Terremoto, Legnini: «Col nuovo dipartimento ricostruzione più rapida»

Il commissario: «Il varo di questa struttura consentirà di recuperare il tempo perduto»

Terremoto, Legnini: «Col nuovo dipartimento ricostruzione più rapida»
di Michele Di Branco
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Sabato 22 Gennaio 2022, 09:14 - Ultimo aggiornamento: 09:16

«Dobbiamo dimezzare i tempi di avvio della macchina organizzativa post-terremoto offrendo al Paese uno strumento che non c'è mai stato». Il commissario straordinario alla Ricostruzione Giovanni Legnini è convinto che l'ok del governo al disegno di legge delega per l'adozione di un Codice della ricostruzione, con la possibile creazione di un apposito Dipartimento, sia un passaggio storico per l'Italia.

Commissario Legnini, qual è il suo giudizio sull'iniziativa di Palazzo Chigi?
«Si tratta di una decisione molto importante perché finalmente si prefigura un quadro organico dei principi e delle norme che devono sovraintendere ai processi di ricostruzione. Ogni volta che si verifica un evento sismico viene emanata una disciplina speciale, con modelli e procedimenti differenti tra loro. È sempre accaduto purtroppo, dal Belice all'Irpinia, fino ai giorni nostri. Un codice con la nascita di un Dipartimento delegato alle ricostruzioni presso Palazzo Chigi può preservarci dai ritardi e dalle lentezze che caratterizzano i processi di ricostruzione».

Di quanto potranno ridursi i tempi per le ricostruzioni?
«E' un fatto che la ricostruzione pesante, quella più impegnativa, prima di 3-4 anni non decolla e questo accade perché ogni volta si è costretti a istituire uffici speciali, a reclutare personale e a formarlo, a sperimentare le procedure e a definire il quadro di programmazione. Questi tempi di avvio saranno abbattuti drasticamente».

Non teme che una struttura centralizzata possa creare problemi di coordinamento?
«Non vedo rischi. Questo percorso di riforma è stato condiviso con il Capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, dal Capo Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande. La ripartizione delle funzioni è chiara. Dopo un evento sismico la Protezione civile presta la prima assistenza e gestisce la fase di emergenza, per poi passare la mano alle strutture preposte alla ricostruzione, compresi gli enti locali».

Qual è il bilancio dell'attività di ricostruzione nell'Italia centrale?
«È difficile dare un giudizio senza tenere conto delle difficoltà iniziali: 138 Comuni nel cratere, oltre 300 fuori, 80mila edifici danneggiati, 8 mila opere pubbliche da ripristinare e 3 mila chiese da recuperare. Se il ritmo della ricostruzione fosse quello del 2021, anno in cui sono stati finanziati circa 5.200 cantieri, sarebbe un ritmo soddisfacente».

Quali sono i centri più in ritardo nell'opera di ricostruzione delle strutture e degli edifici?
«Quelli più danneggiati, come Amatrice, Norcia, Accumoli e Arquata ed altri, ma ovunque siamo chiamati ad un lavoro enorme, complicato da una difficoltà imprevista. Negli ultimi mesi si è determinata una saturazione del mercato dell'edilizia perché i professionisti sono impegnati sul Superbonus 110 per cento, perché i costi dei materiali sono esplosi e perché c'è scarsità di imprese».

Intanto il governo ha sospeso, per tutto il 2022, i mutui a carico dei proprietari delle case rese inagibili dal sisma.
«Sono molto contento: sarebbe stato insostenibile il pagamento delle rate per cittadini e imprese che soffrono. Si tratta di persone che da cinque anni non hanno la disponibilità del proprio immobile, del proprio luogo».

Nel Pnrr figurano 1,8 miliardi per le aree sisma 2009 e 2016. Come saranno impiegati?
«Ci sono due macro-obiettivi. Il primo, da oltre un miliardo, riguarda rigenerazione urbana, infrastrutture, energie rinnovabili e transizione digitale. Abbiamo già individuato 840 progetti che sono stati finanziati e gli enti locali possono partire. Il secondo, da 700 milioni, è destinato agli investimenti produttivi delle imprese e a cinque grandi centri di ricerca e alta formazione».

Oltre alla ricostruzione c'è il tema della prevenzione sul quale l'Italia è storicamente in ritardo. Come si può invertire la rotta?
«Il codice della ricostruzione interviene anche su questo. L'obiettivo è fare prevenzione mentre si ricostruisce, ed è ciò che abbiamo cominciato a fare nel Centro Italia ponendo la massima attenzione alla sicurezza degli edifici e del territorio».
 

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