No vax, Romeo (capogruppo Lega in Senato) tra i relatori del convegno a Roma: è polemica

Romeo, capogruppo Lega in Senato, tra i relatori del convegno no vax a Roma: è polemica
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Lunedì 3 Gennaio 2022, 19:08

Un convegno no vax organizzato in centro a Roma, proprio nei giorni in cui il governo è alle prese con la decisione di estendere il Super green pass a tutto il mondo del lavoro e sta cercando di spingere la campagna per la terza dose di vaccino per far fronte all'avanzata della variante Omicron. L'incontro, una due giorni, è iniziato oggi e proseguirà domani dove tra i relatori è prevista la presenza di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato. Con lui, secondo il programma, Pierluigi Paragone (Italexit), Lucio Malan (Fratelli d'Italia) e Alberto Zolezzi (M5s). Nell'elenco è presente anche l'europarlamentare (ex Lega) Francesca Donato, nota per le sue posizioni no vax. 

La notizia della presenza di Romeo ha scatenato le prime reazioni. Su Twitter il profilo ufficiale di Più Europa ha chiesto spiegazioni al leader leghista Matteo Salvini. «A che gioco state giocando, Matteo Salvini? Massimiliano Romeo, capogruppo Lega in Senato, parteciperà a un evento organizzato dai leader NoVax e NoPass. Ci auguriamo che la Lega prenda le distanze da Romeo e da chi, come i NoVax, rappresenta un pericolo per la nostra salute».

Il convegno No vax a Roma

«Se non fosse stata avviata questa campagna vaccinale e portata avanti con tanta determinazione come staremmo messi? Forse meglio di come stiamo adesso». È un passaggio dell'intervento di uno dei relatori del convegno «scientifico» iniziato oggi in una sala di un albergo del centro di Roma organizzato dal Coordinamento 15 ottobre, sigla della galassia no vax. Un evento nato con l'obiettivo di esporre «prove medico-scientifiche per confutare la narrativa che ci impongono da circa 2 anni». «Pandemia, invito al confronto», il titolo della due giorni a cui partecipano docenti universitari, medici ed avvocati. La sala dell'albergo, proprio davanti a Montecitorio, è gremita di persone, la maggior parte delle quali senza mascherina. 

Anestesisti, 7 pazienti su 10 in intensiva sono No vax

«Rispetto ad un anno fa è cambiato il tipo di paziente ricoverato nelle terapie intensive: 7 su 10 sono no vax, di questi la metà sono anche negazionisti, quindi non negano solo vaccino ma l'esistenza stessa del Covid e l'utilità del cure. Vi arrivano in condizioni gravissime, dopo settimane senza cure o con pseudo cure. E spesso, una volta ricoverati, rifiutano procedure salvavita. Di conseguenza, la sopravvivenza di pazienti Covid che arrivano in terapia intensiva sta diminuendo rispetto a mesi fa». Così all'ANSA, il presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione Terapia Intensiva (Siaarti) Antonino Giarratano, che aggiunge: «in passato solo i malati oncologici terminali rifiutavano le cure, ora le rifiutano persone che possono esser salvate».

 

«Non era mai capitato prima - prosegue Giarratano, direttore partimento Emergenza e Urgenza del Policlinico universitario di Palermo - di ricoverare in terapia intensiva soggetti che, sapendo che stavano andando in arresto cardiaco, rifiutassero ventilazione meccanica, emodialisi o circolazione extracorporea. Ora, in alcuni casi, rifiutano persino la flebo con gli zuccheri o l'ossigeno per via nasale, perché 'non sanno cosa ci sia dentrò». Da nord a sud, la situazione è pesante: «abbiamo un numero inferiore di ricoverati rispetto a un anno fa ma con un disagio più grave perché non sono diminuiti i ricoveri in terapia intensiva non covid, come quelli dovuti a incidenti stradali e sepsi. Tra l'altro si avvicina anche il picco influenzale». Un anno fa le cure scarseggiavano e bisognava capire come riuscire a curare tutti. Ora è il contrario: «abbiamo le intensive piene di persone che non vogliono esser curate». L'altro lato della medaglia è «un popolazione sanitaria bombardata da minacce di azioni legali, che non ce la fa più. Perché quando hai pochi minuti per intubare o ventilare un paziente, spesso devi scegliere tra sottoporgli il consenso informato o salvargli la vita». Questo, conclude Giarratano, «è aspetto totalmente nuovo che va deontologicamente e eticamente ristudiato, serve una rivalutazione normativa».

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