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Intervista al sindaco di Roma Virginia Raggi: «Rischio aumento per la Tari. Nuovo impianto per Roma»

Intervista al sindaco di Roma Virginia Raggi: «Rischio aumento per la Tari. Nuovo impianto per Roma»
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 12 Dicembre 2018, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 12:52

«Giornata un po' impegnativa...», dice appena entra nel salottino accanto al suo studio in Campidoglio. E le prossime, par di capire, lo saranno altrettanto, eppure Virginia Raggi non ha l'aria spaventata, nonostante lo spettro di un'emergenza rifiuti sotto Natale abbia preso a vorticare, insieme al nuvolone nero del Salario, sopra ai tetti di Roma. «Ne usciremo, faremo squadra, con il ministro Costa, con la prefettura e con la Regione Lazio, che ringrazio. Ci siamo mossi subito per trovare soluzioni concrete per le 800 tonnellate al giorno che fino a ieri andavano in questo Tmb».

Tmb odiatissimo da chi ci abitava intorno, per il tanfo nauseante...
«Avevamo detto di chiuderlo entro la fine del mandato, questa vicenda anticipa i tempi».

Ci è voluto un incendio.
«Non riaprirà più. Lì realizzeremo un impianto di riciclo creativo, un luogo dove le persone possono portare oggetti che non usano e che avranno vita nuova. Potrà essere anche un luogo di aggregazione, in Francia li chiamano repair cafè».
 



Il Pd aveva promesso di chiuderlo nel 2015, voi nella campagna elettorale del 2016. Perché ci è voluto tanto?
«Avevo detto entro fine mandato o se possibile pure prima. Entro il 2020 non avrebbe comportato costi: le tonnellate di indifferenziato che oggi vengono portate lì non ci sarebbero più state, perché sarebbe salita progressivamente la differenziata. Ora invece dei costi potrebbero esserci».

Di che cifra stiamo parlando?
«Dipende dalle tariffe che ci chiederanno gli impianti fuori Roma».

Un costo imprevisto. C'è il rischio che aumenti la Tari a Roma?
«Sì, c'è questa possibilità, molto onestamente va detto: potremmo essere costretti, se qualcuno ora si approfitterà della necessità di Roma dopo l'incendio. Ovviamente cercheremo di scongiurarlo o contenerlo al massimo, l'aumento».

La tariffa dei rifiuti, qui a Roma, è già tra le più alte d'Italia.
«Per questo ho già sensibilizzato la Prefettura e il ministero, spero che vigilino per evitare speculazioni».

Ora dove andranno i rifiuti dell'ex Tmb?
«So che l'Ama, attraverso la Regione Lazio, ha già avviato trattative, in primis con l'Abruzzo».

La Lega è subito tornata ad attaccare la gestione di Roma.
«La Lega dovrebbe smettere di fare campagna elettorale permanente. Se vogliono aiutare la Capitale votino con il M5S gli emendamenti per i fondi che ripresenteremo al Senato. Le polemiche non aiutano i romani».
Il suo ragionamento è: in due anni la differenziata galopperà e nel 2021 non ci sarà bisogno di un Tmb come il Salario per l'indifferenziato. E nel frattempo? In questi due anni che si fa? Ne aprirete un altro?
«Ma per aprirne un altro ci vuole molto più di due anni, tra progettazioni e autorizzazioni».

E quindi?
«L'Ama sta accelerando al massimo con la raccolta differenziata, sta spingendo molto sul porta a porta».

Oggi a che percentuale è la differenziata a Roma?
«Al 45%».

Nel 2016 era al 42%. Per non avere problemi, secondo la sua giunta, bisognerebbe raggiungere il 70% entro il 2021. Come si fa a colmare un gap di oltre 25 punti in così poco tempo? Il ritmo di questi anni non lascia ben sperare.
«Ci arriveremo, lavorando pancia a terra, spiegando ai cittadini che l'obiettivo non è solo quello alto, di inquinare di meno il mondo, ma anche quello più materiale: meno inquini, meno paghi. La tariffa puntuale».

Quando partirà?
«Dobbiamo terminare il censimento delle utenze non domestiche, ne abbiamo scoperte oltre 60mila fantasma. Si potrebbe cominciare da loro».

Quando?
«Appena terminato il censimento».

Perché tante capitali hanno inceneritori e Roma no?
«Perché sono stati costruiti anni fa, quando erano all'avanguardia. Ora sono impianti obsoleti. Noi guardiamo al futuro, la migliore soluzione sul mercato sono le tecnologie di ultima generazione in grado di separare i materiali dell'indifferenziato, a volte anche solo dal colore, con lettori ottici o laser».

Nascerà allora un impianto di questo tipo a Roma, per l'indifferenziato?
«Sì».

Dove?
«Una volta individuati i siti adeguati, si partirà con le autorizzazioni».

Aprirà quindi dopo la fine del suo mandato?
«I tempi non sono brevi, ma gli impianti saranno utili, non solo oggi, ma in futuro».
Intanto, per due anni, si continuerà a mandare l'immondizia del Salario fuori città?
«Sì. Ma lavoriamo per diminuire la produzione dei rifiuti».

Che però a Roma è aumentata, nel 2018.
«Sì, sta avvenendo in tutta Italia, in controtendenza rispetto agli ultimi sei anni di crisi economica».
Come si convince ad accettare un nuovo impianto chi abita nei paraggi? Ci saranno sgravi?
«Ci saranno sicuramente compensazioni, anche sgravi, sì, ma la chiave è la tariffa puntuale».

I pm non escludono il dolo. Teme un sabotaggio ai vostri danni?
«Lo diranno le indagini».
Nel Lazio c'è bisogno di un commissario per i rifiuti?
«Stiamo lavorando tutti insieme per trovare soluzioni concrete: ho molto apprezzato la collaborazione della Regione».

Lei ha annunciato la «fase 2» dopo l'assoluzione, ci sarà un rimpasto. Lascerà l'assessore all'Ambiente, Montanari, fedelissima di Beppe Grillo?
«Pensiamo a lavorare».

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