PAPA FRANCESCO

Juan Carlos Cruz, gay cileno e vittima di pedofilia: «Il Papa mi ha detto: "Dio ti ha fatto così e ti ama"»

Lunedì 21 Maggio 2018 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – «Qualcosa che ricorderò sempre dell’incontro avuto in Vaticano con Papa Francesco è l’avere sperimentato personalmente la famosa frase: Chi sono io per giudicare». Il cileno Juan Carlos Cruz, omosessuale dichiarato, sopravvissuto da bambino alle violenze di un prete pedofilo parla del colloquio avuto in Vaticano con Papa Francesco usando parole di grande riconoscenza per l’essersi sentito accettato e mai discriminato.

«Mi sono sentito pienamente accolto e spero che molti capiscano che nessuno è escluso o dovrebbe essere escluso, mai». Al quotidiano inglese The Guardian, Carlos, Cruz spiega che Francesco ha avuto con lui e con le altre vittime un atteggiamento paterno, dicendogli che è stato Dio a crearlo cosi’ e che lo ama  così com’è. Juan Carlos Cruz fu abusato quando era bambino da un parroco molto famoso in Cile, Fernando Karadima. Oggi questo prete ha 87 anni e vive in un pensionato. La Chiesa non lo ha mai ridotto allo stato laicale. Il caso della pedofilia in Cile è stato scoperchiato proprio dalle vittime di Karadima, fino alla convocazione a Roma di tutto l’episcopato cileno. «Il Papa mi ha detto ’Juan Carlos, il  fatto che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto in questo  modo e ti ama in questo modo e a me non interessa. Il Papa ti  ama come sei. Devi essere felice di chi tu sia».

La frase del Papa citata dalla vittima cilena - Chi sono io per giudicare - fa riferimento ad una intervista che Bergoglio diede ai giornalisti mentre tornava da un viaggio in America Latina, cinque anni fa. Rispondendo ad una domanda sulla presenza in Vaticano di una lobby gay, il pontefice spiegò che «in Vaticano non è che ci sia scritto sulle carte d’identità e comunque, semmai, il problema sono le lobby di qualunque genere, non le tendenze: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».

«Si scrive tanto della lobby gay - disse il pontefice - Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby...questo è il problema più grave».

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 14:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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