senso di disgusto della maggioranza dei cittadini. E si spera che il loro, stavolta, sarà il voto che faccia schizzare in alto il pendolo.
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