Rieti, stalking a un’intera famiglia: condannato

Tribunale (Archivio)
di Renato Retini
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Mercoledì 7 Aprile 2021, 00:10

RIETI - Uno stalking condominiale, questo è stato per il tribunale il comportamento tenuto per lungo tempo da un uomo di 72 anni, nei confronti di un’intera famiglia, i cui componenti sono stati ripetutamente molestati e offesi. Per questo, è stato condannato a otto mesi di reclusione e a risarcire, con una provvisionale di mille euro a testa, le quattro parti civili (marito, moglie e due figlie, assistite dagli avvocati Gianluca Ludovici e Cristiano Euforbio), nonché oltre 7mila euro di spese processuali, con il beneficio della sospensione condizionale della pena, disposto dal tribunale, condizionato all’effettivo pagamento della somma entro 4 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. Unica attenuante riconosciuta dal giudice monocratico, Carlo Sabatini, è stato il comportamento processuale dell’imputato, che non si è sottratto all’esame delle parti in aula.

La vicenda
Gli atti persecutori sono stati dettagliatamente ricostruiti nelle varie udienze, dai primi insulti ricevuti dalle vittime a partire da agosto 2013 e fino a maggio 2014, accompagnati poi da una serie di comportamenti ostili sfociati in vere e proprie provocazioni. Teatro della vicenda è il Leonessano, dove vivono i protagonisti della storia, e tutto risalirebbe a contrasti di natura personale tra lo stalker e i componenti della famiglia presi di mira. Tutta colpa, sembra, di un invito a pranzo accettato dalle vittime a casa di un rivale dell’imputato, un gesto mal digerito e mai perdonato, al punto da scatenare gli impulsi del 72enne che ha cominciato ad accanirsi contro la famiglia. Tra gli episodi denunciati e richiamati nel capo di imputazione, ce ne sono alcuni dove l’uomo, senza troppi complimenti, incontrando le due sorelle le apostrofava con offese del tipo «bastarde», «morte di fame», «m...lle», «pidocchiose», accompagnando le parole con altri comportamenti, quale quello di aizzare i propri cani contro le ragazze o lasciando l’auto nel vialetto comune per ostruire l’uscita delle macchine delle vittime quando dovevano andare a lavorare. Identica razione di insulti veniva riservata al capo famiglia e alla moglie, quest’ultima costretta anche a rivolgersi al Pronto soccorso perché le aggressioni verbali le procuravano sbalzi di pressione. Neppure erano state sufficienti le querele presentate ai carabinieri per convincere l’anziano a più miti consigli: gli atti persecutori erano continuati e il rinvio a giudizio, dopo le indagini della procura, era stato inevitabile. Al processo, durato quasi quattro anni e con diversi rinvii, che hanno portato anche alla sospensione dei termini di prescrizione, sono sfilati testimoni che sostanzialmente, con diverse sfumature, hanno confermato i comportamenti contestati all’imputato.

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