Shalabayeva, sotto torchio i funzionari della Questura sui presunti passaggi di documenti

Alma Shalabayeva
di Sara Menafra
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Giovedì 14 Novembre 2013, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 13:01

L’inchiesta della procura di Roma sul caso Shalabayeva punta ora su tutti i passaggi che hanno portato all’espulsione della moglie del dissidente politico e banchiere Mukhtar Ablyazov. A cominciare da quello che potrebbero sapere i funzionari che ebbero un ruolo anche meramente burocratico nelle procedure che dal blitz che doveva portare all’arresto di Ablyazov (ricercato in Russia oltre che in Kazakistan ma pure rifugiato politico in Gran Bretagna) hanno invece avuto come epilogo l’espulsione di Alma.

GLI INTERROGATORI Per questo in questi giorni sono stati convocati in procura i funzionari che hanno gestito il procedimento, in particolare dal punto di vista burocratico, sia in Questura sia in Prefettura, dove è stato materialmente redatto il decreto di espulsione. Anche perché proprio su un passaggio di documenti sospetto punta la relazione del perito Fabio Pisterzi incaricato dall’avvocato di parte Astolfo Di Amato che sostiene che la foto contenuta nel certificato di espatrio della figlia di Alma, Alua, è stata copiata «con uno scanner» dal suo passaporto. Dunque il sospetto è che qualcuno che aveva tra le mani i documenti acquisiti durante il blitz li abbiano passati agli uomini dell’ambasciata che hanno usato la foto della bambina per produrre un documento «per il rimpatrio» che avrebbe invece dovuto basarsi sugli atti provenienti dalla repubblica centrasiatica.

LA PERIZIA La perizia evidenzia cinque punti fondamentali: «Le due foto sono identiche e, quindi, derivano dal medesimo scatto; è possibile ottenere, utilizzando uno scanner, una perfetta copia digitale di una foto cartacea apposta su un documento di identità; è possibile ripulire la copia digitale di una foto dagli elementi sovraimpressi, quali timbri, apposti sull’originale; la foto presente sul certificato di ritorno della Repubblica del Kazakhstan della minore Alua Ablyazova presenta una parte che potrebbe essere stata oggetto di manipolazione; la predetta fotografia è stata ritagliata in modo da non contenere la parte del vestito, in basso a sinistra, sulla quale nella fotografia del passaporto è apposta una parte del timbro». Alcune modifiche sono state fatte in modo grossolano, ad esempio nell’immagine del collo della bambina, lavorata con una visibile «ombra» ulteriore: «Nella foto sul certificato di ritorno - scrive il perito - una parte di colore della pelle appare uniforme in modo anomalo sotto il mento del soggetto ritratto.

Un effetto del genere può essere il risultato delle attività di pulizia dell’immagine». Si parla anche degli strumenti che sarebbero stati utilizzati. Tutti molto semplici, scrive il perito, e tratti da un programma informatico molto diffuso come Adobe Photoshop: «In pratica si procede attraverso la copiatura della parte pulita in prossimità del timbro ottenendo la sostituzione del timbro con una parte pulita dell’immagine».

LE INTERROGAZIONI Insomma un documento se non falso, visto che lo redige il Kazakistan, sicuramente redatto evitando le procedure ordinarie, grazie anche a immagini che erano in possesso degli uffici della Questura di Roma e, forse, del Viminale. «Le inquietanti novità che stano emergendo sul caso Shalabayeva impongono al ministro Alfano di riferire urgentemente alle Camere. Se fosse confermata la manomissione del passaporto della moglie del dissidente, saremmo di fronte ad un fatto grave», hanno dichiarato i senatori del Pd Andrea Marcucci e Roberto Cociancich del Pd chiedendo che il ministro venga urgentemente a riferire in Parlamento. Sulla stessa linea, la deputata Lorenza Bonaccorsi che ha presentato un’interpellanza urgente.

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