Torino, sindaco Appendino rischia il processo per falso

Martedì 5 Giugno 2018
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Un debito di cinque milioni. A tanto ammonta la cifra non iscritta nel bilancio del Comune per la quale Chiara Appendino verso un processo per falso ideologico e abuso in atti di ufficio. La sindaca di Torino ha ricevuto dalla procura cittadina un avviso di conclusione delle indagini - atto che di solito è il preludio di una richiesta di rinvio a giudizio - insieme al suo assessore ai conti di Palazzo Civico, Sergio Rolando, al suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana e a un funzionario, Paolo Lubbia.

L'INCHIESTA
Il dossier si riferisce ai cinque milioni che il Comune doveva restituire a una società chiamata Ream. Soldi che Ream aveva versato nel 2012 (all'epoca delle giunte di centrosinistra) a titolo di caparra per avere un diritto di prelazione su un'area dove bisognava costruire un centro congressi, e che, non essendo riuscita a perfezionare l'affare, aveva diritto a riavere indietro. Sul fatto che Palazzo Civico intendesse restituire il denaro non ci sono dubbi, tanto è vero che all'inizio del 2018 l'impegno è stato onorato. Le perplessità dei magistrati riguardano il modo. Si decise, infatti, di non iscrivere il debito nei bilanci 2016 e 2017 e di posticipare il tutto. Ma fu una forzatura, secondo i pm. I revisori dei conti, anche contrari a questa soluzione, denunciarono di avere subito pressioni fortissime (in seguito si dimisero). Sempre secondo gli inquirenti, per raggiungere l'obiettivo furono messe nero su bianco nei documenti (tra cui una bozza di delibera) delle circostanze non veritiere.

LA DIFESA
Obiettano le difese: è tutto in regola. È stato seguito, in base al decreto legge 118 del 2011 (modificato nel 2014), il principio della «competenza finanziaria potenziata», che permette a un ente pubblico di iscrivere un debito nell'esercizio in cui avviene l'effettivo pagamento. «Quello che colpisce - dicono gli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano - è che nel capo d'accusa si parla di violazioni di norme fatte per favorire il Comune. Sono scomparsi tutti i riferimenti alle ipotesi di avere indotto in errore la giunta e il consiglio comunale. La vicenda, quindi, assume contorni prettamente tecnici. Ed è nostra ferma convinzione che l'operato della sindaca e delle altre persone coinvolte sia stato corretto». I due legali, nelle scorse settimane, hanno portato in procura una pronuncia della Corte dei Conti che, a loro giudizio, avalla l'operato del Comune. È il secondo avviso di chiusura indagini che Appendino riceve in poche settimane. Il primo riguarda i fatti di piazza San Carlo del 3 giugno 2017, dove la sindaca è indagata per disastro, lesioni e omicidio colposo. «Se la sindaca deve essere processata per avere avvantaggiato il Comune, e non già se stessa o altri, è sulla strada giusta», sostiene il gruppo consiliare M5S Torino, che esprime «massima fiducia» nei suoi confronti.

Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 00:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA