Spagna, arriva "Podemos": a Madrid e Barcellona due donne "indignate" sindaco

Spagna, arriva "Podemos": a Madrid e Barcellona due donne "indignate" sindaco
3 Minuti di Lettura
Sabato 13 Giugno 2015, 20:24 - Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 07:55

Con l'obiettivo di conquistare il governo del paese dopo il terremoto provocato alle comunali del 24 maggio Podemos oggi ha già messo le mani su quattro delle cinque più grandi città della Spagna: Madrid, Barcellona, Valencia, con il movimento anticorruzione Comrpomis, e Saragozza.

Nella capitale è stata eletta sindaco l'ex-giudice Manuela Carmena, 71 anni, a Barcellona l'icona del movimento indignado anti-sfratti Ada Colau, 41 anni, primo sindaco donna della metropoli catalana dopo 119 uomini. Le due nuove "donne forti" della politica spagnola governeranno le due città più popolose (3,1 milioni di abitanti Madrid, 1,6 Barcellona) ma anche più importanti politicamente ed economicamente. Hanno annunciato che si taglieranno lo stipendio, una politica della città 'a volto umanò, investimenti per decine di milioni di euro in politiche sociali per chi ha più sofferto per la crisi, il blocco degli sfratti, la sospensione di progetti di investimenti urbani miliardari, lo stop alla privatizzazione dei servizi urbani, tolleranza zero contro la corruzione.

Colau a Barcellona vuole fermare l'invasione del turismo di massa, che ha provocato la rivolta di alcuni quartieri della capitale catalana. Carmena a Madrid ha annunciato che verranno controllati e riesaminati contratti e debito (4,5 miliardi) ereditati dalla giunta Pp. L'ex-magistrato e l'icona indignada sono state elette grazie in particolare all'appoggio del partito socialista, che resterà fuori dal governo comunale. Oltre a Madrid, Barcellona, Valencia (sindaco Joan Ribò di Compromis) e Saragozza, hanno ora sindaci targati Podemos - che hanno giurato in jeans e scarpe da tennis - anche a Cadice e La Coruna. Gli accordi locali fra Podemos e Psoe, hanno permesso ai socialisti di conquistare i sindaci di 26 capitali provinciali contro gli otto che aveva prima. Il Partitdo Popular del premier Mariano Rajoy, benchè primo in voti alle amministrative con il 27% (ma con una emorragia di 2,5 milioni di elettori) davanti al Psoe con il 25%, è il grande perdente. Conserva solo 20 delle 34 capitali provinciali che governava, perde Madrid e Valencia, suoi bastioni da 24 anni, ma anche Siviglia (700mila abitanti), che torna a guida socialista.

Salva di misura grazie a Ciudadanos - l'altra formazione 'anti-castà emersa con il voto amministrativo - Malaga (600mila abitanti), ora la città più grande a guida Pp. Già nella notte del 24 aprile il leader di Podemos Pablo Iglesias aveva annunciato una «rivoluzione democratica» in marcia in Spagna lanciando la sfida per il potere nazionale a Rajoy in vista delle politiche che si terranno a fine anno. Dopo Syriza in Grecia, Podemos punta alla guida del governo in Spagna. Il successo, o il fallimento, delle politiche del 'nuovò che i suoi sindaci porteranno avanti nei prossimi sei mesi soprattutto a Madrid e Barcellona peseranno sul risultato che il partito post-indignato registrerà nel voto per il governo 'verò del paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA