Strage sulle Alpi, 6 alpinisti morti assiderati, 5 sono italiani: chi sono le vittime

Alpi svizzere (foto d'archivio)
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Lunedì 30 Aprile 2018, 17:39 - Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 08:16

Sale a sei il numero delle vittime della più pesante tragedia sull'Alta via Chamonix-Zermatt aperta cento anni fa e ogni anno affrontata da decine di migliaia di scialpinisti. Il totale delle vittime sulle Alpi nel ponte del Primo Maggio ammonta così a 14.

L'Alta via
Cinque delle sei vittime sull'Alta Via sono italiane. Del gruppo di 14 persone (italiani, francesi e tedeschi) impegnato nella traversata Chamonix-Zermatt e bloccato su un pendio nella zona di Pigna d'Arolla da una bufera di neve sono morti l'esperta guida Mario Castiglioni, 59 anni, di Como, residente in Svizzera e la moglie bulgara  Kalina Damyanova, 52 anni, anch'ella guida, che insieme al marito stava portando i clienti verso il rifugio Des Vignettes nella penultima tappa delle sei del percorso. Gli altri morti sono  gli escursionisti esperti di Bolzano, Elisabetta PaolucciMarcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie, e Andrea Grigioni, 45 anni, di Lurate Caccivio (Como), infermiere in Svizzera.

Sono tutti deceduti di "morte bianca" in ospedale in Svizzera per le conseguenze dell'assideramento patito nella notte trascorsa a 3.200 metri di quota ad eccezione di Castiglioni, morto scivolando sul ghiaccio mentre cercava di raggiungere il rifugio per allertare i soccorsi. Un'azione coraggiosa ma che si è rivelata fatale: l'esperta guida doveva aver capito che la struttura era distante in linea d'aria meno di 500 metri, ma nel buio non è riuscito a completare il tragitto. La visibilità, per colpa della tormenta (il fenomeno del whiteout), era nulla. A dare l'allarme è così stato, alle prime luci dell'alba, il riccionese Tommaso Piccioli che insieme a un'escursionista tedesca ha urlato 
Help a due scialpinisti che a loro volta hanno allertato i gestori del rifugio.

Ricoverati in ospedale in gravissime condizioni restano un'italiana di 43 anni, uno svizzero di 72anni e una francese di 56.​

Gli errori

«Era una gita difficile non da fare in una giornata dove alle 10 sarebbe iniziato il brutto tempo non era neanche da pensarci». Tommaso Piccioli, l'architetto sopravvissuto all'escursione da Chamonix a Zermatt in cui sono morti almeno sei suoi compagni di escursioni racconta di come è riuscito a sopravvivere.


«Ogni tanto - ha detto al TG3 - mi veniva la voglia di lasciarmi andare, ma dopo pensavo a mia moglie». Così ha resistito. Tutta la notte. Il suo è il racconto di un concatenarsi di errori. «Abbiamo sbagliato strada e ci siamo trovati nella bufera, un inferno che non dimentichero mai». «Ci siamo persi quattro o cinque volte - ha detto -. Ho portato avanti il gruppo io perché ero l'unico ad avere un gps funzionante fino a che siamo arrivati a un punto in cui non si poteva più procedere perché con quella visibilità non era possibile». Una catena di errori, continuata anche quando è venuto il buio. «È arrivata la notte. Ci siamo fermati in una sella e anche quello è stato un errore perché non ci si ferma nelle selle quando c'è il vento. Devi fermarti in un punto riparato e scavare un buco». «Ho cercato di non addormentarmi e ci sono riuscito, tutto lì - ha minimizzato - perché in quelle situazioni se ti addormenti sei finito: l'ipotermia ti prende e ti uccide. Bisogna muoversi, muoversi, respirare e solo pensare di non morire. Ogni tanto mi veniva la voglia di lasciarmi morire, dopo pensavo a mia moglie» «Eravamo tutti italiani tranne tre. Non sapevamo che la gita fosse lunga e impegnativa perché non ce l'aveva detto. Io sapevo già che sarebbero morti quasi tutti, comunque - conclude - più della metà».




La bufera, con raffiche di vento fino a 100 kmh e nebbia fitta, aveva sorpreso il gruppo di Castiglioni a breve distanza dall'arrivo nella penultima delle sei tappe dell'alta via. Maltempo che seguiva giorni di tempo magnifico e che sarebbe stato segnalato dai bollettini.
  

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Mario Castiglioni guidava insieme alla moglie uno dei gruppi di alpinisti intrappolati dal gelo. La conferma è giunta a Como, dove vivono i suoi tre figli. Castiglioni, nato a Como, da qualche anno si era trasferito in Svizzera, in Canton Ticino, con la moglie di origine bulgara e con lei aveva aperto un'agenzia che organizzava escursioni in montagna. Sul sito c'è ancora l'offerta della traversata dal 26 aprile al 1° maggio. Castiglioni era fra le guide più esperte e affidabile delle Alpi: aveva compiuto, per se stesso e come guida, centinaia di scalate ed escursioni in tutto il mondo e aveva anche raggiunto la cima di due ottomila, il Manaslu e il Cho-Oyu. Un leader preparato che contava su clienti che lo seguivano da anni. 
 

 


Le altre cinque vittime della giornata di lunedì si sono registrati nella valle di Chamonix in Francia (due scialpinisti francesi), sulle Alpi Bernesi (due scalatori svizzeri) e sul Monte Rosa (un'escursionista russa il cui corpo deve ancora essere recuperato).

IL DRAMMA SULLA CHAMONIX-ZERMATT
I soccorritori, che hanno impiegato sette elicotteri, hanno trovato il gruppo su un pendio ghiacciato: L'operazione di salvataggio è partita dopo un allarme lanciato verso le 6.30. Gli escursionisti sono stati soccorsi a meno di mezzo chilometro, in linea d'aria, dal rifugio. Una distanza breve, ma che comunque rendeva impossibile per i gestori del rifugio sentire eventuali urla degli scialpinisti.  Verso le 12.30 di lunedì tutti gli alpinisti sono arrivati negli ospedali del Canton Vallese, Berna e Losanna. La polizia ha istituito una linea di assistenza per stabilire contatti con le famiglie.
Mobilitata l'ambasciata d'Italia a Berna. 

Le autorità elvetiche hanno contattato l'agenzia svizzera di itinerari alpinistici Mlg Mountain Guide, quella di Mario Castiglioni, che per questi giorni ha organizzato la traversata nella zona, per acquisire l'elenco dei partecipanti. Il gruppo era condotto dalla guida alpina poi deceduta e dalla moglie bulgara Kalina Damyanova, guida escursionistica. Il loro programma prevedeva per la giornata di ieri, la quarta delle sei in calendario, il tratto tra i rifugi Des Dix e Des Vignettes.


Gli alpinisti che stavano affrontando l'Haute Route Chamonix-Zermatt  erano divisi in due formazioni: una contava dieci persone e l'altra quattro. Erano tutti bene attrezzati, ma non per passare la notte all'aperto con il termometro che è sceso fino a meno 5.  Non è tuttavia impossibile superare in questa stagione una notte in quota se si è in gruppo e si è vestiti adeguatamente, ma bisogna organizzarsi con lucidità scavando ripari, restando vicini e massaggiandosi a vicenda, muovendosi quando gli arti si intorpidiscono. Decisivo il ruolo di un leader che sproni a resistere e che aiuti i più deboli.   

La Haute Route Chamonix-Zermat è considerata la regina delle traversate delle Alpi, è stata tracciato un secolo fa e attira ogni anno decine di migliaia di escursionisti soprattutto quando le ore di luce aumentano, L'eccezionale innevamento di questo inverno ha reso poi questa traversata ancora più attraente.



Il video del percorso.



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Quattordici vittime in due giorni
In meno di 72 ore, complici le pessime condizioni meteo su tutto l'arco alpino e una tempesta di neve e vento che si è abbattuta in quota, sono morte 14 persone e almeno altri dieci sono restate ferite, alcune in modo grave.

Oltre alla tragedia sull'Alta via Chamonix-Zermatt, un altro dramma si è consumato in Veneto dove due giovani ed esperti scialpinisti del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi sono morti sull'Antelao. Enrico Frescura e Alessandro Marengon stavano affrontando la parte conclusiva del Canale Oppel, quando sono scivolati entrambi, fermandosi alcune centinaia di metri più in basso. A dare l'allarme sono stati altri tre alpinisti che stavano risalendo il canale ma i soccorritori non hanno potuto far altro che recuperare i corpi. Ma il lungo elenco di vittime non si ferma qui.

Tre sono i francesi morti. Si tratta di un uomo di 49 anni travolto da una valanga che si è staccata mentre stava affrontando la salita del Feechopf, 3.888 metri sempre nel Canton Vallese - assieme alla sua compagna di scalata, che è rimasta ferita - e di due scialpinisti, un 35enne di Annecy recuperato sull'Aiguille Verte, e un altro 35enne travolto da una valanga sul versante Est dell'Aiguille du Midi, nei pressi del ghiacciaio Rond. Morta anche un'escursionista russa che si era avventurata con le ciaspole e si è smarrita a 4.200 metri, sul versante sud del monte Rosa e, infine, due giovani alpinisti svizzeri di 21 e 22 anni, trovati senza vita sulle Alpi bernesi, nella zona del monte Monch, a 4.105 metri. Secondo quanto riferito dalla polizia cantonale di Berna, non sono sopravvissuti alle basse temperature e allo sfinimento.

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