Londra, governo May perde pezzi. Dopo Davis lascia anche Johnson: «Il sogno della Brexit sta morendo»

Brexit, dopo Davis anche Boris Johnson si dimette dal governo May
Il governo di Theresa May continua a perdere pezzi: dopo le dimissioni del ministro per la Brexit David Davis, ha annunciato le dimissioni anche il ministro degli Esteri, Boris Johnson, in polemica (proprio come Davis) contro la svolta negoziale soft sulla Brexit della premier. Lo riferisce l'agenzia Pa. 

Il passo indietro di Davis è arrivato a sopresa nella notte. Il ministro britannico incaricato delle trattative della Brexit ha spiegato in un lettera pubblicata dalla Bbc le ragioni della sua decisione contro la linea scelta dalla May nel corso di un consiglio dei ministri venerdì scorso. Davis non ha apprezzato la nuova strategia 'soft' imposta per sbloccare la trattativa con Bruxelles. La nuova strategia della May prevede nuove intese doganali con la Ue e un'apertura all'ipotesi di un'area di libero scambio con regole comuni almeno per i beni industriali e per l'agricoltura.

May difende le nuove proposte negoziali per una Brexit più soft delineate dal suo governo. La premier - più volte contestata dall'aula- assicura che questa piattaforma garantirà l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dal mercato unico e dall'unione doganale, ma pone anche le condizioni per una nuova partnership doganale con Bruxelles, per un libero commercio sui beni industriali e agricoli e confini aperti in Irlanda.


«Il sogno della Brexit sta morendo, soffocato da dubbi inutili», sostiene Boris Johnson, nella lettera di dimissioni in cui denuncia senza giri di parole la svolta negoziale più soft imposta dalla premier e tuona: così ci avviamo ad assumere «lo status di una colonia» dell'Ue. Di fatto l'annuncio della battaglia per sfidare la linea dell'attuale primo ministro in seno al partito.

Il successore. Al ministero per la Brexit arriva un altro 'brexiteer'. È Dominic Raab, 44 anni, finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016, l'uomo scelto da Theresa May per rimpiazzare David Davis. Se il 69enne Davis era un veterano, Raab rappresenta la leva dei giovani leoni Tory. La sua scelta è interpretata come un tentativo della May di salvare - attraverso l'ennesimo mini rimpasto - la propria poltrona e i sempre più fragili equilibri interni al governo e al Partito Conservatore, diviso tra 'falchì euroscettici e 'moderati'. Davis, nella sua lettera di dimissioni diffusa nella notte e nelle dichiarazioni successive, ha esplicitamente preso le distanze dalla nuova piattaforma negoziale fissata dalla premier venerdì scorso di fronte al consiglio dei ministri, accusandola di aver «concesso troppo e troppo facilmente» a Bruxelles, senza neppure la garanzia di non dover accettare «ulteriori concessioni». Si è inoltre detto convinto che il rispetto della promessa di portare la Gran Bretagna fuori dal mercato unico e dall'unione doganale - oltre che dall'Ue - sia «sempre meno probabile», pur aggiungendo di «sperare» di sbagliarsi, ribadendo la sua lealtà al governo e negando di voler sfidare la leadership di May nel partito. La premier da parte sua ha risposto ringraziando il ministro uscente e rendendogli omaggio per il lavoro svolto, ma dichiarandosi «in disaccordo con la sua caratterizzazione» della nuova linea negoziale britannica. Una linea che al contrario, secondo la premier, conferma l'impegno per l'uscita del Regno dall'Ue «dal 29 marzo 2019» e anche quello di «lasciare il mercato unico e l'unione doganale, ma puntando a una nuova partnership speciale» con i 27.
Lunedì 9 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12-07-2018 00:18

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5 di 19 commenti presenti
2018-07-12 14:26:04
Ma quale sogno!. Johnson è mai andato nelle Midlands a sentire cosa ne pensa ORA la working class della Brexit? E' mai andato a Canary Wharf a sentire che cosa ne pensano ORA della Brexit i white collars?
2018-07-11 08:26:18
Sull'argomento ci sarebbe da scrivere un libro. Un mattone. Tanto per cominciare, entrambe le campagne referndarie (pro si e pro no) hanno sparato una valanga di ####ate, facendo leva sull'ignoranza e sugli ancestrali sentimenti anti-stranieri che caratterizzano tutte le aree che non sono megalopoli (eh si', gli inglesi, forti del loro splendido isolamento, tendono ad avere difficolta' ad accettare chi e' "straniero", anche se loro connazionale ma proveniente dal lato sbagliato della strada). Cio' detto, la caprata piu' incredibile che sono riusciti a fare e' stata il presentarsi al tavolo delle trattative TOTALMENTE IMPREPARATI, e cio' credo sia stato causato dal loro senso innato di superiorita'. E proprio questo sara' la causa della rovinosa caduta del Regno.
2018-07-10 14:03:03
il si ha vinto solo per un 2%.. quantificando quanti milioni di persone in + hanno votato per brexit? Alle persone non interessa nulla di come gira il mondo, fanno i conti con le loro tasche, la loro condizione e se in molti hanno votato brexit ci sarà un motivo. I greci avevano provato a mettersi contro l europa/euro, fallendo e subendo. Gli inglesi hanno provato e probabilmente anche in questo caso è una sconfitta( la penale da pagare all europa e i vari ricatti/minacce per accedere al mercato unico). L'europa/euro cosi come sono, se non cambiano, falliranno da sole bisogna solo aspettare.
2018-07-10 15:57:49
4% (52% contro 48%), circa 1,300,000 elettori che sono abbastanza se si accetta l'istituto del referendum. Non capisco bene gli accenni sui ricatti/minacce per accedere al mercato comune. Se vuoi uscire da un club non puoi pretendere di avere un trattamento migliore di chi e' ancora membro di quel club.Punto. E' cosi ovvio che sentire gente che parla ancora di ricatti fa veramente cascare le braccia.
2018-07-10 07:00:00
Lo sbaglio iniziale è stato dell'Europa che ha accettato che l'Inghilterra mantenesse la Sterlina. Altro sbaglio questa volta dell'Inghilterra è stato di indire un referendum su un argomento tanto complicato e dove i vari Salvini inglesi non hanno spiegato bene quali potevano essere i risvolti negativi dell'uscita dalla UE. E' stato come quì da noi dove i teorizzatori dell'uscita dalla UE e dall'Euro semplicemente dicono che ci riappropriamo della nostra indipendenza e della nostra liretta ma non ci spiegano completamente quali sarebbero i risvolti negativi. Per far rinsavire tutti inglesi ed italiani compresi ci vorrà un'altra crisi più forte di quella che ci stavamo lasciando alle spalle e forse per uscirne con le ossa meno rotte si farà la Federazione europea: forse ci stiamo andando con la guerra dei dazi scatenata dagli USA che sperano di mettere tutti cinesi compresi o almeno quasi tutti sotto il suo ombrello
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